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L’immortale, potente, ma umanissimo Thor (Marvel legacy: 3^ parte)

21 Febbraio 2026
Viene dalla mitologia norrena ma il genio di Stan Lee e Jack Kirby lo hanno reso umanissimo: è il biondo dio del tuono, capace di passare dal superomismo puro al fantasy.
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Se, come abbiamo visto nella puntata precedente, la testata di Capitan America ultimamente ha visto alternarsi autori in maniera veloce e vorticosa, il discorso è radicalmente differente per il biondo dio del tuono, che ha goduto di gestioni decisamente più lunghe.

Durante la fase del Marvel NOW! la serie aveva avuto ben quattro nuovi numeri uno ma un solo autore, infatti, Jason Aaron ha iniziato a scrivere il suo Thor nel 2013 e ha finito nel 2020, con Thor God Of Thunder proseguito poi con Thor (vol.4, secondo la numerazione progressiva), The Mighty Thor (vol.2), Thor (vol. 5), tutti a formare un’unica, mirabolante saga lunga sette anni con i disegni di Russel DautermanEsad Ribic e Mike Del Mundo.

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Nel 2020, con Marvel Legacy è arrivato però Donny Cates, che ha posto le basi per un nuovo Thor dopo gli scossoni della precedente gestione, che aveva visto il Dio del Tuono prendere il posto di Odino, diventando quindi il Padre di Tutti secondo le tradizioni degli Asi norvegesi. Ma pesante è la testa che porta la corona.

Il tonante di Cates è un dio afflitto da problemi più grandi di lui: senza la guida del padre, provato dopo la Guerra dei Regni, deve affrontare la minaccia dell’Inverno Nero e far fronte a delle visioni di morte che vedono il folle Titano Thanos sui cadaveri dei suoi compagni

Il Thor di Cates, insomma, è un personaggio frammentato e complesso, che regge a fatica il peso del comando: ed è un peccato che il bravo autore abbia dovuto interrompere la sua gestione all’improvviso, con il #26, per un grave incidente, senza aver potuto portare avanti e chiudere le sue trame. Cates si blocca con Vessilli di Guerra, crossover con la testata di Hulk, e le fila delle vicende vengono riprese da Torunn Grønbekk, discreta autrice norvegese che conclude la serie con il #35 senza nessun particolare picco narrativo e senza personalità.

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Di ben altro livello è invece l’autore che  ne prende le consegne/ il testimone, perché nell’ottobre del 2023 arriva una nuova serie (Immortal Thor, vol.1) disegnata inizialmente da Martin Coccolo e scritta da Al Ewing, colui che negli anni precedenti aveva rilanciato Hulk con Immortal Hulk in un ciclo geniale e indimenticabile per pubblico e critica, nel quale il personaggio –uno di quelli che spesso riesce a tirare fuori il meglio dagli autori che ne narrano le gesta– aveva compiuto un viaggio oscuro attraverso il codice dell’orrore, anzi del body horror, facendo anche i conti con il suo passato traumatico.

Con Thor l’approccio è tanto innovativo quanto affascinante: il sentiero che Ewing intraprende insieme al personaggio fa subito vibrare la testata con una forza primordiale, molto simile a quella che scosse la serie quando c’era Walter Simonson. Ma che per tanti versi supera ogni cosa mai vista su Thor. 

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I piani di lettura sono due: il primo rilegge la cultura scandinava portando in scena nuove e oscure divinità, il secondo è dichiaratamente metanarrativo. Il risultato è una storia che trasforma l’epica in riflessione e l’azione in linguaggio, in modalità sorprendenti, riuscendo anche a dare un’accelerata ad una continuity che languiva.

