Loris De Marco, disegnatore dal tratto fortemente identitario, conclusa la trilogia dedicata a La banda del Pallone realizzata sui testi di Enrico Nebbioso Martini, lo scorso anno è uscito con un fumetto dedicato alla vita dell’ex Presidente del Senato ed ex Magistrato Pietro Grasso, per i testi di Emilio Pagani e Alessio Pasquini, portavoce del Presidente, e con la collaborazione di Maurillo Grasso, figlio di Pietro, testimone speciale del racconto. Un fumetto più maturo nei contenuti di quello d’esordio e che ha permesso allo stesso Loris una nuova elaborazione del suo tratto. Lo abbiamo incontrato durante la scorsa Lucca 2025 per parlare del suo lavoro.
Benvenuto su Lo Spazio Bianco Loris. Partendo dal tuo percorso, sei arrivato a Da che parte stai dopo la trilogia dedicata a La Banda del pallone realizzata sempre per Tunué con Enrico Nebbioso Martini. La cosa che salta agli occhi è un diverso approccio stilistico che mostra come ti sia messo alla prova con un lavoro più adulto nel tratto certamente, ma soprattutto per la tematica che affronti.
Quello di alzare il target di riferimento, avvicinandomi a una platea più adulta, era un po’ l’obiettivo di crescita professionale e artistica che mi ero prefissato. La Banda del Pallone ha rappresentato un percorso formativo di cinque anni, mi ha permesso di crescere a livello professionale, imparare un sacco di cose sul fumetto. Una volta arrivato alla fine di quell’arco narrativo, la mia idea era di trovare delle tematiche un po’ più adulte.
Da che parte stai è stato per me un approdo naturale, perché mi ha permesso di crescere sotto l’aspetto dello stile di disegno, più adulto anche per quello che riguarda tutto il comparto grafico di regia, affrontando tematiche importantissime come quelle della lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. L’occasione è arrivata con Tunué: me lo hanno proposto al Salone del libro 2024 e appena ho visto di cosa si trattava ho accettato volentieri.
Quando mi hanno coinvolto avevano già imbastito più o meno quella che era la filiera organizzativa, partendo dalla storia scritta da Pietro Grasso confluita nel soggetto di Alessio Pasquini, definita infine grazie all’apporto in sceneggiatura, per l’aspetto proprio tecnico, da Emiliano Pagani che ha realizzato la stesura vera e propria del libro. Definita la storia, cercavano un disegnatore che potesse rendere col disegno quello che era già una storia organizzata.
Mi hanno dato la possibilità e la responsabilità di muovermi in uno spazio di lavoro complesso, pieno anche di significati e che mi ha permesso di scoprire un sacco di cose che magari si danno per scontate, come la vita del Presidente, che però nascondono degli elementi incredibili e momenti decisamente inaspettati. Un lavoro che mi ha permesso di scendere in profondità.
La curiosità più grande è ovviamente l’incontro con Pietro Grasso. Com’è quando entri in contatto con un personaggio con una storia e un carisma di questo tipo?
Stranissimo. Fortunatamente l’approccio telefonico è arrivato in un secondo momento, perché mi sono interfacciato prima con Alessio che è il portavoce, quindi è un po’ uno scudo, un parafulmine di ogni problematica che il Presidente possa affrontare. Alessio è una persona squisita come lo è altrettanto il Presidente.
L’occasione del mio incontro con Pietro Grasso è arrivata con la presentazione del fumetto in anteprima a un festival che si chiama Trame, un festival dedicato alla lotta al crimine organizzato e alle situazioni a scopo criminale. Si tratta di un evento al quale il Presidente partecipa ogni volta che può. Il libro era quasi in uscita e così abbiamo colto l’occasione al volo per presentarlo e proprio in quell’occasione l’ho incontrato personalmente.
Per me è stato incredibile perché è veramente stranissimo trovarsi di fronte a una persona che hai sempre visto attraverso uno schermo o sui libri, ma è stato bello perché una volta incontrato è crollato tutto in timore reverenziale verso una figura tanto autorevole. Si tratta di una persona talmente buona, umile, che in modo semplice sa farti sentire a tuo agio e che ha abbattuto ogni barriera che potessi immaginare ci fosse tra di noi.
