Sin dal suo esordio nel 2018 con il volume Storie di uomini intraprendenti e di situazioni critiche pubblicato da Progetto Stigma/Eris Edizioni, Luca Negri ha dimostrato di essere una voce particolare e unica nel panorama italiano: un tratto nervoso, ora più sottile, ora più denso, prospettive non convenzionali, una gabbia regolare per dare il ritmo alle sue storie noir e pulp che prediligono l’azione, cast corali con personaggi definiti con pochi elementi riconoscibili e una passione per le ambientazioni storiche, a volte anche piuttosto esotiche. In Fat Lobster (Edizioni BD) i protagonisti si trovano nel Brasile degli anni ‘70, in un intrigo che mescola abusi edilizi, sfruttamento di lavoratori, musica e un’aragosta che indirizza la vicenda ogni volta che entra in scena. In occasione dell’uscita di quest’opera, abbiamo intervistato l’autore per parlare del suo amore per il noir e di come sia nato questo lavoro.
Ciao Luca e grazie per il tuo tempo. Prima di parlare di Fat Lobster, partirei dal tuo percorso fin qui. Sin dal tuo esordio con il progetto Stigma Storie di uomini intraprendenti e di situazioni critiche e poi con Coconino con Controspionaggio, hai dimostrato un grande interesse per il genere noir, che hai declinato in varie forme. Cosa ti attrae di questo genere e quali sono state le principali fonti di ispirazione?
Ciao e grazie a voi! Non saprei cosa mi attira del noir, forse mi piace il fatto che sia semplice: ho sempre pensato che questo genere fosse la fiction portata ai minimi termini. Tutti mentono sempre, tutti uccidono, tutti fanno sesso. Non ci sono mai due personaggi che sanno le stesse cose, che vogliono le stesse cose. È un continuo conflitto: inseguimenti stradali, sparatorie e abusi edilizi. E poi ci sono i perdenti: il noir è un genere fatto di perdenti. Le mie fonti di ispirazione sono abbastanza classiche, nello specifico Raymond Chandler e film come Casablanca, Le Catene della Colpa e Susanna! (Bringing up baby), ma anche l’episodio dei Fantagenitori in bianco e nero in cui Timmy indaga sulla sparizione di Wanda.
Il tuo stile è caratterizzato da toni di grigio che si sposano con il nero e linee scure molto marcate e geometriche, che giocano con le prospettive. Come hai sviluppato questo modo di disegnare? È lo stile che influenza le tue storie o viceversa?
È uno stile che mi ricorda molto la pellicola in bianco e nero, non è usato praticamente da nessuno e fa sembrare il tutto molto più serio e ragionato. Quando penso alle scene che scrivo per i fumetti le immagino sempre in bianco e nero, con adulti in camicia sbottonata che fumano, occhiali a montatura spessa ed espressioni confuse.
Sono le storie a influenzare lo stile, ma le storie le scrivo io e non voglio scrivere storie che stonerebbero con lo stile. Quindi le due cose si influenzano a vicenda, non saprei come spiegarlo meglio.
Come Controspionaggio anche Fat Lobster è ambientato in un periodo storico ben preciso, il Brasile degli anni ‘70. Per prima cosa ti vorrei chiedere che cosa ti affascina delle ambientazioni storiche novecentesche?
Di questo periodo mi affascina il fatto che quasi tutto sia comprensibile, ma rimane comunque dello spazio vuoto. Le persone si telefonano, guidano la macchina (anche veloce), vengono fermate dalla polizia, ricaricano armi da fuoco, si accendono sigarette. Però poi fanno anche delle cose assurde e incomprensibili, tipo inventare gli elicotteri.
Come mai hai ambientato la tua storia proprio in questo periodo e che tipo di ricerca hai fatto?
Ho ambientato tutto in Brasile perché sono vittima come molti del fascino dell’esotico. Mentre scrivevo ascoltavo un sacco di samba e avevo caldo, e volevo che come me anche i miei personaggi soffrissero. Gli anni ‘70 non li ho vissuti, ma facendo ricerca su quel decennio in Brasile ho scoperto tantissime cose interessanti e la trama si è scritta da sola.
In un certo senso Fat Lobster mi sembra ricollegarsi al tuo progetto d’esordio: siamo dalla parte del poliziesco hard-boiled, ma anche all’italiana per via della buona dose di umorismo, più che nel noir vero e proprio. Ci sono state delle storie che ti hanno ispirato in questo senso?
