Uno spettro si agita tra le nuvole di carta: il comunismo nel fumetto

Uno spettro si agita tra le nuvole di carta: il comunismo nel fumetto
Due fumetti, firmati da Mabel Morri uno e da Silvano Mezzavilla e Luca Salvagno l’altro, analizzano in modo diverso la storia del Partito Comunista Italiano.

In questo 2021 che segna il centenario della nascita del Partito Comunista Italiano, due fumetti usciti a breve distanza di tempo l’uno dall’altro raccontano e celebrano quello che è stato il partito comunista più importante nella storia dell’ Occidentale e uno dei protagonisti fondamentali della storia politica, sociale e culturale italiana.
Le due opere, per molti aspetti, sono tra loro complementari e la loro lettura ravvicinata offre un quadro abbastanza esaustivo di ciò che è stato e ha significato il PCI, oltre a favorire un confronto tra i due fumetti che, pur affrontando la materia con intenti e prospettive diversi tra loro, mostrano vari punti di tangenza.

Il peccato originale: la prima scissione, da cui tutto nacque

QUELLI-CHE-A-LIVORNO_coverSeguendo un semplice criterio cronologico, la lettura dovrebbe cominciare da Quelli che a Livorno, scritto da Silvano Mezzavilla per i disegni di Salvagno ed edito da Kellerman. A cavallo tra saggio di graphic-journalism e narrazione inventata, questa graphic novel come riporta il sottotitolo è la cronaca della scissione che avvenne nel 1921 a Livorno durante il Congresso del Partito Socialista da cui nacque il Partito Comunista d’Italia, antenato del PCI.
Eleggendo a protagonista del racconto l’operaio milanese Luigi Repossi – che con Gramsci, Fortichiari, Terracini, Bordiga e Bombacci faceva parte del nucleo dirigente della frazione del partito socialista che dichiarò la scissione – il fumetto racconta, giorno per giorno, gli eventi che accaddero dal 15 al 21 gennaio nel teatro Goldoni della città toscana.

Mezzavilla, facendo largo uso dei resoconti storici ufficiali, crea una narrazione cronachistica, riportando quasi per intero i discorsi dei vari delegati che si alternarono sul palco del congresso, parole di personaggi che hanno fatto la storia italiana come Filippo Turati, Amedeo Bordiga e Giacinto Serrati. A questa porzione di racconto storico, affianca i dialoghi, di stampo finzionale, tra i vari protagonisti che avvengono durante le pause del congresso e gli incontri privati, dando spessore caratteriale e psicologico ai personaggi per farli uscire dalla bidimensionalità che nei decenni hanno finito per assumere nei libri e nei testi scolastici.

Oltre a ricostruire con chiarezza il difficile momento storico in cui si consumò quella scissione che, di fatto, indebolì l’opposizione politica al movimento fascista in Italia (basti ricordare che la marcia su Roma avviene meno di due anni dopo quell’evento, il 28 ottobre 1922), creando le premesse di quello che sarebbe avvenuto nei vent’anni successivi, questa cronaca a fumetti evidenzia con forza la criticità endemica che da sempre ha connotato i movimenti politici della sinistra italiana, elemento peraltro ben contestualizzato nella prefazione al volume firmata da Michele Serra. Quella prima spaccatura del partito socialista in due frazioni, una riformista e una rivoluzionaria si sarebbe trasformata con il passare degli anni e poi dei decenni in una sorta di malattia genetica che la sinistra ancora oggi si porta addosso e che da sempre ne mina le potenzialità politiche, un sabotaggio involontario che in più di una occasione si è incancrenito in un canone ortodosso autolesionista.

QUELLI-CHE-A-LIVORNO_int_01A dar corpo alla sceneggiatura di Mezzavilla è chiamata la mano di Salvagno che adotta per l’occasione un’efficace mezzatinta realizzata tutta a matita. Vignette estremamente dettagliate si compongono in una tipica griglia italiana a tre strisce che talvolta si apre per ospitare delle quadruple e che, intelligentemente, si decompone e scompare nelle pagine che ospitano la trasposizione dei discorsi più importanti dei delegati, nelle quali lo stile scelto dal disegnatore si rivela vincente.
Salvagno sceglie, infatti, per illustrare questo fumetto uno stile molto vicino al realismo, nei volti come nell’ambientazioni. Ricostruisce sulla tavola quasi alla perfezione luoghi, scorci urbani, arredi, abbigliamento e tratti somatici dei personaggi, per trasmettere con forza la realtà degli eventi narrati. Allo stesso tempo, però, ci sono tavole nelle quali troviamo corpi deformati, esagerati nelle proporzioni, palesemente finti ma allo stesso tempo riconoscibili, che servono a evocare la tensione, l’adrenalina e anche – dalla prospettiva della storia – la grandezza e l’importanza degli episodi che accaddero in quei cinque giorni del gennaio ’21 e che segnarono l’inizio di una storia che sarebbe durata per il resto del XX secolo.