Quando si ha a che fare con una figura istituzionale di questo tipo, non lascia indifferente il fatto che per un biopic è stato scelto il linguaggio del fumetto. Ti chiedo che rapporto ha Pietro Grasso col fumetto e come è stato per lui il vedersi raccontato a fumetti?
Di partenza Grasso era fermo alle letture di quando era più ragazzo e si è riavvicinato al nostro mondo grazie ad Alessio che è invece un grande appassionato e avido lettore. Quando Alessio ha cominciato a lavorare con Pietro Grasso, anni fa ormai perché era già suo portavoce quando era Presidente del Senato, accompagnandolo durante i suoi viaggi tra un evento e l’altro ha scoperto che c’erano un sacco di storie della vita del presidente e della moglie che nessuno aveva mai raccontato e che ascoltava durante quei momenti di vita comune.
La sua intuizione è stata aver capito che c’era una parte importante della vita del Presidente e della sua famiglia che restava marginale per una questione di riservatezza, ma soprattutto perché è quella che racconti meno, ad esempio in un libro in cui tratti la storia politica e la vita politica del Presidente o la vita da procuratore, e che invece meritava di essere raccontata.
Quando Alessio ha capito che un fumetto si prestava per essere il contenitore ideale di quelle tematiche ha cominciato a raccogliere tutti questi piccoli aneddoti collaterali, ma fondamentali per comprendere gli aspetti umani di un uomo che ha fatto una scelta di vita per cui ha dovuto rinunciare agli agi di una persona normale, senza i limiti a cui la sua scelta ha costretto lui e la sua famiglia, dalla scorta alla consapevolezza di essere un bersaglio.
Affrontare quella che è la lotta al crimine, la lotta al male vero e proprio, prevede rinunce personali che non sono lussi, ma che lo diventano e lo sono molto di più quando una scelta personale di privazione della vita libera comporta che la stessa scelta ricada sul resto della famiglia.
Quando abbiamo iniziato a lavorare su Da che parte stai? volevamo che quell’aspetto fosse il cuore della storia. Quando il Presidente Grasso ha visto le prime bozze si è divertito tantissimo, è diventato il primo fan del fumetto che lo ritraeva.
Di quel primo approccio ricordo che ho dovuto rivedere le prime bozze sul suo aspetto. Ci sono poche fotografie del suo aspetto da giovane e così utilizzando il materiale che abbiamo ho dovuto lavorare parecchio per trovare una sintesi grafica.
Una volta raggiunta la quadra siamo andati giù lisci come l’olio, lui era contentissimo di vedersi in una veste nuova, molto diversa anche solo rispetto a come apparso su altri fumetti sul tema però più legati alla cronaca, diciamo più istituzionali anche sotto la veste grafica, e di questo è stato immediatamente entusiasta.
Ci sono due aspetti del libro che colpiscono. Il primo è quello legato alla parte storiografica del fumetto e quindi tutto il percorso legato al maxiprocesso a Cosa Nostra e alla storia parallela che ha coinvolto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Poi c’è la storia personale per cui Pietro Grasso ha rivissuto la crescita e il rapporto col figlio e, soprattutto, i momenti con la moglie scomparsa. Si tratta di aspetti emotivamente molto forti sia per lui sia per chi si è trovato doverli in qualche modo riportare
Come dicevamo prima, per noi era importante avere la possibilità di raccontare proprio l’aspetto collaterale a quello prettamente storico, quindi la vita di Maurilio, il figlio, e della moglie Maria che hanno appoggiato la scelta del padre e marito nonostante le difficoltà che avrebbero affrontato. Anche loro due si sono trovati a vivere una vita a metà e questa è stata la parte su cui ci siamo concentrati in maggior modo.
