La distanza della Luna

La distanza della Luna

Versione ridotta e leggermente rivista dell’omonimo articolo uscito su DropSea.

Una delle scene più impressionanti de La scorribanda nei secoli di Jerry Siegel e Romano Scarpa era la scena della caduta della Luna sulla superficie della Terra. Paperone e Archimede, infatti, si ritrovavano in una situazione non proprio simpatica, schiacciati tra l’attrazione verso il basso della Terra e quella verso l’alto della Luna.
Un evento catastrofico di questo genere non può essere completamente naturale, poiché a causa delle forze di marea la Luna si sta lentamente allontanando da noi. Lo spiega molto bene Italo Calvino nel paragrafo introduttivo (di taglio giornalistico) della prima delle sue Cosmicomiche, La distanza della Luna:

Una volta, secondo Sir George H. Darwin (1) , la Luna era molto vicina alla Terra. Furono le maree che a poco a poco la spinsero lontano: le maree che lei Luna provoca nelle acque terrestri e in cui la Terra perde lentamente energia.

Luna piena – via commons

A quel tempo, quando la Luna rasentava la superficie della Terra, c’erano degli intrepidi personaggi, come ad esempio tale Qfwfq (dal nome gustosamente palindromo, oltre che privo di qualsiasi vocale), un tipo che ha assistito a eventi di incredibile portata, come per esempio la nascita del Sistema Solare o ancor prima della Via Lattea, senza contare tutte le evoluzioni che ha subito nel corso delle ere geologiche terrestri. E una volta diventato a tutti gli effetti uno dei membri più illustri del genere umano, il buon Qfwfq si è unito agli intrepidi terrestri che, in quei tempi lontani di vicinanza al nostro satellite, viaggiavano su piccole barchette in gruppi di 3 o 4 persone sulla superficie del mare per avvicinarsi alla Luna e, con un salto ben congegnato, arrivare sulla sua superficie.
Sulla barca erano necessarie così tante persone perché qualcuno doveva restare giù e reggere una scala a pioli per la salita, mentre un altro restava ai remi per governarla e mantenerla nella posizione corretta. Per salire sulla Luna era necessario, quindi, arrivare fino all’ultimo piolo e tendere le braccia verso l’alto per trovare un appiglio sulla superficie lunare. Una volta aggrappato, Qfwfq racconta che:

(…) immediatamente sentivo scala e barca scapparmi di sotto, e il moto della Luna svellermi dall’attrazione terrestre. Sì, la Luna aveva una forza che ti strappava, te ne accorgevi in quel momento di passaggio tra l’una e l’altra: bisognava tirarsi su di scatto, con una specie di capriola, afferrarsi alle scaglie, lanciare in su le gambe, per ritrovarsi in piedi sul fondo lunare.

Il ritorno sulla Terra era, se possibile, ancora più difficile:

(…) consisteva in un salto in alto, più in alto che si poteva, a braccia alzate (visto dalla Luna, perché visto dalla Terra invece era più simile a un tuffo, o a una nuotata in profondità, le braccia penzoloni), uguale identico al salto dalla Terra, insomma, solo che adesso ci mancava la scala, perché sulla Luna non c’era niente a cui appoggiarla.

Una vera e propria avventura spaziale, che anche se condita di elementi fantastici, ha il pregio di raccontare di forze fisiche che sperimentiamo ogni giorno, ma che spesso diamo per scontate.


Note:
  1. Il figlio del famoso Charles Darwin