
Il modo migliore per continuare a far esistere un personaggio di fantasia è non aver paura di farlo evolvere. L’atrofizzazione delle sue caratteristiche, dei modi di fare e del tipo di avventure che vive, rappresenta quasi sempre l’anticamera del pensionamento o della collocazione all’interno di un mitico passato frequentato solo dai cultori.
Di contro, tenere sempre in movimento la propria creatura, affidandola anche a mani nuove, può essere un modo per testimoniare la duttilità di una figura narrativa e la sua costante modernità: anche se questo personaggio ha già cinquant’anni sulle spalle, come Lupo Alberto.
Il fumetto creato da Silver nel 1974 ha attraversato la seconda parte del Novecento italiano tra alti e bassi, ma certamente il suo ideatore non l’ha mai trascurato e anzi l’ha custodito con intelligenza: preservandone il potenziale senza rinchiuderlo in una teca.
Ha iniziato molto presto ad affidare Lupo Alberto ad altri fumettisti che l’hanno affiancato e ne hanno scritto e disegnato le avventure in tutte le declinazioni che hanno conosciuto, e pertanto non deve davvero stupire un progetto come Tutto un altro Lupo, nel quale autori giovani e della scena indie, capitanati da Lorenzo La Neve (già fondatore dell’etichetta indipendente Bad Moon Rising), hanno avuto la possibilità di cimentarsi con il personaggio, sperimentando stili e approcci in maniera libera e fantasiosa.
Originariamente ospitate in uno spazio ad hoc sul magazine ufficiale, recentemente queste storie sono state ristampate in un volume edito da Gigaciao, che rende onore all’intera operazione.
Una miscela variegata di stili

Costruite come brevi flash fulminanti, più sullo stile delle strisce che su quello delle avventure di più ampio respiro, queste opere puntano molto su due elementi: l’attenzione al cast e la voglia di giocare con l’estetica.
Tra le mani di Lorenzo La Neve e degli altri autori che hanno collaborato con lui, Alberto, Marta, Enrico La Talpa, Cesira, Mosè e tutti gli altri membri della Fattoria McKenzie appaiono fedeli a sé stessi e alle loro caratteristiche, portando avanti le idiosincrasie e tutti quei tratti paradossali che li hanno resi celebri nel corso dei decenni.
La novità non è tanto nell’interpretazione, quindi, che viene semmai costruita all’interno di situazioni più contemporanee, ma nell’approccio visivo alla serie: la prima prova è effettivamente emblematica in tal senso, perché con Alla larga, lupastro! lo sceneggiatore non fa altro che rinarrare gli eventi delle strisce iniziali di Silver, qui cucite insieme, ma l’elemento di novità è dato dai disegni geometrici di Matilde Simoni, che destruttura in forme elementari i corpi di Alberto, Marta e Mosè in un esercizio di sintesi spiazzante ma riuscito, perché, giocando con gli incastri tra rettangoli, quadrati e cerchi, nonché con i colori delle singole figure, dimostra la perfetta riconoscibilità di questi personaggi; approccio grafico simile a quello adottato peraltro da The Sando in Grassone, anzi, lupastro!

Altri esempi notevoli in tal senso sono Il congegno da gaming, nella quale Gaia Magnini trasforma il cast con un effetto tridimensionale simil-plastilina perfettamente calzante con lo svolgimento della storia, che vede i protagonisti catapultati dentro un videogame vintage e probabilmente avariato; oppure Talpavania, nella quale Roberto D’Agnano si sbizzarrisce nel creare pagine che sono un’esplosione di fantasia e di inventiva non solo nei tanti dettagli umoristici disseminati in ogni angolo, ma anche nell’uso sapiente della gabbia costruita come un labirinto in coerenza con la quest che affrontano i protagonisti.
Tra gli stili più peculiari è d’uopo citare il Dottor Pira, che con Crisi d’identità e Lupo Albergo sfoggia il suo tratto molto semplice e carezzevole per due storielle dal sapore surreale, sognante e straniante, centrando perfettamente certi “voli pindarici” per nulla estranei alla serie e mantenendo sempre la riconoscibilità dei personaggi.
Molto interessanti, infine, interpretazioni maggiormente grezze per Alberto, che assume fattezze più ferinamente lupesche in The song of the full moon di Nova, in Enrico’s smackdown di Cecilia Petrucci e Andrea Boscolo e in Lupo Alberto Anno Zero di Federico Gaddi; o particolarmente cartoonesche come in Il ritratto di Mattia Di Meo e Gattacci M.C. di Fran; tutte versioni differenti tra loro, che restituiscono un dinamismo estetico davvero galvanizzante e in grado di tenere sempre desta l’attenzione del lettore.

