La Luna secondo Tezuka

La Luna secondo Tezuka

Versione ridotta e leggermente modificata dell’articolo “L’armata di Hot Dog” precedentemente uscito su DropSea.


La bella serie nota nel mondo con il nome di Astro Boy di Osamu Tezuka vede il robottino Atom andare in lungo e in largo per il mondo, incluso lo spazio. In particolare in Ivan lo scemo Tezuka spedisce Atom sulla Luna: era il 1959, 2 anni dopo l’inizio della corsa allo spazio e dieci anni prima dell’allunaggio dell’Apollo 11.
La storia, legata da una piccola continuità narrativa a L’armata di Hot Dog, inizia con un riferimento esplicito alla vicenda del Titanic: la mega astronave di viaggi spaziali turistici Titan parte verso lo spazio profondo e viene colpita da un asteroide vagante, non rilevato a causa di un’avaria negli strumenti. Questa era stata probabilmente causata da un ladro di diamanti che non aveva trovato nascondiglio migliore se non uno dei contatori!
L’ultima scialuppa del Titan, su cui troviamo Atom in compagnia del ladro di gioielli e di alcuni turisti, naufraga fino alla Luna, ed è qui che effettivamente inizia la storia, una breve, classica avventura di fantascienza lunare.

La Luna di Tezuka è un oggetto celeste su cui l’aria è presente in lastre ghiacciate che si scongelano durante il giorno lunare, che dura circa 15 giorni terrestri: è nel corso di questo periodo che si svolge tutta l’azione, permettendo così ai naufraghi di scorrazzare senza problemi sulla superficie del nostro satellite, esplorando una foresta cresciuta a velocità vertiginosa, un po’ come i funghi nelle pianure gioviane del Razzo interplanetario di Carlo Chendi e Luciano Bottaro.
L’avventura è, nonostante la situazione delicata dei naufraghi, leggera e deliziosa, ruotando intorno ad alcune gag semplici ma efficaci (come i turisti che si disperano, gioiscono, si disperano sempre allo stesso modo, alternativamente in base al volgersi degli eventi) e ai temi portanti dell’ambiguità e dell’incomunicabilità (l’Ivan del titolo, infatti, viene creduto un mostro) e dell’avidità (causa, tra l’altro, del disastro alla base dell’intero racconto).
Il legame con L’armata Hot Dog viene chiarito nel corso di questa storia per bocca di Anta Maria, granduchessa e autoproclamatasi regina della Luna, che rivelerà al lettore in un monologo rivolto alle stelle di essere la figlia di Minya Mihajlovic, astronauta russa naufragata sulla Luna sessanta anni prima insieme con Ivan e la cui storia abbiamo appreso proprio nell’episodio Ivan lo scemo.

In effetti il segreto della Luna non è legato ai diamanti da essa custoditi, ma all’esistenza di una ormai estinta cultura lunare, giunta per avidità all’autodistruzione. Questo popolo, infatti, attirava sulla superficie lunare grandi quantità di condriti, alcuni particolari meteoriti, che a causa dell’impatto con la superficie sono in grado di generare diamanti (1) .
La Luna di Tezuka è alla fine una rappresentazione abbastanza ingenua di un ambiente extraterrestre certo ostile ma comunque abitabile. Il trucco di ambientare tutta l’azione sul lato lontano della Luna, che viene fotografato per la prima volta nel settembre del 1959 (ovvero lo stesso anno di pubblicazione di Ivan lo scemo) dalla sonda sovietica Luna 3, permette al mangaka di proporre al lettore l’ambiente poco plausibile, ma certamente non osservabile all’epoca, che fa da sfondo a tutta la vicenda del gigantesco androide Ivan. Alla fine è una sospensione dell’incredulità perdonabile non solo per l’epoca in cui viene creata, ma anche per la fascinazione stessa che la Luna, da sempre, trasmette ai terrestri.


Note:
  1. In effetti i diamanti si formano negli strati più interni della superficie terrestre, dove sono presenti le pressioni e temperature necessarie per la loro formazione. Ciò che ha generato questa idea, in particolare presso gli antichi greci (ritenevano che fossero frammenti di stelle cadute) sono i diamanti che, formatisi tra i 150 e i 225 km di profondità, sono venuti in qualche modo in superficie. I diamanti originati dall’impatto di meteoriti, invece, sono dell’ordine dei 0.3 mm di diametro, obbiettivamente troppo piccoli per poter generare un qualche moto di avidità o le leggende sulla loro formazione. Nonostante ciò alcuni scienziati ritengono, invece, che i grandi meteoriti caduti nel passato possano aver prodotto buona parte dei diamanti di superficie. Questa ipotesi, però, non è stata supportata da alcuna prova.