Chiaramente raccontando una vita come quella della famiglia Grasso non si può non toccare quei punti storici, ossia il Maxiprocesso a Cosa Nostra, la strage di Capaci e quella di Via D’Amelio, che sono i punti focali su cui poi gira l’intera storia. Come autore è stato toccante conoscere la parte privata accanto alle vicende pubbliche.
Maurilio, ad esempio, è una persona molto riservata e questo aspetto lo abbiamo rispettato lavorando, diciamo, sul velluto per evitare di risultare invadenti. Maria invece è stata la prima promotrice del nostro progetto, era la persona che con Pietro leggeva le bozze, guardava i disegni, che si complimentava o che correggeva magari dei testi.
Quindi la signora Maria ha partecipato alla stesura?
Assolutamente, in maniera attiva finché ha potuto. Purtroppo è venuta a mancare il 12 aprile 2025, a poche settimane dalla nostra uscita. È stata veramente parte attiva della produzione del libro, anzi direi il motore. Il Presidente era quasi il passeggero nella storia di questo viaggio.
Le donne hanno uno spazio importante nel libro. Abbiamo detto di Maria, la moglie di Grasso ma anche Francesca Morvillo, moglie di Falcone.
Esatto, Maria Fedele e Francesca Morvillo, la moglie di Giovanni Falcone, sono due figure decisive, centrali come lo sono state nella vita dei loro compagni. È un aspetto che emerge, tanto che si tratti della fatica di chi, come dicevo, si trova con la vita fatta a metà quanto del racconto di scelta quasi vocazionale
La parte più complicata è stata proprio rendere l’idea di due persone come Francesca e Maria, comunque felici nonostante la difficoltà di una scelta del genere, di appoggiare quella che è veramente una vocazione, una missione possiamo definirla, pronte ad affrontare tutte le conseguenze che quella scelta ha comportato.
Non si tratta di due donne in qualche modo portate a bordo dalla vocazione dei loro mariti, ma che hanno partecipato a quella scelta e che appaiono a fianco dei propri mariti e questo è un aspetto a cui avete dedicato molto spazio nel racconto.
C’è anche uno scambio, quando raccontiamo di quella vacanza dove Falcone e Maurilio giocano a ping-pong, in cui c’è un cambio di scenario improvviso dovuto a un allarme bomba. In quel momento si passa improvvisamente da un momento di serenità, dello svago e della leggerezza di una giornata tra amici, alla sera in cui lo scenario stesso cambia con un sacco di luci, agenti su tutti gli spazi coperti con il compito di proteggere le due famiglie. Francesca in quel momento dice che si rende conto che comunque quella vita cambia all’improvviso ed è una vita che Maria stessa dovrà vivere con lei e dovranno condividere insieme ai mariti. Le due donne fanno fronte comune per fare i conti nel privato con quello che i mariti affrontano come magistrati.
Il volume ha una prefazione di Geppi Cucciari e una post-fazione, il racconto di Pietro Grasso, che è toccante per il modo in cui mette sua moglie al centro della sua vita.
La lettera a Maria è veramente qualcosa da lacrime e quando l’ho letta per la prima volta, poco prima che finisse sul libro, ho pianto perché arrivava a poco tempo dalla sua scomparsa ed è stata un ulteriore colpo, ma credo anche che chiuda alla perfezione il cerchio che abbiamo disegnato con il volume.
Nel fumetto si parla anche del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del suo rapporto con Pietro Grasso.
Ovviamente non so dirti se lo leggerà, ma posso dirti che Mattarella ha ricevuto il fumetto. La Fondazione Scintille di futuro di Pietro Grasso ha realizzato una variant cover, un’edizione speciale limitata, la numero 1 è stata donata proprio al Presidente Mattarella.
Mentre il libro esce e viene presentato la cronaca offre comunque elementi di riflessioni come le notizie su depistaggi legati all’omicidio di Pier Santi Mattarella (ottobre 2025) e comunqe situazioni che testimoniano come la storia che avete raccontato sia cosa viva.
Ma è successo anche con lo stesso Brusca: la sua scarcerazione è avvenuta proprio nei giorni in cui stava uscendo il libro. Pietro Grasso nel presentare il libro ha dovuto ovviamente parlare anche di questa tematica e di come, per quanto possa sembrare uno schiaffo alla moralità alla legge, alla giustizia, è esattamente quello che Falcone voleva.
L’omicidio di Pier Santi Mattarella è uno dei principali motori hanno spinto Pietro Grasso a scegliere la carriera di magistrato e poi procuratore, quindi è un punto focale, un fatto che ancora oggi ha una valenza personale importante. Non il solo però.
Assolutamente. Lo racconta anche lui. Una delle prime cose che hanno contribuito alla sua scelta è stata l’omicidio che raccontiamo di Giuseppe Letizia, un ragazzo giovanissimo che venne ucciso per aver assistito a un omicidio di mafia. Era un giovane pastore che si era addormentato e che al suo risveglio, per una serie di sfortunati eventi, assistette all’omicidio di Placido Rizzotto. Questo gli costò la vita. Ma la sua morte non fu vana, il suo martirio fu la miccia che poi ha fatto partire tutti gli eventi che sono seguiti.
Pietro, che quando muore Letizia era giovanissimo, decide di sposare la causa e di diventare procuratore, poi magistrato.
Maurillo stesso ha scelto di diventare poliziotto proprio perché ha visto come la scelta del padre, sebbene sofferta e difficile, fosse quella giusta. Nel volume si racconta come una serie di incroci portano Maurillo a confrontarsi con Brusca, la persona che tra l’altro aveva progettato il suo sequestro anni prima; una cosa che sceneggiata non sarebbe mai venuta così bene, una storia talmente incredibile che quasi non si crede che sia vera. Ci tenevo a parlare di Giuseppe Letizia, il personaggio più giovane del volume e che, assassinato, rimane giovane per sempre. È un personaggio che torna in questo frangente, perché quando Maurillo incontra Brusca gli dice: io non ho scelto di diventare poliziotto perché ho qualcosa alle spalle, ma l’ho scelto perché quel ragazzo lì non aveva nessuno alle spalle.
Nel dover affrontare un tema tanto delicato ti chiedo quali siano state le tavole che ti sono costate di più sul piano emotivo.
Si tratta di un lavoro di 120 tavole, ma sono certo di avere già la risposta.
Un punto focale è stato riportare il funerale di Falcone e della scorta durante il quale c’è un discorso di Borsellino che mette i brividi, ma credo che per me sia stato ancora più emozionante realizzare le tavole leggermente precedenti a questi eventi.
Poco prima del funerale c’è un confronto privato tra Pietro e Maria in cui parlano di quelle che sono le conseguenze di questa perdita e di quello che succederà nell’immediato futuro; ecco, queste due tavole in cui i due si abbracciano e insieme capiscono che Maria è al fianco di Pietro, che la lotta deve continuare e che è esattamente quello che vorrebbe avrebbe voluto Falcone sono le più toccanti secondo me tra tutte, perché si tratta di uno spaccato intimo che anticipa l’emozione collettiva raccontata dal funerale.
C’è un’ultima cosa che volevo chiederti che merita un preambolo.
Io sono cresciuto in un contesto in cui la responsabilità di raccontare il presente apparteneva a categorie artistiche come il cinema o la musica autoriale, al punto che i cantautori che non facevano attivismo politico, l’esempio eclatante è quello di Francesco de Gregori, venivano messi sotto processo dal pubblico. Quello si nota oggi è invece una presa di responsabilità da parte del mondo del fumetto. Voi autori avvertite questa responsabilità, questa urgenza di raccontare il mondo che avete attorno? Questa responsabilità per il mondo del fumetto è una forma di emancipazione o se necessità di raccontare il presente?
Credo sia anche necessario mettere un punto sul contemporaneo.
