Alita marte evidenza

Cronache marziane cyberpunk

18 Febbraio 2021
Tecnicamente non è un fumetto cyberpunk nel vero senso della parola, ma nel corso della serie l’autore ha sviluppato anche spunti direttamente connessi al genere fondato da William Gibson e Bruce Sterling. Se poi aggiungiamo che la storia esplora per buona parte del suo svolgimento la domanda su cosa rende veramente umana un’intelligenza, allora abbiamo chiuso il cerchio non solo con il genere, ma anche con il suo principale precursore, Philip Dick. Qualcuno avrà già capito, dall’immagine qui sopra, che mi sto riferendo ad Alita di Yukito Kishiro, uno dei manga di fantascienza più famosi al mondo. La storia della

Tecnicamente non è un fumetto cyberpunk nel vero senso della parola, ma nel corso della serie l’autore ha sviluppato anche spunti direttamente connessi al genere fondato da William Gibson e Bruce Sterling. Se poi aggiungiamo che la storia esplora per buona parte del suo svolgimento la domanda su cosa rende veramente umana un’intelligenza, allora abbiamo chiuso il cerchio non solo con il genere, ma anche con il suo principale precursore, Philip Dick.
Qualcuno avrà già capito, dall’immagine qui sopra, che mi sto riferendo ad Alita di Yukito Kishiro, uno dei manga di fantascienza più famosi al mondo. La storia della guerriera cibernetica, Alita, è stata sviluppata dal mangaka in tre serie: Battle Angel, Last Order e Mars Chronicle. Come si evince dal titolo dell’ultima serie, giunta al 7.mo tankobon, la guerriera ideata da Kishiro è strettamente legata al pianeta Marte. Questo legame, che era stato accennatto in varie occasioni, diventa manifesto in Last Order e viene esplorato in Mars Chronicle, dove viene mostrata per la prima volta l’infanzia dell’Angelo della battaglia.
E Kishiro mostra tutta la sua passione nei confronti dei temi tecnologici e scientifici trattati nel corso della serie con grandissima precisione proprio con una descrizione vivida di Marte e di come è stato trasformato dalla mano umana.

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La superficie del pianeta rosso, infatti, vista dall’alto sembra divisa in tante tessere irregolari. Secondo Kishiro la colonizzazione di Marte è possibile solo utilizzando delle cupole in grado di concentrare l’energia e impedire all’atmosfera di venire letteralmente consumata dall’azione del vento solare e dei raggi cosmici. Ciò che, infatti, si ritiene l’elemento che ha giocato un ruolo fondamentale nella scomparsa dei gas più leggeri, quelli per noi respirabili come l’ossigeno, è l’assenza di un campo magnetico in grado di proteggere l’atmosfera dall’azione delle particelle ad alta energia provenienti dallo spazio. Questo, unito con un campo gravitazionale più basso rispetto a quello della Terra, ha contribuito a impoverire l’atmosfera marziana, lasciandola ricca di anidride carbonica e altri gas più pesanti.
Questo fatto, insieme all’assenza di acqua liquida sulla superficie, ha infine contribuito a rendere le temperature marziane molto più basse rispetto alla Terra. Da qui la necessità di costruire città sotto gigantesche cupole in grado di mantenere la temperatura sotto controllo e conservare l’atmosfera per noi respirabile.

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Kishiro ha anche inserito alcune piccole chicche che arricchiscono la narrazione, come ad esempio le mappe di Marte disegnate da Giovanni Schiaparelli, presenti in un paio di vignette nel 4.o tankobon, o il calendario usato per segnare gli anni, lo Sputnik calendar, che suggerisce che gli anni siano misurati a partire dall’inizio dell’era spaziale, partita proprio con il lancio dello Sputnik avvenuto il 4 ottobre del 1957.
E da allora di strada ne abbiamo fatta tanta, arrivando, per ora solo con le macchine, fin sul suolo marziano con tutta una serie di lander e rover, buon ultimo Perseverance, che si sta preparando ad ammartare proprio in queste ore. Sarà accompagnato da un elicotterino, Ingenuity, dal design leonardesco, che aiuterà Perseverance nella sua esplorazione della superficie marziana. Non sarà la sua unica occupazione: trivellerà, infatti, anche la superficie alla ricerca di tracce di vita passate se non addirittura ancora presenti, il tutto in attesa del rover europeo Rosalind Franklin, che dovrebbe partire a fine settembre 2020.

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Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli (Cosenza, 1977) ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università della Calabria. Attualmente lavora presso l'Osservatorio Astronomico di Brera (Milano) dove si occupa di Edu INAF, il magazine di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di cui è editor-in-chief.
Tra i suoi interessi, le applicazioni della teoria dei gruppi alla fisica e la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico.
Last but not least, è wikipediano.

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