Scegliere la parte giusta della Storia

Morri_PCI_coverQuella storia, che si dipana per i successivi 80 anni, oltre a essere quella del PCI e delle donne e degli uomini che vi hanno aderito, è quella di un pezzo del nostro Paese. Ed è questo che racconta nel suo fumetto, Dalla parte giusta della Storia, autoproduzione dell’associazione Gli amici dell’Unità solidale di Senigallia, città in cui l’autrice risiede da qualche anno.

Partendo dunque da un contesto locale come quello della cittadina marchigiana, l’autrice riminese sviluppa un racconto che, muovendo i suoi passi proprio dalla scissione di Livorno del 1921, mischia nelle pagine gli anni successivi della storia politica del PCI, i grandi fatti di portata nazionale come gli episodi di cronaca locale, arrivando e fermandosi ai primi anni ’80. Il perché di quella scelta lo abbiamo chiesto direttamente alla fumettista (in una intervista che potete trovare qui), ma in ogni caso è facile supporre da dove essa sia derivata. Fu proprio in quel frangente storico che il PCI ottenne il suo massimo consenso elettorale e politico ed ebbe alla guida uno dei suoi più grandi esponenti, se non il più grande: Enrico Berlinguer.

Come è abitudine nei suoi fumetti, Morri parte dal particolare, da una storia “piccola” e semplice incentrata su una famiglia di Senigallia per poi aprire la narrazione a una cronaca composta dagli episodi più importanti dell’esperienza comunista italiana, non fermandosi soltanto agli aspetti politici, ma ampliando il campo al racconto delle lotte sindacali, delle manifestazioni studentesche e delle iniziative culturali che per decenni sono stati uno dei simboli della sinistra italiana.
Dalle pagine del fumetto traspaiono evidenti l’importanza politica che il PCI ha avuto nella storia repubblicana del nostro Paese, caso unico nell’ambito comunista europeo, e ancora di più per l’ambito sociale. Un partito che è stato capace di dare vita a un proprio sindacato, a un proprio quotidiano, a una casa editrice, ad associazioni culturali e sportive come l’ARCI e la UISP, ad assicurazioni come l’UNIPOL; un partito politico che, di fatto, ha contribuito a tessere la trama del tessuto sociale italiano: “Il PCI è stata casa” per molti dal Dopoguerra in poi, come fa dire l’autrice a uno dei suoi personaggi.

PCI2021_16Nella carrellata di figure storiche che scorrono lungo le pagine, Morri pone giustamente una forte attenzione sulle donne che hanno fatto la storia del partito, figure nazionali di primo piano, ma anche e ancor di più, ordinarie operaie, sindacaliste, studentesse. Il lato femminile della sinistra è stato quello che ha costruito la rete capillare di solidarietà e aiuto sull’intero territorio nazionale e un racconto non può prescindere da mettere in evidenza questo aspetto.
Le donne sono da sempre un elemento fondante nei lavori della fumettista, ma in questo caso diventano ancora di più significanti per la storia che si sta raccontando.

La narrazione scorre densa, ogni pagina trasuda di avvenimenti, di anni condensati nei balloon di testo e la scelta che Morri fa è quella di dare a ogni tavola una struttura assolutamente libera, nella quale immagini a tutta pagina si sovrappongono e compenetrano in vignette dai contorni precisi, dove lo studio e il bilanciamento tra disegno e testo si concretizzano in una composizione dei balloon progettata tanto quanto quella dei singoli pannelli.
L’autrice in questo fumetto torna poi al bianco e nero, dopo l’esperienza del colore fatta in Un giorno più bello, quel bianco e nero con cui è nata e che padroneggia con estrema perizia. Lo stile che qui ritroviamo è una linea chiara precisa e netta, ma al contempo estremamente dinamica. Gli echi vanno in alcuni frangenti ai lavori di , nella strutturazione delle tavole ma ancora di più nella capacità di caratterizzazione dei personaggi, con quelli di finzione tanto reali quanto quelli storici, anzi ancora più vivi nelle pose, le smorfie, gli atteggiamenti. Per radicare, anche in questo caso come in Quelli che a Livorno, il racconto nella realtà: là era quella storica, qui anche quella quotidiana e locale.

Tangenze e distanze

Questi due fumetti che trattano in pratica della stessa materia presentano dei punti di tangenza e anche delle distanze che la lettura in successione fa emergere con particolare chiarezza.
Il più evidente tra i primi è la quantità di testo presente nelle pagine. Sia Mezzavilla che Morri si sono trovati davanti al compito di condensare in una ottantina di pagine due cronache entrambe fitte di episodi: da un lato un congresso durato cinque giorni che visse di decine di discorsi fatti dai delegati delle varie fazioni del partito socialista, dall’altro circa sessant’anni di storia politica e sociale costellata da numerose vicende interconnesse, condensate talvolta in pochi mesi, che si susseguivano senza soluzione di continuità, come è stato più in generale per tanti fatti storici accaduti nel cosiddetto “Secolo breve”.
Le parole dunque sono tante, così come molta è la concentrazione che la lettura giustamente richiede, ma tanto Morri che Salvagno hanno saputo creare una composizione delle tavole capace di mirare sempre al bilanciamento anche visivo tra disegni e testo, giocando con la posizione dei balloon come fa la fumettista riminese, la forma del lettering e l’uso grafico delle didascalie, che per Salvagno diventano veri e propri elementi di costruzione delle pagine, nei frangenti in cui illustra i discorsi dei vari delegati politici.

