Captain America Vol 6

Capitan America, uno scudo per tutte le stagioni (Marvel Legacy, 2^ parte)

24 Gennaio 2026
Captain America è il personaggio politico per eccellenza, e negli ultimi anni è stato al centro di revisioni autoriali eccellenti
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Capitan America: uno scudo per tutte le stagioni

Fin da quando nel numero #153 del 1972 iniziò a scriverla il leggendario Steve Englehart, la testata di Captain America è sempre stata la più dichiaratamente politica: negli ultimi anni, dopo l’esplosione del capolavoro di Ed Brubaker (dal 2004 al 2012, un ciclo di storie irripetibile), dal 2018 ai testi si sono succeduti grandi autori come Ta-Nehisi CoatesJackson Lanzing e Collin Kelly: e l’appena conclusa run di J. Michael Straczynski, sceneggiatore per il cinema (sono suoi i soggetti di Changeling di Clint Eastwood e la leggendaria serie tv Babylon 5) nonché autore di fumetti (storica la sua run su Amazing Spider-Man # 471/545).

Captain America Vol 1

Il ciclo di Coates (tecnicamente, vol.9 della collana) inaugura il Marvel Legacy di Cap, ed è stato forse il più complesso: fin dall’inizio, quando erano evidenti le possibilità e le suggestioni dell’eroe Marvel “più bianco” di tutti scritto da un autore che ha sempre incolpato i miti e le storie che l’America ha raccontato a sé stessa di aver coltivato quello strato culturale che ha creato e fatto crescere Trump. Le basi, oltretutto, erano perfette: Cap usciva dal crossover Secret Empire, storia epocale nella quale Steve Rogers era stato trasformato/sostituito (la differenza è troppo complicata da spiegare, in questo caso…) da un gerarca nazista dell’Hydra. Messo in prigione il suo doppelganger malvagio, per Steve si trattava di ripulire la sua reputazione e far cambiare idea ad un Governo che non lo voleva più, perché l’immagine di Cap era irrimediabilmente distrutta.

Nel corso della sua lunga storia, Capitan America era già stato in rotta con lo Stato,  diventando persino per un periodo nemico delle istituzioni. Ma stavolta era diverso, perché tutto si giocava su sfumature molto postmoderne: l’immagine, nel senso di percezione da parte del popolo (americano), della figura di Cap.

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Coates disse, a proposito: “Capitan America è un eroe politico, è impossibile scrivere una storia apolitica di Cap: ha una bandiera sul petto, non è un caso”, perché quest’eroe, uno dei primi della Atlas, è l’America ideale che, inevitabilmente, finisce per confrontarsi con quella reale. Inverno in AmericaCapitano di nienteLa leggenda di Steve, sono i titoli degli archi narrativi che spiegano bene la crisi tutta moderna in cui Coates fa sprofondare Steve.

Unico neo: le vendite non sono state abbastanza alte da permettere di tenere alto il livello dei disegnatori, visto che dai primi numeri con Leinil Francis Yu e Adam Kubert si è passati poi a disegnatori di ultima fascia.

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La gestione seguente si articola in due serie parallele: La prima (vol. 10, Captain America: Sentinel of Liberty) è affidata a Collin Kelly e Jackson Lanzing, la seconda, nella quale è Sam Wilson a svolgere il ruolo di Captain America (Captain America: Symbol of Truth), è scritta da Tochi Onyebuchi e con i disegni di R.B. Silva.

Due serie per due capitani: i tempi sono giusti e più che maturi perché Sam Wilson continui a portare lo scudo (conquistato in passato in Captain America: Sam Wilson vol. 1, 2015, o in Captain America, vol. 7, #25, 2015), perché il simbolo dell’America non sia “solo” bianco come Steve (per mostrare che il simbolo dell’America multietnica non può essere “solo” il bianco Steve). Che poi, in questo periodo i capitani sono quasi tre: a Rogers e Wilson si affianca James “Bucky” Barnes, che in passato ha portato lo scudo e il costume a stelle e strisce e in questo ciclo fa un ulteriore passo nella sua evoluzione, smettendo i panni di Soldato d’Inverno per diventare Rivoluzione.

I due cicli confluiscono nella storia Cold War, punto d’incontro non solo tra le due visioni tradizionali e opposte degli stati Uniti (simbolo classico e nuovo sguardo), ma anche con un nemico più imprevedibile e subdolo, rappresentato proprio da quell’ex Soldato d’Inverno che si infiltra, combatte e alla fine diventa parte del Circolo Esterno, organizzazione segreta che manipola gli equilibri di potere globali.

