Dopo Dracula, Frankenstein, Il mostro della laguna nera e La mummia, la collana di Saldapress dedicata ai mostri della Universal si arricchisce di un nuovo capitolo con la pubblicazione de L’uomo invisibile, scritto da James Tynion IV e illustrato da Dani, con i colori di Brad Simpson.
Il fumetto funge da prequel rispetto al celebre film del 1933, immaginando una storia che narra le origini dell’uomo portato per la prima volta sul grande schermo dal regista James Whale. Non a caso la sequenza iniziale è un flash forward rispetto all’intero fumetto, essendo l’unica a rappresentare un evento già presente nella pellicola, ossia il delitto con cui si apre il lungometraggio. Il punto d’incontro trai due media è rappresentato dalla narrazione del protagonista, Jack Griffin, che parla della propria storia al passato, rievocando i ricordi che lo hanno portato allo sviluppo della formula dell’invisibilità. Lo scienziato ci viene presentato già dalle prime pagine come un uomo isolato, perso nei propri pensieri e spesso assente dalle conversazioni che lo coinvolgono, come nel caso delle cene con i suoi colleghi Kemp e Cranley, o delle passeggiate insieme alla sua amata Flora. Lo sceneggiatore dell’opera, James Tynion IV, già visto in questa stessa collana sulle pagine di Dracula, sceglie di narrare la storia dal punto di vista del protagonista: essendo partecipe dei suoi pensieri, il lettore è portato a immedesimarsi nello scienziato e sviluppa da subito un senso di empatia con lo stesso.
Questa vicinanza è accentuata dai ragionamenti dello stesso Griffin: il processo logico che lo porta allo sviluppo di alcune convinzioni ben radicate è ordinato e scientifico, apparendo sensato e quasi condivisibile nelle prime fasi del racconto. Col succedersi degli eventi però, cresce in lui la convinzione della propria superiorità intellettuale e il completo rifiuto di qualsivoglia critica da parte degli altri personaggi, complice anche la crescente sensazione di essere vicino al raggiungimento del proprio scopo.
Il suo distacco dalla realtà lo porta a incolpare le persone che lo circondano, ritenendole responsabili delle difficoltà che incontra: per questo motivo, il suo progetto scientifico non diventa solo l’obiettivo anelato, ma anche il simbolo della vera natura di Griffin, che più volte immagina cosa farebbe se fosse invisibile, punendo con la morte chiunque lo contraddica o sollevi delle preoccupazioni. La sua lenta e al contempo inesorabile discesa nella follia fa sì che anche i suoi limiti etici vengano costantemente messi in discussione e ridefiniti: la sperimentazione, che inizia su dei topi come nel più classico dei laboratori, si sposta verso creature superiori sia dal punto di vista delle dimensioni che dell’intelletto, fino al primo tentativo di invisibilità su un soggetto umano, in quelle che risultano essere le vignette più crude dell’intera opera.
La crescente follia di Griffin viene motivata, almeno in parte, dall’utilizzo della monocaina, sostanza fondamentale per i suoi esperimenti sull’invisibilità, che ha come effetto collaterale quello di causare una crescente tendenza alla violenza in coloro che vengono a contatto con essa. Sebbene questo passaggio rappresenti un’incongruenza cronologica rispetto al film, in cui i suoi colleghi vengono a conoscenza della sostanza solo molto tempo dopo, l’espediente aiuta a sviluppare nel lettore un senso di ambiguità per le azioni compiute dallo scienziato, lasciandolo libero di attribuire la colpa al prodotto chimico o alla volontà dello stesso.
Questo crescente distacco dalla società che lo circonda si riduce, almeno in parte, nelle passeggiate con la sopracitata Flora, che funge da ponte tra lo scienziato e i suoi colleghi, anche perché figlia dello stesso Cranley.
Rispetto al film, in cui l’amata è l’unica a mostrare compassione per quello che ormai è uno spietato mostro, Tynion IV sceglie di dare maggiore spazio alla figura della donna, approfondendone non solo i tratti caratteriali ma, soprattutto, il ruolo nell’intera vicenda. Flora è l’unico personaggio che prova a vedere oltre la maschera indossata da Griffin, cercando di incoraggiarlo a perseguire le proprie iniziative senza però smettere di ricordargli il proprio ruolo all’interno del laboratorio. Con lei lo scienziato si mostra più aperto al dialogo e alle critiche, almeno nelle fasi iniziali del racconto, prima che la necessità di portare a compimento il proprio progetto scientifico prevalga su tutto il resto.
Il contrasto tra la quotidianità e le passeggiate con Flora è accentuato dai colori di Brad Simpson, nelle cui tavole sono predominanti toni freddi, in particolare il blu, permettendo di accentuare il distacco emotivo del protagonista dai comprimari e la crudeltà delle azioni da lui compiute. A intervallare efficacemente lo sviluppo principale della narrazione sono due scelte cromatiche ben precise: le vignette che ritraggono i due amanti, caratterizzate da colori caldi come il rosa, che spezzano il tono del racconto dando quasi un senso di estraneità rispetto al resto della narrazione, e il rosso, che, sebbene sia utilizzato con parsimonia e solo in rare occasioni, evidenzia le scene più crude e angoscianti dell’opera, in cui primeggia la furia omicida.
L’intenzione di mantenere sempre sulle spine il lettore è chiara anche dal punto di vista dell’impostazione grafica: Dani sceglie di alternare vignette orizzontali e verticali variando costantemente le gabbie delle varie pagine, a discapito di una narrazione lineare e prevedibile. L’artista greca non ritrae mai completamente il volto di Griffin, sempre nascosto dalla penombra, riuscendo a rappresentare chiaramente le sue emozioni ma lasciando nel lettore la sensazione che non tutto venga rivelato, sebbene il racconto sia narrato da Griffin stesso.
A metà dell’opera, inoltre, lo scienziato inizia a indossare degli occhiali neri, accessorio iconico del film che simboleggia il momento in cui, pur di accettare le proprie terribili azioni, il protagonista inizia a mentire anche a sé stesso, privando il lettore, in maniera metaforica e letterale, della possibilità di avere accesso alle sue emozioni. L’invisibilità, quella degli animali prima e degli esseri umani dopo, viene principalmente rappresentata nella maniera più classica, come una sagoma priva di colore, anche se in alcuni punti a marcare la presenza delle creature è solo la scia di sangue che queste si lasciano dietro.
Il merito più grande del team creativo è quello di aver creato un fumetto moderno e intraprendente, pur rimanendo fedele all’atmosfera della quasi centenaria opera originale. Tynion IV, Dani e Simpson riescono a rappresentare in poco più di un centinaio di pagine la caduta di un uomo, isolatosi dalla società e consumato dalla voglia di raggiungere un obiettivo a ogni costo, arricchendo il racconto con simbolismi e molteplici chiavi di lettura. Per la prima volta all’interno della collana Universal Monsters, quello che viene rappresentato non è un vero e proprio mostro, ma una persona comune che non riesce a limitare la propria sete di conoscenza, rendendo quest’opera una tra le più temibili e introspettive dell’intera raccolta.
Abbiamo parlato di:
Universal Monsters: L’uomo invisibile
James Tynion IV, Dani, Brad Simpson
Traduzione di Stefano Menchetti
Saldapress, aprile 2026
112 pagine, cartonato, colori – 22,00 €
ISBN: 9791254617489