È un momento difficile per chi ha voglia di raccontare perché chi lo fa spesso viene messo in un angolo; credo sia giusto, avendo la possibilità di farlo, raccontare il presente anche attraverso immagini per raggiungere generazioni differenti
Il fumetto è trasversale, spesso si dice che è un prodotto per ragazzi, ma tocca ogni età anche a seconda delle tematiche raccontate e credo sia quasi non dico un dovere, ma per quel che mi riguarda sento la necessità di farlo.
Un racconto come quello per cui siamo qui oggi, la biografia di Pietro Grasso, per quanto magari possa sembrare lontana nel tempo non è mai sepolta. Credo che sia, oltre che un onore per chi viene coinvolto in progetti del genere, anche un dovere dare la propria voce. La mia voce la do attraverso le immagini, partecipando a un racconto corale, una necessità che è stata collettiva.
Certe lotte si fanno ogni giorno e la scelta della parte giusta della legalità è un tema contemporaneo perché è vero…
… tutti siamo chiamati a scegliere.
Assolutamente sì e sembra veramente un discorso di 40 anni fa perché la mafia faceva stragi decenni fa, ma è una scelta quotidiana perché si tratta di un male che ha scelto una via diversa, di infiltrarsi e passare in maniera sotterranea in quello che è l’impianto politico del Paese. Il maxiprocesso che raccontiamo nel libro non è stato la fine di quel mondo ma è solo una parte di quella che è la lotta, che continua in altre forme e che è importante raccontare, assumendosi la responsabilità di farlo.
Ti chiedo un’ultima cosa: i firmacopie di quest’anno che suggestioni ti ha regalato?
Pazzesche. Ho visto molto più entusiasmo da parte del Presidente rispetto a quello che avevo io che conosco un po’ la fiera. Per lui è stato un battesimo incredibile.
Ho visto alcune delle foto che gli ha fatto Alessio in mostra mentre fotografava Kenshiro e altre opere esposte. Comprendo che per lui sia una festa come un carnevale, ma si è immerso al punto che ha alla fine del panel che abbiamo fatto l’altro giorno ha detto che si è sentito parte di tutto perché ora lui è un personaggio dei fumetti; essere parte di questo mondo lo ha reso felicissimo.
Invece, dall’altro lato del tavolo, che effetto ha fatto al pubblico?
Secondo me, sebbene il fumetto toccasse tematiche ostiche, alla fine la risposta dei ragazzi è stata eccellente. Durante il panel ci sono state una serie di domande molto profonde e il pubblico è stato contento di avere avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con un gigante della storia d’Italia, ma soprattutto di trovarsi davanti una persona che, come dicevo prima, è disponibile e che ha reso anche quel muro che in teoria divideva il racconto dal lettore un muretto da attraversare semplicemente con due parole.
La cosa bella è stata proprio vedere uno scambio tra pari e non vedere gente in soggezione verso Pietro Grasso il magistrato, il Presidente del Senato, ma vicina alla persona e alla sua storia e a quello che può raccontare.
Intervista registrata a Lucca, 31/10/2025.
Loris de Marco
Nasce a Milano, frequenta il Liceo Artistico U. Boccioni e successivamente la Scuola del Fumetto della stessa città. Collabora con diverse aziende per la realizzazione di illustrazioni, storyboard e concept (Luxottica– Amazon – Yoox – Off White – Doom Entertainment). Esordisce nel mondo del fumetto disegnando delle storie brevi nel mondo dell’autoproduzione sia come disegnatore (Cyrano) che come autore unico (Frankenstein Magazine, 2020 – Grimorio III, 2021, Attaccapanni Press).
Ultimo in ordine di tempo il lavoro da autore su La banda del Pallone, trilogia di fumetti edita da Tunué e sceneggiata da Enrico Martini, conclusosi ad inizio 2024.
Ha precedentemente collaborato come illustratore per Mondadori (Campione in campo e nella vita, 2016), Rizzoli (Manualex, 2021) e Lab DFG (Atlante Illustrato degli sport inusuali).
Appassionato di calligrafia, realizza logotipi e titoli per libri (Bao Publishing, Delcourt, Tunué), giochi (Mana Project Studio) e serie tv (Netflix).















