
Il percorso di crescita e di comprensione di sé lo porta infine ad abbracciare una nuova identità segreta, autonoma rispetto all’ombra di Batman e in grado di dargli una nuova dimensione.
Ancora più degli Anno Uno di Robin e Batgirl, quello di Nightwing assume i contorni di un classico racconto di formazione: negli altri casi, infatti, assistevamo alle origini di quegli eroi in costume, che ancora molto giovani decidevano di indossare una maschera e buttarsi nella mischia, mentre stavolta il protagonista è già in attività e si trova nella condizione di dover evolvere se vuole continuare a vivere la sua missione.
Vi si può facilmente vedere una metafora dell’adolescenza, con tanto di frizioni con la figura paterna e bisogno di distaccarsi da essa per trovare la propria strada nel mondo. In quest’ottica la miniserie – originariamente serializzata in sei parti sulla testata Nightwing nel 1996 e ora riproposta in Italia da Panini Comics in volume – ha una marcia in più rispetto ai due precedenti, che la battono invece nel senso di “meraviglia” filtrato dalla visione giovanile e spensierata dei protagonisti.

Le ultime due parti convergono invece verso il finale e la piena trasformazione del ragazzo nella sua versione supereroistica adulta e indipendente, ed è azzeccata l’idea di basare questo lungo passaggio conclusivo su un team-up tra questo Nightwing primigenio e il secondo Robin (Jason Todd), appena uscito dall’addestramento di Batman.
In un colpo solo si fanno infatti agire insieme la prima spalla dell’Uomo Pipistrello e la sua nuova recluta e si marcano le differenze caratteriali tra i due, ottimo modo per non appiattirli e rendere vivace l’azione e i loro scambi di battute.

Quello che però stona in ogni caso è lo scarso spazio dedicato a preparare il terreno per il distacco tra vigilante e alleato: la tensione tra i due viene esasperata ad arte per un ritardo di Robin nell’intervenire al fianco di Batman in uno scontro, che a ben vedere non sembrerebbe essere un motivo sufficiente a compromettere in modo definitivo la loro collaborazione. Si fa intuire che ci sia un pregresso di casi simili ma in maniera troppo labile, per cui l’impressione è che i due autori abbiano voluto o dovuto correre per arrivare al punto di rottura e all’abbandono del costume rosso, giallo e verde da parte di Dick.

Le matite di Scott McDaniel e le chine di Andy Owens sono invece molto più “pesanti” e spesse, calcando la mano sui dettagli dei visi, sulla muscolatura che attraversa i corpi, sulle ambientazioni. In alcuni passaggi i volti sembrano quasi incisi nel legno, tanto risultano netti nel loro aspetto: c’è una forma di esasperazione del tratto, in contrasto con la semplicità di Pulido e Martin, che può anche essere associata metanarrativamente alle diverse atmosfere di questa avventura, attraversata da un nervosismo e un malessere estraneo ai due precedenti Anno Uno.
Il risultato finisce però per essere incerto nel complesso e in qualche passaggio le scene appaiono così cariche da non essere immediatamente comprensibili e apprezzabili.
I colori di Gregory Wright non aiutano in tal senso, privilegiando una tavolozza basica di toni piatti, che solo occasionalmente vira su soluzioni particolari come la monocromia per valorizzare certi interni o giochi di luce che comunichino il momento della giornata in cui si sta svolgendo l’azione.
La gabbia è piuttosto movimentata, in linea con la concitazione del segno: molto spesso troviamo una serie di vignette che si innestano su una splash page o su una quadrupla, oppure che coprono parzialmente i riquadri vicini. La loro disposizione è inoltre quasi sempre fantasiosa nella gestione dei “pesi” nella pagina, offrendo diverse soluzioni efficaci e mai banali pur senza affaticare l’occhio o compromettere la lettura sequenziale della vicenda.
Come segnale di stile si fanno notare alcune vignette che assumono forma tondeggiante o ovoidale, in taluni frangenti sposando l’estetica da mirino di un fucile per catalizzare l’attenzione su quanto visualizzato nel cerchio: una trovata bizzarra ma non priva di interesse.
Nightwing: Anno Uno risulta in definitiva un’opera complessivamente apprezzabile, anche se più per gli intenti e le atmosfere che per quello che racconta nel concreto; la narrazione frammentaria e i disegni ruvidi azzoppano un po’ il progetto, probabilmente il meno riuscito del terzetto dedicato alle origini della Bat-family, ma riesce comunque a rendere giustizia al personaggio e a offrire uno spaccato del panorama batmaniano su cui può valere la pena soffermarsi.
Abbiamo parlato di:
Nightwing: Anno Uno
Chuck Dixon, Scott Beatty, Scott McDaniel, Andy Owens, Gregory Wright
Traduzione di Sveva Scaramuzzi
Panini Comics, 2023
152 pagine, cartonato, colori – 20,00 €
ISBN: 9788828746317

