Topolino #3305: Il restyling inventivo

Topolino #3305: Il restyling inventivo

Su un numero tutto sommato ben congegnato tra storie e redazionali, spicca la storia d’apertura, peraltro ottimamente introdotta dalla copertina del sempre efficace Andrea Freccero.

Design o inventiva?

Durante il fuori salone, varie zone di Milano, soprattutto Brera, vengono invase da installazioni e oggetti di design che stupiscono gli occhi dei visitatori e dei curiosi. Evidentemente ispirata dall’atmosfera che si respira in città all’avvicinarsi dell’evento, Gaja Arrighini propone una storia un po’ inconsueta per Archimede Pitagorico: la sfida tra il design di un oggetto e la sua funzionalità.
Le solite matrone dell’alta società paperopolese, interessate a seguire la moda, criticano l’abile inventore paperopolese per l’aspetto delle sue invenzioni (in particolare per la ciotola ultratecnologica dell’insolitamente calmo chihuahua di una di queste simpatiche signore) e per il disordine del laboratorio. Il problema è che esattamente in quel momento è presente anche Paperone, che difende il suo inventore, ricevendo nei giorni successivi il contraccolpo della pessima pubblicità dovuta ai suoi gusti antiestetici. Così il magnate spinge Archimede a studiare i principi del design, con risultati alla lunga non soddisfacenti: l’inventore, infatti, si ritrova a riflettere sull’incompatibilità tra la sua libertà di inventiva e l’assenza di sostanza dei prodotti del design che sta realizzando.

A rendere il tutto in maniera ottimale ci pensa Nicola Tosolini, che con il suo tratto rotondo riesce a ben rappresentare la sfida “artistica” che imperversa tra Paperone e Rockerduck per le strade di Paperopoli.
Eppure i legami tra il design e l’inventiva non sono così vuoti di contenuti come si potrebbe pensare (quanto segue è un estratto da In equilibrio con stile).

Il gömböc o del perché la tartaruga si rimette in equilibrio

Nel 2005 il matematico russo Vladimir Arnold, nel suo libro Arnold’s problem, suggerì l’esistenza di particolari forme geometriche con alcune inusitate caratteristiche d’equilibrio dette mono-monostatiche. Questo suggerimento spinse Gábor Domokos e Péter Várkonyi a cercare di ottenere queste particolari forme geometriche. Il loro risultato è diventato un vero e proprio oggetto di design, il gömböc, che in ungherese vuol dire come una sfera, che però trova applicazioni funzionali in natura: il carapace delle tartarughe, infatti, è proprio una di queste (forse non troppo precise) strutture (1) .
Come vediamo nell’immagine qui sotto il carapace della tartaruga, proprio come le forme mono-monostatiche, presenta più di due punti di equilibrio, alcuni stabili e altri instabili, che permettono alla tartaruga stessa di potersi ribaltare nella giusta posizione:

Considerando quanto, secondo molti studiosi citati nel lavoro di Domokos e Várkonyi, questo genere di carapace è stato importante per tartarughe, scarafaggi e simili, si può concludere che le forme mono-monostatiche esistono in natura con un ben preciso scopo evolutivo.
Qui sotto, infine, possiamo confrontare il gömböc, la forma matematica precisa, con una tartaruga dotata di carapace, apprezzando come nel caso specifico le due forme sono molto simili:

La poltrona di Regge

Regge, come racconta anche nella sua biografia, a un certo punto decise di giocare un po’ con le forme matematiche con le quali aveva lavorato per una vita provando a realizzare dei veri e propri modelli di alcune delle forme più interessanti. Alcuni di questi esperimenti vennero visti dal titolare della Gufram, che chiese al fisico teorico di realizzargli il progetto di una poltrona utilizzando proprio la matematica, visto che molti oggetti di design venivano (e molti continuano ancora) ad essere realizzati proprio a partire da forme matematiche precise.
Regge, allora, optò per le ciclidi di Dupin, delle forme che, utilizzando i parametri opportuni, assomigliano non poco a delle poltrone:

Nel 1822, nel suo libro Applications de Geometrie, il matematico francese Charles Pierre Dupin mostrò una superficie particolare che aveva da poco scoperto: essa, pur non essendo sferica, era tale per cui tutte le sue linee di curvatura erano circolari. Chiamò questa superficie particolare ciclide.
Anche la ciclide può essere trovata in natura, in particolare in alcune strutture cellulari, come ad esempio nei liposomi, scoperti nel 1961 da Alec Bangham. Sono delle strutture costituite da due strati di lipidi interessanti per il ruolo che giocano nel trasporto dei medicinali e questo è uno dei motivi per cui Lionel Garnier e Sebti Foufou hanno sviluppato un modello matematico per la loro forma proprio basandosi sulle ciclidi di Dupin (2) .

La recensione completa del numero verrà pubblicata sabato su DropSea


Note:
  1. Domokos G. & Varkonyi P.L. (2008). Geometry and self-righting of turtles, Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 275 (1630) 11-17. doi:10.1098/rspb.2007.1188

  2. Garnier, L., & Foufou, S. 3D representation of liposomes using Dupin cyclides. (pdf).