The Last Amazon è il primo arco narrativo di Absolute Wonder Woman (da qui in poi AWW), composto da cinque albi usciti fra ottobre 2024 e febbraio 2025 nell’ambito dell’iniziativa editoriale Absolute di DC Comics . A realizzarli, Kelly Thompson (testi), Harvey Sherman (disegni), Jordie Bellaire (colori), Becca Carey (lettering).
L’opera

The Last Amazon racconta innanzitutto una nuova versione dell’origine del personaggio: non più cresciuto ed educato nella comunità amazzone, con le sue armonie e dissonanze, bensì relegata all’inferno, affidata alle cure, prima assenti poi via via sempre più amorevoli, della strega Circe, anch’essa condannata al perpetuo esilio dagli dei.
La formazione di Diana e la trasformazione del rapporto fra lei e Circe sono raccontate in una serie di scene e vignette che inframezzano quelle del presente diegetico, occupato dallo scontro frenetico e violentissimo fra l’amazzone e una serie di creature mostruose (l’araldo e il Tetracide), che hanno attaccato la città costiera di Gateway City. Questa alternanza determina il ritmo generale del racconto, attraverso il cambio di scenario e la velocità di narrazione: le immagini del passato interrompono l’azione in momenti di alta tensione, dando un contesto alle azioni e scelte della Principessa e procrastinando lo scioglimento dell’azione.
Abbiamo quindi un flusso disseminato di cliffhanger e sospensioni, che da una parte prolungano lo stato di tensione e aspettativa della risoluzione dello scontro, dall’altra costruiscono a poco a poco la personalità della protagonista. Questa soluzione, che sostiene tutto il racconto, mostra il suo lato meccanico-funzionale solo nell’ultimo episodio, allorché viene spiegata la natura del lazo di Diana, che peraltro giustifica la conclusione della battaglia contro il Tetracide.
Da notare, infine, che l’arco termina con un passaggio di testimone al successivo: se da una parte è una scelta del tutto ragionevole, dal momento che AWW è una serie, dall’altra perde l’occasione di una chiusura che dia una definita autonomia al racconto.

Atmosfera e ritmo della narrazione emergono direttamente dalle immagini: Sherman e Bellaire calano sul mondo ombra e calore, mentre le tavole dilatano e accelerano i tempi. Nelle scene d’azione i toni cromatici caldi trasmettono il senso di violenza, mentre, nelle sequenze del passato, avvolgono le scene di un senso di conforto e intimità. Tanti sono i gioielli, narrativi prima ancora che visuali, che popolano questi albi: il loro valore sta nel fatto che il flusso del racconto emerge dalla costruzione della tavola, mentre i dettagli delle immagini definiscono i personaggi, lo scenario e le loro relazioni.
Ogni pagina è densa di informazioni, ma queste sono gestite con estrema chiarezza, dando a ciascuna un suo spazio e un suo rilievo, così che lo sguardo riesce ad afferrarne la presenza e può iniziare a elaborarne il significato. Questo determina un’alta leggibilità al primo incontro e l’occasione di nuove scoperte nelle letture successive. In particolare, il rapporto fra Circe e Diana è mostrato attraverso il loro modo di abitare quello spazio fisico ed emozionale che è la loro casa: la visione di come si muovono in esso e di come, nel corso degli anni, lo trasformano è la rappresentazione di come evolvono i legami e le relazioni fra loro. Quello che è un luogo di esilio, una grotta che nasconde e isola dal mondo circostante, diventa poco a poco lo scenario della crescita e del radicamento di un affetto profondo, di un sentimento vivificato dalla gioia, che si manifesta attraverso una collana di piccoli e preziosi momenti.
Questo approccio è vivificato dai dettagli, che spesso aggiungono sfumature di allegria, se non di comicità, al racconto di formazione. Come caso esemplare, si consideri l’espressione di Circe nell’ultima vignetta della tavola mostrata in Fig. 1: è il punto di accumulazione di una scena nella quale il registro passa da drammatico a comico senza soluzione di continuità. Va detto che non sempre questa soluzione funziona: nella sequenza del rituale che consente a Diana di recuperare il proprio braccio destro (AWW #3, p. 7), il contrasto fra il tono del dialogo fra i tre che l’hanno sin lì aiutata e ora la spiano da dietro una tenda e quello del momento stesso crea una dissonanza che depotenzia l’intensità della scena.

Una analisi a parte merita, infine, l’interpretazione della figura di Diana. Sherman si allontana dallo stereotipo caucasico, forse ispirandosi, per i tratti del volto, a quelle proposte da Phil Jimenez e Nicola Scott in Wonder Woman – Historia. Notiamo, intanto, che la possanza fisica è trasmessa dalla definizione plastica e amplificata da quella pittorica. Il ruolo del rosso cupo del carnato, unito al rosso e al grigio della veste (niente azzurro che possa sdrammatizzare) è evidente dal confronto fra le tavole a colori e quelle in bianco e nero della Noir Edition (Fig. 3). In queste, si apprezza il connubio potenza/agilità, al quale il colore dà non solo energia in senso fisico (il percepito primario di rosso, giallo e arancione) ma anche una specifica dimensione emozionale – che nient’altro è che la nostra interpretazione di quell’energia che riempie la pagina, che attribuiamo parte al contesto, parte ai personaggi. Il viso, come detto, è lontano dalle rappresentazioni ordinarie dell’amazzone: definito da una linea e pochi dettagli, è marcato dalla linea del naso tipicamente greco e da quella lunga degli occhi, che si accendono di blu o rosso a seconda del tono delle scene.
Questa interpretazione rende la Diana di Sherman qualcosa di unico e, grazie all’espressività che la anima in ogni scena, le crea attorno una speciale magia, che, purtroppo, si perde con il passaggio di testimone per il secondo arco narrativo a Mattia de Iulis, che propone, con uno stile naturalistico calligrafico, una Diana aderente allo stereotipo tradizionale.
Di passaggio, due segnalazioni su aspetti significativi del lavoro di Sherman. La prima riguarda la differenza degli stili adottati per The Last Amazon e Batman: Dark Patterns (usciti e ragionevolmente realizzati in contemporanea), dove utilizza un approccio più sintetico, con minor uso del tratteggio e dove il colore usato da Triona Farrel ricorre a poche sfumature e molti neri, definendo efficacemente l’atmosfera da noir classico della storia. La seconda per evidenziare il fatto che, in oltre 100 tavole, non ci sono immagini meramente illustrative, in particolare con la protagonista in posa da modella. Scelta importante in quanto evita un vezzo diffuso nel racconto supereroico, che spesso sacrifica la fluidità narrativa per gratificare l’occhio del lettore con inopportuni fermi immagine.
Esperienza di lettura