Rispondo con un nome: Thomas Pynchon. Per colpa sua mi è molto difficile rimanere serio per un’intera scena, penso per esempio a Under the Rose. E poi c’è Hergè: devo a Tintin il 99% della mia sensibilità fumettistica. Mi piace quando la gente scivola in un film.
Il cast è ricco di personaggi che si “muovono” moltissimo, essendo un fumetto d’azione. Che cosa nasce prima nelle tue storie, e in particolare in questa: la trama o i personaggi?
All’inizio nascono dei personaggi abbastanza vaghi e la prima cosa che fanno è vestirsi. Una volta che il vestito è giusto cominciano a muoversi in uno spazio e parlare. Mi piace quando i personaggi fanno altro oltre che parlare: mangiano, si sdraiano, saltano, corrono, cadono, si sporgono dalla finestra. E mi piace quando c’è tantissima gente in una piccola stanza.
In particolare, in questo fumetto i giornalisti hanno un ruolo chiave, gira tutto intorno alla loro figura e al loro lavoro. È un topos che torna spesso in molte storie del genere: che cosa hai trovato di affascinante in questa figura, tanto da rendere due di loro protagoniste del fumetto?
In realtà non c’è nulla di veramente ragionato. Guardando film e cartoni animati da piccolo mi incuriosiva sempre il tipo con il cartellino “PRESS” sul cappello che entrava nell’inquadratura, faceva una domanda ai protagonisti e poi spariva per sempre. Sono contento di aver fatto un fumetto su quel tizio. E poi Tintin è un giornalista! Anche per quello mi piacciono i giornalisti, per lo meno quelli immaginari.
Ci sono però anche elementi di critica sociale che sembrano bene adattarsi anche al nostro mondo: è un parallelo che è emerso durante il tuo lavoro di ricerca?
Sono molto attratto dai fenomeni sociali, urbani, economici e pure filosofici complessi come la gentrificazione, il riciclo di denaro, i capitali evanescenti, la decentralizzazione dei governi, i mercati creati a tavolino. Quasi tutto quello che scrivo ha come nucleo una o più di queste cose. Si tratta principalmente di menzogne su scala nazionale, è normale che attirino personaggi e avvenimenti degni delle peggiori maledizioni egizie.
Come ti è venuta l’idea di usare l’aragosta come argomento chiave di alcuni momenti della storia?
Avevo bisogno di un deus-ex machina per collegare diversi momenti della trama, ma ne volevo uno che mi avrebbe fatto faticare ogni volta che lo avessi dovuto utilizzare. Inizialmente doveva essere un pollo, ma mi sembrava un po’ troppo scema come trovata.
La musica in questo fumetto è una parte essenziale nel costruire la storia tanto quanto i disegni: come si fa a far “suonare” un medium muto come il fumetto?
Purtroppo sono dell’idea che sia impossibile comunicare musica tramite fumetto. Quello che si può fare è venirne ispirati. L’ispirazione della musica è la cosa che puoi comunicare tramite fumetto, e spero di esserci riuscito almeno un po’.
Nelle tue prossime storie continuerai su questo filone o hai in mente altro?
Continuerò su questo filone, potenzialmente lo farei all’infinito. Sempre gabbia bonelliana, sempre bianco e nero, sempre complotti e trame che non si capiscono, sempre sfilze di due stelle su Amazon. La mia prossima storia è interamente incentrata sul Mossad e il mercato indiano della Kodak.
Intervista realizzata via mail a giugno 2026.
Si ringrazia Chiara Barone di Edizioni BD per il supporto.
Luca Negri
Nato a Novara nel 1993, Luca Negri (Regular Size Monster) è un fumettista, illustratore e videomaker. Laureatosi in nuove tecnologie per l’arte all’Accademia di Brera (Milano) nel 2015 entra nel collettivo fumettistico Sbucciaginocchi, grazie al quale comincia a pubblicare i suoi primi racconti brevi. Nel 2018 vince il premio Boscarato come miglior esordiente con il libro Storie di uomini intraprendenti e di situazioni critiche. Nel 2020 per Coconino Press pubblica prima Naumachia, 28esimo volume della collana Fumetti nei Musei, e poi Controspionaggio: Sull’ascesa e caduta di Viktor Gaplinsky, broker. Del 2026 la sua ultima opera, Fat Lobster per Edizioni BD.













