
L’autore racconta una vicenda leggera, lieve e diretta, con testi misurati, scarni e semplici. I dialoghi si articolano in botta e risposta mimetici e occasionalmente i discorsi si perdono nel contesto caotico della fiera a cui partecipano corpi e anime sempre più affaticati.
La narrazione efficace si scalda un po’ alla volta, sale di ritmo progressivamente e si sviluppa in un modo piuttosto prevedibile ma coinvolgente.
Più che alle dinamiche del fumetto-mondo, Vivès guarda ai rapporti umani, alle soddisfazioni e ai rimpianti, alle fissazioni e agli attimi fuggenti persi o vissuti nel corso dell’esistenza. I grigi del fumettista funzionano bene, riempiendo gli spazi senza sovraccaricarli e lasciando respiro al lettore.
Il pubblico non deve soffocare, perché neppure i personaggi si fanno schiacciare, anche se si ritrovano immersi in un’emozione potente. Il segno guizza e a volte è quasi etereo, ma si ferma a seconda della necessità e con immediatezza tratteggia personaggi e situazioni.
Tra le tante figure coinvolte, si va dal disegnatore protagonista e dalla donna che ne cattura l’interesse alla folla di appassionati in coda per una dedica, colpisce un personaggio secondario, perché il suo volto è più dettagliato degli altri e appare più scavato, sempre molto deciso.
Con L’ultimo week-end di gennaio, Vivès conferma di saper cambiare registro con naturalezza, di riuscire a toccare le diverse declinazioni e gradazioni dei sentimenti da un’opera all’altra, senza perdere brillantezza.
Abbiamo parlato di:
L’ultimo week-end di gennaio
Bastien Vivès
Traduzione di Francesco Savino
Bao Publishing, 2023
184 pagine, cartonato, bianco e nero – 22,00 €
ISBN: 9788832737899









