Il velo di Venere

Il velo di Venere

Un po’ in ritardo rispetto al recente flyby di BepiColombo con il pianeta Venere, mi premeva comunque affrontare l’argomento e soprattutto riprendere l’esame di un classico supereroistico: All Star Comics #13 dell’ottobre 1942. L’albo, scritto da Gardner Fox, si svolge durante la Seconda Guerra Mondiale e vede la Justice Society of America partire nello spazio all’inseguimento di un gruppo di nazisti che si dirigono sugli altri pianeti del sistema solare, tutti ovviamente abitati. Gli eroi della JSA si dirigono ciascuno verso un pianeta diverso. In occasione del lancio di BepiColombo, avvenuto due anni fa, abbiamo seguito Johnny Thunder che con il suo genio si è diretto su Mercurio. Ora, sempre in occasione di un altro evento legato alla sonda dedicata al matematico e astronomo Giuseppe Colombo, seguiamo le avventure di Wonder Woman su Venere.

Il pianeta del mistero

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Come spiegato nella didascalia posta nella pagina d’apertura dell’avventura venusiana, l’ultima dell’albo, Venere è molto più caldo della Terra, sia per la sua vicinanza al Sole, è il secondo in ordine di distanza, sia per la presenza nella sua atmosfera di grandi quantità di gas serra (in particolare anidride carbonica) che rendono la temperatura media del pianeta di 737 K (gradi kelvin), ovvero poco più di 460 °C. Inoltre la pressione esercitata dalla sua atmosfera sulla superficie è di 92 atm.
A differenza di quanto fatto con Mercurio, Fox non fornisce grandi dettagli e immagina che l’eventuale vegetazione presente sul pianeta sia di tipo tropicale, cosa che a quelle temperature è piuttosto improbabile. D’altra parte le informazioni su Venere all’epoca erano molto poche, e non sono aumentate tanto neanche ora. La sua spessa atmosfera ha, infatti, impedito l’osservazione della sua superficie dalla Terra, quindi è stato solo con le missioni spaziali che siamo riusciti a ottenere informazioni sulla sua morfologia. Le prime sonde a giungere sulla superficie del pianeta sono state quelle sovietiche del Programma Venera, iniziato nel 1961 e conclusosi nel 1984. L’atterraggio su Venere, però, si rivelò particolarmente complicato, tanto che le poche sonde che riuscirono ad atterrare senza problemi, ripresero solo porzioni della sua superficie rocciosa, costituita soprattutto da basalto.
La prima e migliore mappa di Venere, però, venne realizzata dal satellite Magellano, lanciato dalla NASA nel 1989 e in orbita intorno al pianeta dal 1990 al 1994. Per mappare la sua superficie, Magellano utilizzò un radar di grande risoluzione che permise di ottenere dati su valli, crateri e spaccature comparabili con le immagini fotografiche ottenute dall’osservazione diretta degli altri pianeti. Tale mappa resterà ancora per (relativamente) poco la migliore, visto che la prossima missione sovietica, la Venera-D, che dovrebbe montare un radar con risoluzione maggiore rispetto a Magellano, dovrebbe partire nel 2026, salvo ritardi sempre possibili in missioni così complicate.

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Le evoluzioni di Wonder Woman sul pianeta Venere non devono stupire, visto che la sua gravità è molto simile a quella della Terra.

Fosfina, mia fosfina

Il recente flyby di BepiColombo ha destato grande attenzione non solo per via della manovra in se, una delle tappe che la sonda compirà nel suo lungo viaggio verso Mercurio, ma anche nella speranza che i sensori di BepiColombo riescano a confermare una recente scoperta: la presenza di fosfina nell’atmosfera venusiana.
Questo è un gas tossico che però è presente in minime quantità anche nell’atmosfera terrestre. La fonte principale della fosfina nella nostra atmosfera è la decomposizione della materia organica, ma può essere prodotto anche da microrganismi anaerobi, ovvero in grado di sopravvivere in ambienti privi di ossigeno, che sarebbe letale per loro.
Nel sistema solare la fosfina è stata trovata in precedenza su Giove, il gigante gassoso dotato di un’atmosfera particolarmente turbolenta. Le quantità rilevate sono, in quel caso, compatibili con le grandi energie prodotte dalle tempeste gioviane.
Nel caso di Venere, invece, poiché tale situazione non si verifica, è stata proposta un’altra spiegazione: la presenza di vita organica.
Come potete immaginare, l’annuncio ha suscitato grande interesse nella comunità astrobiologica, anche perché

La fosfina è un promettente gas per la biofirma, poiché non ha falsi positivi abiotici noti sui pianeti terrestri da una qualunque fonte che possa generare gli alti flussi richiesti per la sua rilevazione.

Per ora non sappiamo se i sensori di BepiColombo abbiano rilevato tracce di fosfina o meno. I dati scientifici, come sempre, hanno bisogno di tempo per essere esaminati e, prima di qualunque annuncio, c’è bisogno di una ragionevole certezza. L’unica cosa che possiamo fare al momento è vedere lo scatto della sonda al nostro vicino cosmico:

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Scatto di BepiColombo al pianeta Venere – via ESA

P.S.: speriamo che per il prossimo articolo tratto da All Star Comics #13 non ci sia da attendere due anni!