Panini Comics continua la pubblicazione dei Marvel Pocket Collection mandando in libreria Secret Invasion, miniserie in otto numeri scritti da Brian M. Bendis e disegnati da Leinil Francis Yu, uno dei crossover moderni più importanti e avvincenti dei primi anni 2000, oltre essere una delle colonne su cui la Marvel Comics ha ristrutturato la sua continuity negli anni a venire.
La rinascita della continuity
Se con i Marvel Knights di Joe Quesada e Jimmy Palmiotti la Casa delle Idee si era rifatta il look cambiando la modalità narrativa per il nuovo millennio, è stato con Brian Bendis che la casa editrice ha ristrutturato e ridato significato una delle sue caratteristiche fondanti , ovvero la continuity.
All’alba degli anni 2000, dopo un ventennio in cui erano stati i mutanti a monopolizzare la scena, era necessario un restyling delle testate più classiche, anche per il fallimento de La Rinascita degli Eroi (ovvero “l’appalto” dato a Jim Lee e Rob Liefeld delle storie di Fantastici Quattro, Capitan America, Thor, Iron Man e Avengers).
L’uomo giusto al momento giusto fu Bendis, allora fresco vincitore dell’Eisner per Powers (2000/2004, disegni di Michael Avon Oeming), che venne “raccomandato” da David Mack all’allora direttore editoriale di Marvel, Joe Quesada: allo scrittore venne affidata la testata ammiraglia della casa editrice, Avengers, che prima condusse fino al numero 500 “distruggendo” il gruppo sia simbolicamente che letteralmente, per poi avere carta bianca e ricominciare da un nuovo numero 1.
Bendis ha narrato le storie dei Vendicatori per otto anni, producendo diverse testate spin-off (tra cui New Avengers, Mighty Avengers, la geniale Dark Avengers), rendendo i personaggi nuovamente centrali e riedificando dalle fondamenta la continuità narrativa dell’Universo Marvel, fino a diventare uno degli “architetti” della casa editrice, ovvero quegli scrittori che stabilivano con gli editor le macro-trame che avrebbero attraversati tutte le testate.
Gli Avengers tornano ad essere la pietra angolare dell’Universo Marvel e l’autore si dedica allo sviluppo della psicologia dei vari componenti e alle interazioni tra i membri del gruppo costruendo inoltre diverse sottotrame e misteri che possano catturare i lettori nel lungo periodo, spesso arrivando a plot twist inaspettati per uno dei più classici super gruppi della storia dei comics. L‘approccio è da subito iconoclasta, rinunciando a ripercorre trame e dinamiche ormai vetuste, ignorando spesso una continuity appesantita da decenni di storie pubblicate.
È in questo solco che i crossover riacquistano importanza: dopo Avengers Disassembled, la storia che metteva fine ai Vendicatori per come li avevamo sempre conosciuti, arrivano Guerra Segreta, House of M, Civil War, Illuminati, e appunto Secret Invasion e il successivo Dark Reign. Quasi una lunga, lunghissima storia unica che si concluse con Assedio, l’evento L’età Degli Eroi, AvX, arrivando ad Age of Ultron, con il quale Bendis si allontanò dal mondo vendicativo.
L’invasione degli ultra-alieni
Dopo Avengers Disassembled, Secret Invasion è l’evento più riuscito, avvincente e “dinamitardo”.
Parte dalla voglia di Bendis di ridare dignità alla razza aliena degli Skrull – nata negli anni ‘60 e che aveva via via perso di credibilità – e lo fa ridando a questi mutaforma un sottotesto che guarda da vicino agli ultracorpi del film di Don Siegel del 1956: un’opera che usava gli alieni nascosti tra di noi come metafora delle “spie rosse” spauracchio del governo americano dell’epoca.
Contestualizzando le storie degli Avengers nel post 11 settembre e post Guantanamo, per Bendis gli Skrull sono l’ignoto che si nasconde tra di noi, rappresentano la paura del nostro vicino che non conosciamo più, il rischio che chiunque potrebbe non essere chi dice di essere.
Secret Invasion nasce proprio da questa geniale intuizione: si scopre che diverse eroine ed eroi, tra cui Elektra, Reed Richards e Spider Woman, non sono realmente loro da tanto tempo, essendo stati sostituiti appunto da mutaforma Skrull con l’obiettivo di conquistare la Terra.