The Last Amazon è un racconto di formazione, che seguiamo attraverso il punto di vista non della protagonista, ma delle relazioni fra lei e tutto ciò che la circonda. Nella parte dedicata al passato, è dominante il rapporto con Circe, madre adottiva inizialmente recalcitrante: è il racconto di come quello di genitore sia un ruolo che può cogliere impreparati, soprattutto nell’accettarne le responsabilità, e che continua a mettere alla prova la capacità di adattamento, quando lo sviluppo del bambino percorre strade impreviste. In generale, è il racconto di come la personalità si formi giorno dopo giorno, da ogni singola esperienza; niente di nuovo, quindi, se non il fatto che da questo processo di crescita emerge qualcosa di inaspettato.
Al di sotto della fascinazione per la sua interpretazione (Sherman pone un metro di paragone che potrebbe andare a detrimento dei risultati degli artisti che ne rileveranno le consegne) scorre infatti una sottile inquietudine, che scaturisce ed è nutrita lungo tutto il racconto dall’alterità irriducibile della protagonista. Diana si cura degli umani, mostra un forte sentimento verso Steve Trevor, ma non si tratta di quei moti d’animo che chiamiamo “empatia” o “amore”, bensì qualcosa d’altro, che, in mancanza di un termine più preciso, chiameremo “compassione”, nel senso di pietà e misericordia verso gli umani, da parte della divinità.
Questa alterità è il cuore di questo arco narrativo: Diana agisce in mezzo all’umanità, è pronta a morire per salvarla, ma non ne fa parte. Il racconto genera questa sensazione tanto attraverso il modo di agire e le scelte dell’amazzone quanto attraverso la sua rappresentazione. Diana non si ferma di fronte a niente: si muove con sicurezza e piena consapevolezza di sé e della situazione nell’urgenza del momento e non è mai disorientata o travolta dall’entità dei sacrifici che deve eseguire, dalla frenesia degli aventi o dai temporanei fallimenti.
Visivamente, la sua distanza rispetto al canone risulta evidente non tanto per la sua complessione fisica – il senso di potenza fisica coniugato alla leggerezza – e nemmeno per la cangiante luce dei suoi occhi, che riflette o si adatta alla tensione del momento; quanto per la naturalezza con la quale indossa e irradia la sua bellezza oltremondana, di fronte alla quale ogni figura umana sembra un abbozzo.

Durante tutta la sua storia editoriale e le molteplici interpretazioni, fascino e bellezza sono sempre state caratteristiche presenti, ma generalmente rese secondo un approccio naturalistico, che indicava la vicinanza fra l’essere mitico e l’umanità. Allo stesso modo, la principessa amazzone è stata generalmente caratterizzata da una forte empatia verso l’umanità, che prescinde dalle diffuse diffidenze e frequenti crisi – vedi Hikateia di Greg Rucka e J. G. Jones e il più recente Wonder Woman – Outlaw di Tom King e Daniel Sampere per un trattamento più problematico. In breve, caratterizzazione visuale e della personalità seguono un principio di umanizzazione, di cui il sentimento per Trevor è parte integrante, in quanto declinato come amore sincero e non come vezzo divino. Qui Trevor resta il punto di snodo verso l’età adulta di Diana, ma la distanza fra i due è qualcosa di incolmabile. L’uomo è una creatura misera, sicuramente degna di compassione, ma con la quale non può stabilirsi un rapporto alla pari. Non “amore”, quindi, ma piuttosto un sentimento malinconico, magari dolce, ispirato dalla caducità dell’individuo: la brevità della sua esistenza rende Trevor per Diana qualcosa di simile a un’ombra fugace, anche mentre è lì, con lei, nel presente e la salva dalla trasformazione a cui è ricorsa nel finale.
In conclusione, The Last Amazon propone una Diana largamente inedita, che unisce potenza, compassione e alterità; il racconto della sua formazione con Circe consente di tratteggiarne la personalità in modo aperto, lasciando al lettore ampi spazi di riflessione, mentre il suo intrecciarsi con lo scontro con quelli che in fondo sono dei “mostri del mese” risulta in un racconto fluido dove ogni azione della protagonista ne fa emergere tratti di personalità.
Abbiamo parlato di:
Absolute Wonder Woman #1-#5
Kelly Thompson, Hayden Sherman, Jordie Bellaire, Becca Carey
DC Comics – 2024/2025
22 pagine cad, spillato, colori – 4,99 $ cad.
