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Gionni Peppe e Gionni Lupara: i neri di “lisca di pesce” Jacovitti

Ci sono volumi che vanno oltre la semplice funzione di vetrina/contenitore degli autori e dei personaggi che ospitano e offrono a corredo tutto quel di cui l’acquirente causale e anche il lettore più appassionato ed esigente hanno bisogno, per potere appieno apprezzare l’opera.

Gionni Peppe e Gionni Lupara: i neri di “lisca di pesce” Jacovitti - copertina-gionni-mini1

È il caso di questo volume di NPE stampato nell’aprile del 2013. Seppure riproponga due personaggi che avevano visto la luce per la prima volta negli anni Settanta, si può considerare, a buon ragione, come un inedito assoluto, sia per i contenuti che per l’apparato testuale a corredo. Le storie sono pubblicate,  per la prima volta, non più in bianco e nero ma a colori, così come le aveva immaginate Franco Benito e come avrebbe desiderato fossero stampate.
Il completo pezzo introduttivo di ha la capacità di contestualizzare i personaggi
, sia nell’ambito della ricchissima produzione dell’autore,  sia nei riferimenti alla situazione storica e politica del periodo di pubblicazione. Infine, grazie all’accurata stesura di annotazioni in appendice,  al lettore è fornita ampia spiegazione sulle relazioni delle vignette con l’attualità del periodo e anche su varianti e censure che furono apportate. L’apparato filologico e critico, insomma, non potrebbe essere più accurato.
Ad arricchire viepiù la parte testuale interviene il contributo di Andrea Sani: Tutti i gangster di : da Jak Mandolino a Gionni Peppe, il quale racconta dei progenitori dei due personaggi di Jacovitti pubblicati da , inquadrandoli nel filone del cosiddetto “gangster-movie”.

Detto quanto dovuto sulla esattezza critica dell’opera, non è possibile non spendere due parole sui personaggi che vitalizzano la pubblicazione e sul loro autore, pur nella consapevolezza che i curatori del volume sanno essere generosi di note critiche e approfondimenti, più di quanto possa fare io in questo contesto.

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Jacovitti iniziò la pubblicazione di Gionni Peppe su (1973) per la stima personale che l’allora direttore, , nutriva nei suoi confronti. L’autore, dal suo personale punto di vista, era persuaso che avrebbe potuto dare finalmente vita a storie più mature ma sopratutto più libere da condizionamenti, una volta svincolato dalle pastoie dei giornali “per ragazzi”  come Il Vittorioso, Il Giorno dei Ragazzi e Il Corriere dei Piccoli, su cui aveva sino allora lavorato. In effetti attraverso i due Gionni, Jacovitti dà sfogo a una libertà linguistica ed espressiva, anche nella figurazione dei personaggi, che sino a quel momento non gli era stata consentita.
Lo Jacovitti che pubblica su Linus è quello della compiuta maturità e si è dotato di un tratto oramai perfetto che rimarrà pressoché immutato. L’artista ha abbandonato la sovrapposizione quasi ossessiva delle linee che un tempo, filiformi, andavano a modulare il tratto. La sua linea, per niente modulata, adesso è sicura, perfetta attraverso un unico passaggio, assolutamente adeguata ad  esprimere compiutamente i tipi deformati e irripetibili. La consueta sovrabbondanza di figure, quasi personaggi di un dipinto di Hieronymus Bosch trasformati sullo scenario della Commedia dell’Arte, persistono ad affollare le vignette oltre ogni ragionevole limite. 

Gionni Peppe e Gionni Lupara: i neri di “lisca di pesce” Jacovitti - jacovitti-lupara-miniCome si diceva, il linguaggio parlato dai personaggi di Jacovitti si libera dai condizionamenti censori e riconquista una sua fondamentale purezza bastarda. La lingua di Jacovitti non è mai stata l’italiano ma un surreale gergo fatto di imbastardimenti dei termini originari, di deformazioni condizionate dalle attrazioni linguistiche delle ambientazioni dove sono mossi i personaggi. Su Linus questo linguaggio, libero di ogni freno,  assume valenze smodate, con risultanze, non si sa, se più surreali o comiche. Per inciso si sottolinea come manchi, a livello di critica fumettistica, il contributo  di uno storico della lingua sul gergo jacovittesco. In altri termini, manca qualcosa di simile  al lavoro di Omar Calabrese sulla parlata dei personaggi di Andrea Pazienza, analizzata come fusione di disparate componenti dialettali nell’ambiente degli studenti universitari.

Purtroppo la libertà riconquistata fu effimera. Jacovitti, anarchico per modi e per espressione artistica, sostanzialmente scettico in politica, non mancò di ironizzare , attraverso il suo lavoro, sulle manie dei sedicenti rivoluzionari del post Sessantotto (ma non si esimé di ridicolizzare pure l’ultradestra). I colleghi di Linus più impegnati a sinistra, il direttore Del Buono e persino la rivista stessa non furono risparmiati dal tratto dissacratorio dell’artista.

E finì così che anche sulla “libertaria” rivista Linus certe vignette furono “purgate di alcune intemperanze” (p. 15).
La pagina delle lettere di Linus divenne una palestra su cui si cimentarono, con toni anche aspri, coloro che tacciavano Jacovitti di fascismo. Gli stessi, che nelle piazze urlavano: “la creatività al potere”, divennero  primi detrattori di una espressione singolare di creatività anarchica, e forse anche folle, nel fumetto italiano.

Il 12 dicembre del 1974, con l’unico rimpianto del direttore , la collaborazione di Jacovitti con Linus si concluse definitivamente.

Questo volume restituisce al lettore, sicuramente scevro delle preclusioni del tempo, il giudizio sull’opera di Jacovitti di quegli anni. Ma non solo. Per la ricchezza e la completezza dell’apparato critico a supporto del contenuto, mostra la strada da seguire per chi intenda riproporre al pubblico autori e personaggi del fumetto.

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Abbiamo parlato di:
Jacovitti. Gionni Peppe e Gionni Lupara
Nicola Pesce Editore, 2013 
128 pag, copertina rigida, colori – 19,90€
ISBN-10: 8897141188

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