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Con Lanzing e Kelly è sempre più evidente che lo scudo di Cap non è (solo) un’arma, ma un’idea, un simbolo che mette a confronto le diverse generazioni di eroi (non per niente, proprio in questa lunga saga si svela che lo stesso scudo è stato forgiato proprio dal Circolo Esterno). In Cold War, ad uscire trionfante dal punto di vista narrativo è però Bucky Barnes, che completa la sua metamorfosi sfuggendo ad ogni etichetta, consapevole dei limiti suoi e dell’intera nazione ma nello stesso tempo anche di cosa va fatto per mantenere la pace. Si vis pacem, para bellum. In segreto, ovviamente.

L’arco editoriale di Joseph Michael Straczynski (vol. 11), invece, ha raccontato su un doppio binario la vita da adolescente di Steve Rogers e quella attuale di Cap, intrecciandole su uno sfondo misticheggiante e sempre fortemente politico, mostrando l’uomo che si incontra e si scontra con la Politica e la Storia.

Ancora una volta, una run che parte benissimo per finire sottotono: i disegni iniziali di Jesùs Saìz sono epici e plastici, pulitissimi ed evocatori, e alcune sequenze nei primi tre-quattro albi sono davvero potenti, capaci di legare dialoghi e disegni per creare un’atmosfera intensissima e potente. Interessantissima la ripresa della German American Bund, movimento di ispirazione nazista del 1933, che fa da contraltare alla parte più slabbrata del ciclo, ovvero quella dove la componente magica, con l’arrivo del Doctor Strange, è quantomeno straniante.

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L’unione delle due linee narrative porta a un ultimo ciclo divisivo (o lo si ama per come è o lo si odia, senza mezzi termini): entrano in scena Spider-Man e Thor (gli altri due eroi che Strac ha scritto per la Marvel) e quest’ultimo si porta dietro una trama legata ad Asgard. Infine, come se non ci fossero già abbastanza elementi, arriva anche una Dimensione Specchio e una lotta eterna tra Bene e Male… tanta carne al fuoco non sempre centrata, probabilmente anche perché le tavole di Carlos Magno negli ultimi numeri non riescono a tenere alta l’attenzione.

Attualmente è partita la nuova gestione, ad opera Chip Zdarsky e Valerio Schiti (vol. 12, numerazione legacy #772): che sembra volersi concentrare anche stavolta sia sul passato di Cap (un magnete, per gli scrittori…) ma in un’ottica inedita o quantomeno originale. Si, perchè questa volta Zdarsky si è messo in testa di ricontestualizzare la nascita di Capitan America posizionando cronologicamente il suo “scongelamento” dal ghiaccio non più negli anni ’60 ma nei primi anni 2000, dopo la tragedia dell’11 settembre.

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L’obiettivo è mostrare le reazioni emotive di un uomo che si risveglia nel nostro oggi, dove le problematiche politiche e sociali sono molto più complesse di decenni fa. Zdarsky sta facendo molto bene, complici i bellissimi disegni del nostrano Schiti, addirittura riuscendo ad inserire la testata nel bellissimo cross-over/affresco Un Mondo Sotto Destino, che tra il 2025 e il 2026 ha monopolizzato le maggiori serie Marvel. Il secondo numero è eccellente: Steve torna ad essere realmente “un uomo fuori dal tempo”, confrontandosi con una realtà che non riesce a capire. Tutto questo calato in un contesto geopolitico attualissimo: “l’America ora vede tutto e porta con sè un grosso bastone. Ossserviamo e chiediamo conto al mondo…e questo grazie a ciò che hai fatto tu in guerra“, dice David Colton, l’uomo che durante l’ibernazione del nostro eroe ha preso il suo posto. E proprio Cap riflette: “Abbiamo vinto, quello che ho fatto è servito. È questo che significa libertà ora? Un mondo intriso della nostra potenza militare, i nostri occhi ovunque…

(2-continua)

Gianlorenzo Franzì

Gianlorenzo Franzì

Nasce a Lamezia nel 1976, passa il tempo a laurearsi (prima in giurisprudenza, a Perugia, poi in Lettere con indirizzo Arti & Scienze dello spettacolo, a Roma), a vedere film, a leggere fumetti.
Pensa sia tempo perso, ma forse no: oggi è il direttore artistico di due Festival di cinema, il LIFF e il RCFF, collabora con Gigi Marzullo nella notte di RaiUno per Cinematografo, è giurato dei Nastri d’Argento ed anche docente di cinema, arte e teatro presso ACIPAL.
Ha anche scritto due romanzi e due saggi di cinema, collabora con Cinecritica Web e LaScimmiaPensa, ma ha scritto per Ciak, Film Tv, Nocturno, Weird Movies, Duellanti.
Il suo vanto è di avere circa 10.000 dvd e 15.000 fumetti, e allora continua a vedere film e a leggere fumetti.

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