Secret Invasion è un continuo ribaltamento di prospettiva, con colpi di scena disseminati abilmente in ogni capitolo fino alla sconvolgente rivelazione finale – che porta al maxi evento successivo, Dark Reign – mentre Bendis tiene incollati dalla prima all’ultima pagina torturando il lettore con i mille dubbi di una saga dai connotati paranoici; tutto accompagnato dai riusciti disegni di Francis Yu, incredibilmente dinamici, con efficaci splash page e con “trasformazioni” che sembrano uscire fuori dalla pagina e prendere vita.
All’epoca della sua uscita Secret Invasion fu un vero e proprio caso editoriale: nel primo decennio degli anni Duemila, la Marvel era in piena ristrutturazione narrativa, e aveva perso il gusto per i colpi di scena ben integrati nella trama, e che soprattutto avessero una loro funzione e consequenzialità.
Bendis in questo intuì che il pubblico aveva fame di storie che fossero omogenee dal punto di vista della continuità e importanti da quello narrativo: è per questo che riletta oggi, il ritmo di Secret Invasion funziona ancora. I disegni di Francis Yu trasmettono tensione e inquietudine (vedi la trasformazione dello Skrull da Valentina a Dugan, o quella del finto Pym) e le splash page riescono essere sia d’impatto sia funzionali ai colpi di scena (come il ritorno dei veri eroi sulla Terra: la loro uscita dall’astronave è un’immagine diventata iconica; o anche la morte di Janet Van Dyne).
Piuttosto, il difetto di una lettura estrapolata dal suo contesto cronologico – ovvero la seconda metà del 2008 – è quello di una narrazione monca perchè il finale, in linea con le storie dell’epoca, si riallaccia alla storyline che avrebbe tenuto banco subito dopo (in questo caso, la creazione della Cabala di Norman Osborn e il Dark Reign). Questo dovrebbe far pensare a come fossero impostate le storie negli anni 10 del XXI secolo: per quanto Secret Invasion funzioni bene come meccanismo narrativo, potrebbe sembrare che tutta la storia sia incentrata sui diversi colpi di scena che come abbiamo detto puntellano gli episodi. E che quindi la tensione che tiene insieme tutto vada via se si conoscono gli snodi, a differenza di storie che reggono invece l’usura del tempo perchè incentrate su altri elementi (pensiamo magari a capolavori riconosciuti come Born Again di Daredevil, o anche racconti politici emotivamente forti come il Cap di Ed Brubaker).
Una collana riuscita
Marvel Pocket Collection continua le ristampe in formato pocket, balenotteri di centinaia di pagine a un prezzo contenuto, proposte che Panini ha iniziato prima con gli Integrali – mensili bonellidi da edicola che hanno riproposto, tra le varie cose, tutta la run di Claremont sugli X-Men, le storie di Spider-Man scritte da Jean Marc DeMatteis prima e Todd McFarlane dopo e il Thor di Jason Aaron – e poi con Marvel MasterSeries, pocket da libreria che ristampano le run di alcuni autori come i Fantastici Quattro di John Byrne o lo Spider-Man di J. Michael Straczynski.
Prodotti editoriali belli da vedere, dall’impianto grafico sobrio ed elegante (che fa bella mostra di sé in ogni scaffale di fumetti che si rispetti) e con un ottimo rapporto tra qualità, prezzo e numero di pagine. La speranza è però che, oltre a storie più volte non solo premiate ma anche ristampate, il progetto possa riuscire espandersi a run ugualmente importanti e belle ma meno diffuse, che mancano dalle edicole e dalle librerie da diversi anni: vengono subito in mente i 60 numeri di Fantastic Four di TomDe Falco e Paul Ryan, o il Capitan America di Mark Gruenwald, dal 1985 al 1995, approssimativamente dal numero #307 al #443, che ha definito l’era moderna del personaggio, creando U.S. Agent e Crossbones, e introducendo trame iconiche come Captain America no more.
Abbiamo parlato di:
Marvel Pocket Series – Secret Invasion
Brian M. Bendis, Leinil Francis Yu, Mark Morales, Laura Martin
Panini Comics, 2025
Traduzione di Fabio Gamberini
192 pagine, brossurato, colore – 11,90 €
ISBN: 9791221932942