Se allora si è detto come la Marvel sia oggi, a tutti gli effetti, creatrice di un nuovo Epos moderno (nel senso etimologico del termine, con ἔπος che riporta alla “parola scritta” e quindi con riferimento ai miti e alle leggende di un popolo intero; proprio come la serialità Marvel è il Grande Romanzo Americano -che poi è più una suggestione che un oggetto culturale concreto, almeno nelle intenzioni di Stan Lee che se lo era posto come obiettivo- allora, Immortal Thor di Ewing mira a costruire una nuova Edda (l’Edda poetica, conosciuta anche come Sæmundar Edda o Elder Edda, è una raccolta di poemi sulla mitologia norrena tratti dal manoscritto medioevale islandese Codex Regius) per i lettori smaliziati di oggi.

Le nuove divinità fanno capo a Toranos, che nonostante in realtà sia la divinità celtica del tuono, viene qui utilizzato come un Utgard-Thor, ovvero il dio della tempesta proveniente da Utgard, che lui stesso definisce “la Terra delle Cose Vere”.

E proprio Toranos è un tassello fondamentale per capire la struttura che Ewing ha dato alla sua testata: Thor combatte Toranos sul piano fisico ma affronta anche il senso del suo ruolo (di Dio del Tuono) come divinità, sovrano e simbolo attraverso lo scontro verbale con Loki, che qui viene rappresentato come lo Scaldo di Asgard (lo scaldo era un poeta presso le corti scandinave durante l’epoca vichinga, il cui stile si contrapponeva a quello dell’Edda poetica).

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Enigmi, illusioni, trappole narrative costellano la narrazione e l’epica allora diventa funzionale a una riflessione sull’identità, su cosa renda un Dio ciò che è. Ewing ha la piena consapevolezza metanarrativa per condurre questo gioco complesso insieme al lettore, costringendolo a rileggere gli albi passati in una sorta di interattività della pagina stampata e riportando soprattutto Thor alle sue radici mitologiche nelle quali lo avevano immerso e immaginato Lee e Kirby: con in più, un innesto quasi semiotico (lavorando cioè molto sul simbolismo, sulle rune, sulla grafica degli albi) per trasformare, come detto prima, l’epica in linguaggio.

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Ben lontano dall’essere un “classico fumetto mainstream”, L’Immortale Thor ha la magnificenza intellettuale dei migliori albi Marvel, con la sua carica di innovazione nel momento in cui si interroga il racconto stesso chiedendo cosa voglia dire essere un supereroe oggi, alla luce soprattutto di reboot e remake. In più, Ewing riesce a dire la sua anche circa il Ragnarok, l’apocalittico evento centrale della mitologia norrena, che descrive la fine del mondo, la morte degli dei e la successiva rinascita del cosmo dopo una battaglia finale contro i giganti e le forze del caos: la ciclicità ontologica dell’evento ha spesso giocato a sfavore delle storie dove era narrato, in Immortal Thor diventa un vero evento, capace addirittura di emozionare con un finale inaspettato dove torna…. meglio non fare spoiler, meglio leggere gli albi.

Ora è il turno di Mortal Thor (numerazione legacy #706), appena iniziato negli albi italiani editi da Panini, sempre di Ewing, con il seguito di Immortal: una riflessione politica, dopo che letteraria? Staremo a vedere.

Gianlorenzo Franzì

Gianlorenzo Franzì

Nasce a Lamezia nel 1976, passa il tempo a laurearsi (prima in giurisprudenza, a Perugia, poi in Lettere con indirizzo Arti & Scienze dello spettacolo, a Roma), a vedere film, a leggere fumetti.
Pensa sia tempo perso, ma forse no: oggi è il direttore artistico di due Festival di cinema, il LIFF e il RCFF, collabora con Gigi Marzullo nella notte di RaiUno per Cinematografo, è giurato dei Nastri d’Argento ed anche docente di cinema, arte e teatro presso ACIPAL.
Ha anche scritto due romanzi e due saggi di cinema, collabora con Cinecritica Web e LaScimmiaPensa, ma ha scritto per Ciak, Film Tv, Nocturno, Weird Movies, Duellanti.
Il suo vanto è di avere circa 10.000 dvd e 15.000 fumetti, e allora continua a vedere film e a leggere fumetti.

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