Appoline

di
Casterman, set. 2009 – 64 pagg. col. cart. – 15,00 euro
Appoline è una storia dal taglio molto psicologico, che sembra iniziare come un semplice poliziesco, ma che per la maggior parte delle sue pagine preferisce introspezione e suspence all’azione. Racconta una vicenda che sembra uscita dalle tristi e recenti cronache di rapimenti e segregazioni di ragazzine scoperti negli ultimi anni, sia in Europa che negli Stati Uniti. Qui la ragazza rapita apparentemente non ha sofferto molto la segregazione; più che essersi affezionata al carceriere (sindrome di Stoccolma), in realtà la sua mente è stata deviata ed influenzata dal maniaco al quale, si scopre pian piano, col passare degli anni è finita per assomigliare. Sia la sua figura, che l’intera vicenda, appaiono molto misteriose al lettore, le psicologie dei protagonisti si scoprono pagina per pagina, e nonostante le pagine siano poche, la storia è ricca di colpi di scena e immaginarsi la prossima mossa dei personaggi è assai difficile. Contribuisce a creare questa atmosfera cupa e intricata anche una regia della tavola e delle inquadrature molto ingegnosa ed originale, che aggiunge un pregio ad un disegnatore altrimenti privo di personalità. (Valerio Stivé)

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