“Il club dei supereroi” è una delle riviste che Francesco Gerbaldo curava per Panini Comics, insieme con “Cronache del Papersera”. Come ormai tutti gli appassionati disneyani sanno, Gerbaldo è morto improvvisamente a 42 anni di età. Mentre “Topolino” lo ricorda e lo celebra pubblicando l’articolo dedicato a Gastone, personaggio creato da Carl Barks nel 1947 (prima pubblicazione nel 1948), qui sul Cappellaio ho pensato invece di dedicare alla sua memoria un articolo su una storia particolare uscita su “Il club dei supereroi” #5. Per un ricordo di Rodolfo Cimino vi rimando al buon Andrea Bramini.
Sebbene all’esordio in Italia arrivò come l’Ultra Pippo, la storia del 1965 di Del Connell e Paul Murry uscita su The Phantom Blot #2, già all’esordio era stato chiamato come Super Goof ed era il prototipo proprio di Super Pippo, il primo supereroe disneyano… Il primo?
In effetti, come ricorda Francesco Gerbaldo negli articoli de Il club dei supereroi #5, Pippo non è il primo personaggio disneyano ad aver ottenuto dei superpoteri. Ad anticiparlo ci ha pensato, ma per puro caso, il buon Paperino ne Il SuperDinamo di Carl Barks, una classica ten pages costruita come parodia del genere supereroistico.

Un isotopo è, essenzialmente, un atomo ma con un numero maggiore di neutroni rispetto a quelli che avrebbe di solito. Per esempio il deuterio è un idrogeno con un neutrone in più nel nucleo.
Gli isotopi si possono classificare in due grandi famiglie, quelli stabili e quelli instabili. E se dobbiamo pensare a degli isotopi in grado potenzialmente di donare a chi li ingerisce dei superpoteri, evidentemente non possiamo non rivolgere la nostra attenzione sugli isotopi instabili o radioattivi. In quest’ultima famiglia, uno dei più noti radioisotopi è sicuramente il carbonio-14, utilizzato per la datazione dei fossili. Non si hanno, però, notizie di radioisotopi che permattano a chi li ingerisce di ottenere la superforza, la capacità di compiere balzi giganteschi e financo volare o respirare nello spazio mentre si fa ciao alla Luna o si annodano le comete, o quella, forse un po’ più utile (dipende dagli stomaci!) di addentare l’acciaio. E’ più probabile che un’alta e continua esposizione ai radioisotopi porti a qualche controindicazione in termini di salute, a voler essere pignoli.
Ciò che, però, risulta interessante è la narrazione circolare proposta da Barks per la storia. Nel finale, infatti, da una parte l’Uomo dei paperi sembra quasi suggerire che la storia di Paperino sia stata tutta una specie di sogno lucido a occhi aperti, dall’altra invece l’autore ci ripropone nel finale la scena d’apertura, ma con un incredibile ribaltamento. All’inizio, infatti, Paperino, infuriato, prende l’albo di Super Snooper che i nipotini stanno leggendo e lo scaraventa a terra. Nel finale, invece, sono i nipitini a gettare, questa volta nella spazzatura, l’albo, concludendo con delle sagge parole:
I ragazzi non dovrebbero lasciare certi fumetti là dove i parenti possono trovarli e leggerli!
Sulle orme del Super Snooper, però, sono tornati due autori decisamente molto diversi uno dall’altro. Il primo è Don Rosa con Il ritorno di Super Snooper, che si configura sì come un sequel della storia del 1949, ma che a conti fatti ne è soprattutto un remake, visto che ripropone sostanzialmente le stesse situazioni. A cambiare è, semplicemente, l’approccio di Paperino: mentre nella storia di Barks abbiamo un Paperino spaccone in competizione con un personaggio fittizio, nella storia donrosiana ha come obiettivo quello di mostrarsi un degno zio per i suoi nipotini.

Il secondo autore cui facevo riferimento è, invece, di ben altra scuola fumettistica: mangaka Shiro Shirai, uno degli autori coinvolti dalla Egmont nel 1996 per realizzare una serie di remake di storie classiche destinate al mercato giapponese. Shirai, pur mantenendo il soggetto della di Barks, si prende qualche licenza poetica, trasformando, per esempio, il gusto del liquido sorseggiato da Paperino, che nel caso della storia giapponese diventa decisamente più gradevole.
La sua pubblicazione, insieme con le altre due storie di questa versione “isotopicamente super” di Paperino sulle pagine de Il club dei supereroi #5 avviene nel modo più fedele possibile all’originale, traduzione a parte, ovvero con il senso di lettura all’orientale! Una scelta, questa, che arricchisce ancora di più un albo già di per sé interessante proprio grazie al Super Snooper barksiano.

