Topolino #3286: Un compleanno su misura

Topolino #3286: Un compleanno su misura

L’esordio cinematografico di Topolino avviene il 18 novembre del 1928 nel cortometraggio Steamboat Willie, diventando così la data di compleanno del personaggio, in effetti concepito il 16 gennaio dello stesso anno da Walt Disney e Ub Iwerks. L’autore che, dopo i suoi creatori, ebbe una maggiore influenza sulla sua caratterizzazione fu, invece, Floyd Gottfredson, che prese in mano le daily strip iniziate da Disney e Iwerks a partire dal giugno del 1930. Ed è proprio a Gottfredson che guardano Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio in Topolino e l’avventura su misura.

Tre piccoli eroi

I due autori riuniscono per l’occasione il trio di Topolino, Pippo e Paperino, spesso protagonista nei cartoni animati e, in alcune occasioni, anche dei fumetti delle origini. In questo caso i nostri tre eroi fanno gli spazzacamini in una base che ricorda, anche nell’interno, quella vista in Topolino detective e Pippo suo aiutante. I tre, a causa di un’errore di trascrizione di Pippo, si ritrovano coinvolti nel misterioso caso di sparizione di edifici topolinesi che ha al momento per le mani il buon commissario Basettoni. In particolare si trovano di fronte al sempre temibile Pietro Gambadilegno questa volta in combutta con i professori Zeta, Acca e Kappa che hanno ideato un raggio miniaturizzante.
Non devo approfondire ulteriormente l’argomento della miniaturizzazione, e si può solo supporre il sistema adottato dal macchinario dei tre professori, che esordirono per mano di Gottfredson in Topolino e Orazio nel castello incantato.
Inoltre sia l’atmosfera, sia il look dei personaggi riprende quello degli anni Trenta, con Pastrovicchio che compie un ottimo lavoro nell’adattarsi alle atmosfere della storia di Artibani. Quest’ultimo propone un soggetto al tempo stesso classico e moderno sviluppato con un buon ritmo e ricco di inside joke divertenti che arricchiscono la lettura del lettore appassionato di lunga data senza nulla togliere alla leggibilità per il lettore più giovane. Inoltre Pastrovicchio omaggia già nella prima pagina le classiche copertine degli albi della Comic Art che raccoglievano le striscie giornaliere di Gottfredson, mentre la scena in cui un Gambadilegno diventato gigante sfonda la casa in cui si trova il laboratorio dei professori Zeta, Anna e Kappa non può non far pensare ad Alice nel paese delle meraviglie.
La storia d’apertura del Topolino #3286 si dimostra, così, il modo migliore per festeggiare il compleanno del titolare della testata omaggiando le atmosfere semplici e un po’ ingenue delle storie delle origini.
Artibani, però, è presente su questo numero anche con un’interpretazione più moderna del personaggio, la serie Alla ricerca di Topolino, realizzata per la Egmont insieme a Giorgio Cavazzano e Marco Gervasio.

La corda quantistica

La premessa della saga è molto simile alla premessa del Superior Spider-Man di Dan Slot: Macchia Nera idea un piano per scambiare la mente con Topolino. Il risultato, però, pur non essendo quello sperato, soddisfa comunque l’arcinemico di Topolino: quest’ultimo, infatti, si ritrova senza alcuna memoria su se stesso e i suoi amici. Inizia così un percorso di recupero (o riscoperta) della personalità del personaggio a partire dal vuoto che Macchia Nera si è lasciato dietro: risulta allora evidente al lettore come l’essenza del personaggio non poteva essere cancellata dallo scienziato criminale e che Pippo nel primo episodio e Minni nel secondo diventano semplicemente dei catalizzatori per permettere a Topolino di recuperare se stesso.
Mentre si attende il prosieguo della serie, possiamo confrontare in maniera ravvicinata maestro e allievo, ovvero Cavazzano e Gervasio. E da questo confronto esce ancora una volta vincente il maestro: il suo Topolino, infatti, risulta più dinamico e realistico (per quanto possa esserlo un topo antropomorfo) rispetto a quello di Gervasio. L’autore, però, si riprende nella rappresentazione della corda quantistica che permette a Topolino e Minni di superare indenni l’ostacolo di un albero che rischia di frenare bruscamente la loro corsa dietro un tir. D’altra parte solo con il fenomeno dell’effetto tunnel si potrebbe spiegare una scena come quella che segue: