Petrol Head è il nome del protagonista di questo fumetto, scorbutico robot costruito per essere un pilota da corsa in una gara automobilistica di un possibile futuro. Ma Petrol Head è anche il nome generico che viene dato a questi robot ormai obsoleti e inquinanti, relegati ai margini della società, a suggellarne ancora di più in qualche modo l’obsolescenza. Incapace di arrendersi, Petrol Head vuole portare avanti la sua programmazione di corridore a tutti i costi, realizzando clandestinamente un bolide da corsa. È tutt’altro genere di gara quella in cui si trova coinvolto però nel momento in cui incrocia la strada di Lupa, una ragazzina dodicenne, e di suo padre. La coppia trasporta un’invenzione che potrebbe cambiare la situazione climatica che ha costretto l’uomo a vivere sotto delle cupole. O, l’intelligenza artificiale che gestisce la città, vuole fermarli e impedire che l’invenzione lasci la città.
Così come il mondo di Petrol Head appare costruito a strati (con una Smog Zone in basso e una mitica “città” che si trova diversi livelli più in alto), c’è una certa stratificazione anche nella costruzione del fumetto. Lo spunto delle corse automobilistiche tra robot, che mescola in maniera intrigante retrofantascienza e un topos del genere (Mad Max non è l’unico richiamo possibile), non si limita a costruire il pretesto per una storia di fuggitivi braccati, ma semina diverse letture e temi, come le relazioni con l’intelligenza artificiale e quello ecologico, e una fitta rete di rimandi meno diretti a un intero universo immaginifico. Non è un gioco al citazionismo, perché non ci sono vere e proprie citazioni, quanto più rimandi a situazioni, tocchi di estetica e stilemi di prodotti fantascientifici che spaziano dal cinema all’animazione. Qualcosa di digerito, introiettato e restituito in una personale reinterpretazione degli autori.
La regia delle tavole è dinamica, con soventi splash page o disegni che erompono dalle vignette – soprattutto, ovviamente, nelle scene che coinvolgono veicoli – e colori digitali pop e ricercatissimi, che indugiano su riflessi e neon per conferire ulteriore tridimensionalità a un disegno dettagliatissimo, soprattutto quando riguarda tecnologie e oggetti meccanici.
Insomma, se la dinamica narrativa ci porta in elementi noti e già visti (”l’eroe” dimenticato e in disgrazia chiamato a un’ultima pericolosa corsa che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità), il risultato usa con originalità cliché e dejàvù, costruendo personaggi solidi e tridimensionali (e non solo graficamente), con una buona dose di ironia e con un piglio che non sfigurerebbe in un ottimo action movie.
Petrol Head è quindi un fumetto rumoroso e colorato, proprio come ci si aspetterebbe da una storia che parla di vecchi robot a combustione che guidano arroganti macchine da corsa retrofuturistiche, ma che non disdegna qualche spunto di riflessione, mettendo il giusto pizzicorino nell’attesa dei prossimi capitoli.
Abbiamo parlato di:
Petrol Head vol. 1
Pye Parr, Rob Williams
Traduzione di Valerio Stivé
Renoir, 2025
144 pagine, brossura, colori – 14,90 €
ISBN: 9788865673065