QUELLI-CHE-A-LIVORNO_int_02

Altro elemento di vicinanza è senza dubbio la scelta in entrambe le opere di unire insieme il racconto di fatti storici e una finzione narrativa che funga da tessuto connettivo di questi e che si concretizza in modi diversi nei due fumetti.
In Dalla parte giusta della storia, la famiglia senigalliese diventa filtro attraverso cui raccontare, e soprattutto spiegare, le vicende della sinistra italiana, per estrapolarle dal contesto storico e darne una interpretazione più intima e altrettanto veritiera.
Nell’opera di Mezzavilla e Salvagno invece le parti di fiction, come già accennato, diventano il meccanismo attraverso il quale estrarre dalle pagine delle cronache e dei libri di storia i personaggi protagonisti, per dar loro spessore umano e, in questo modo, avvicinarli all’altezza dello sguardo dei lettori.

Per quanto riguarda le differenze tra i due fumetti, facendo salve le ovvie diversità di stile degli autori, quella sulla quale merita soffermarsi è il tono narrativo che viene declinato in modo diverso.
Come abbiamo già detto, Quelli che a Livorno si avvicina molto a una cronaca giornalistica a fumetti e l’ampio riferimento che Mezzavilla ha fatto alle fonti ufficiali dell’epoca (e successive) fa sì che nelle pagine non si percepisca un giudizio storico sui fatti raccontati, quanto piuttosto emerga la volontà di dare spazio ai vari punti di vista che animarono il congresso socialista, evidenziandone limiti e punti di forza, tanto dell’ala riformista quanto dell’ala rivoluzionaria che alla fine decise di dare vista al partito comunista.
Se una forma di giudizio traspare dal racconto, la si ritrova da un lato in come venga comunque ben esplicitato che la scissione a sinistra di fatto indebolì l’opposizione al fascismo, diventando il primo di tanti frazionamenti che avrebbero contraddistinto la storia del partito; dall’altro, sempre seguendo questo filo del ragionamento, Mezzavilla nelle schede finali di presentazione delle varie figure storiche non si esime dal far notare che molti di coloro che decisero la nascita del Partito Comunista d’Italia – a cominciare da lo stesso Luigi Repossi – già pochi anni dopo furono espulsi dal partito, sintomo di una instabilità insita nel pensiero politico di sinistra italiano.

PCI2021_10La voce scelta da è invece evidentemente più celebrativa e questo è evidente fin dal titolo del suo fumetto. L’intento è quello di celebrare e omaggiare nella ricorrenza del centenario i meriti e gli aspetti costruttivi che l’esperienza politica e sociale del PCI ha inanellato durante i decenni della propria storia. L’autrice è brava a non cadere nell’errore di negare le criticità, gli sbagli e anche le contraddizioni che hanno accompagnato i comunisti italiani, di cui fa comunque cenno in varie pagine; semplicemente sceglie di puntare il suo riflettore su una caratteristica che, oggettivamente, è sempre stata propria del pensiero della sinistra (e anche del pensiero democratico più in generale): quella capacità e quella volontà di discutere, di essere disponibile ad ascoltare e a includere nel dibattito i punti di vista più diversi, per poi arrivare a una sintesi che dettasse una linea di pensiero e di azione. Qualità che, anche questo è inutile negarlo, in alcuni frangenti si è anche trasformata in limite e incapacità di azione.

A prescindere comunque da affinità e distanze, il merito che bisogna ascrivere a Mabel Morri, Silvano Mezzavilla e Salvagno è quello di essere stati capaci di usare il linguaggio del fumetto per raccontare con immediatezza alcune delle vicende più importanti della storia italiana del XX secolo.
Quelli che a Livorno e Dalla parte giusta della storia portano fuori dalle pagine dei libri di storia e di saggistica politica tutta una serie di avvenimenti e li rendono fruibili in modo più diretto e più ampio a un pubblico di lettori che magari, anche per età anagrafica, non avrebbero mai avuta la curiosità intellettuale di andare a ricercarli nelle cronache storiche, privandoli di fatto della conoscenza di alcuni elementi ancora oggi imprescindibili per decifrare l’attualità politica e sociale del nostro Paese.

Abbiamo parlato di:
Quelli che a Livorno
Silvano Mezzavilla, Salvagno
, 2021
96 pagine, brossurato con alette, bianco e nero – 20,00 €
ISBN: 9788867670246

Dalla parte giusta della storia

Associazione Gli Amici dell’Unità solidale, 2021
78 pagine, brossurato, bianco e nero – 11,00 €

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.