Quando i riflettori si spostano dalla fattoria per puntare su un altro mattatore dell’universo silveriano – ancorché ereditato da Bonvi – come Cattivik, ecco che la matita sporca e graffiante di artisti come Roberto D’Agnano, Spugna, Mattia “Drugo” Secchi e Davide Minciaroni si cala alla perfezione nel contesto fognario e malsano del rozzo personaggio, con un sottosuolo straripante di lerciume e un design del protagonista che, partendo dalla tipica forma a pera, trova modi interessanti per caratterizzarlo in maniera più personale e alternativa, modulando l’aspetto di denti, occhi, gambe e scarpe sul suo corpaccione.
Le trame assecondano di volta in volta il carattere schifoso del protagonista, come in Fugner King, o quello guascone e infido in Sewer’s Idols; menzione d’onore per L’ora d’aria di Cattivik, nella quale il personaggio si reca in vacanza alla Fattoria McKenzie trovandosi però strapazzato dalle richieste dei suoi abitanti, in un crossover spassoso e ben giocato.
Personaggi e generi

Se è pur vero che è il disegno a rappresentare il principale elemento di “rottura” con il classico Lupo Alberto, non sono comunque da trascurare alcuni spunti a livello di sceneggiatura, capaci di rinfrescare le dinamiche dell’universo McKenzie, inserendo spesso e volentieri riferimenti all’intrattenimento contemporaneo o a situazioni quotidiane.
L’introduzione di Clara, giovane nipote di Enrico La Talpa e Cesira proveniente dalla città, è un ottimo esempio di come gli autori vogliano infondere la propria visione all’interno delle storie, tramite un personaggio che li rispecchia per età e attitudine e che può contribuire a portare quello scompiglio nelle dinamiche consolidate grazie alla sua conoscenza del web, della moda e di tutto quanto è moderno.
Le citazioni ai videogame cui si accennava, sfruttate narrativamente senza forzature, sono un altro esempio di questo discorso, così come il rimando diretto a una serie TV di culto quale La fantastica signora Maisel, adattata con l’avventura in due tempi Marvelous Mrs. La Talpa in maniera efficace e briosa, mantenendo un ottimo equilibrio tra le premesse più serie e l’atmosfera leggera da stand-up comedy; si rende inoltre piena giustizia a Cesira, capace finalmente di brillare indipendentemente dal ruolo di moglie, il tutto vivacizzato dal segno morbido e cartoon di Francesco Guarnaccia che rende le linee dei personaggi sinuose e tratta fluidamente le ambientazioni nonché la griglia.
Degne di nota sono inoltre certe performance del “Tappo” della fattoria, tra cui val la pena citare Enrico esattore di La Neve e Guarnaccia, Un tipetto un po’ noir di La Neve e Alex Comandatore e Lui è la notte di La Neve e Lorenzo Mò: nella prima il Signor La Talpa si fa prendere troppo la mano dal compito di riscossore delle tasse che gli è stato affidato, mentre nella seconda e nella terza vengono riprese con divertita sagacia due identità alternative del personaggio, quella del detective Sam Falco e quella del Giustiziere Mascherato, per brevi pantomime che giocano molto su monologhi e dialoghi scollegati dalla realtà. In tutti i casi il carattere iconoclasta, individualista e becero della talpa viene preservato con naturalezza e fedeltà al modello originario.

La doppietta Maruta e Maruta & Kurara di La Neve e Simoni, infine, compie una riuscita ibridazione dell’universo silveriano con le atmosfere manga, in una divertente messa in scena dei vari stereotipi degli shōjo tramite una liceale che si innamora di Alberto e lo sfoggia prima a scuola e poi a casa, presentandolo ai genitori. L’assurdo effetto provocato dal vedere due mondi così diversi che si incontrano è accentuato dalle matite di Simoni, in ottima mimesi con lo stile orientale per quanto riguarda gli esseri umani e deliziosamente puccioso con gli animali antropomorfi.
In quasi tutti i casi i risultati sono genuinamente divertenti, è importante sottolinearlo: non si tratta di sfoggi di stili particolari fini a sé stessi o di trovate innovative tanto per fare, ma di opere che sfruttano appieno questi personaggi per far ridere o sorridere, semplicemente con un approccio peculiare che però rappresenta un modo nuovo di far recitare il cast e di visualizzarlo, riuscendo a scatenare la risata anche tramite la stretta interconnessione tra scrittura e disegni.
Il team Gigaciao

La modalità di pubblicazione di queste storie chiedeva a gran voce una ristampa più organica e strutturata e Gigaciao – la casa editrice fondata nel 2022 da Sio, Fraffrog, Giacomo “Keison” Bevilacqua e Dado – era probabilmente il “luogo” più adatto per raggrupparle in un unico volume, complice il percorso editoriale di questa realtà e la comunanza con molti degli autori che hanno lavorato a Tutto un altro Lupo.
Il tomo si presenta molto bene, tra copertina con alette, foliazione importante, solida grammatura della carta e diversi editoriali utili a contestualizzare l’operazione: c’è un’introduzione di Silver, un lungo articolo iniziale di Lorenzo La Neve e altri due contributi – di La Neve e di Luca Baino, supervisore editoriale Gigaciao – che approfondiscono un paio di sezioni specifiche.
Non solo: il sommario si arricchisce infatti di quattro storie inedite, realizzate per l’occasione da Sio, Dado, Stefano Conte “The Sparker” e Bevilacqua, nelle quali i fumettisti hanno potuto reinterpretare a loro volta Lupo Alberto e gli altri.
Nel primo caso, sorprende come il cast della Fattoria McKenzie risulti così a proprio agio nello stile essenziale di Sio, riscoprendo quella semplicità che permette di godere di una trama simpatica e capace, come nel classico stile dell’autore, di prendere risvolti non-sense e sottilmente perfidi; Dado racconta di un branco di lupi che vorrebbero prendere il controllo della fattoria, permettendo ad Alberto di diventare un eroe, il tutto con un tratto morbido e accattivante, mentre The Sparker opta per un’avventura dove il protagonista e Mosè si scontrano a bordo di mecha giganti, ricca d’azione e umorismo. Bevilacqua, infine, si concentra su Cattivik con una storia nella quale il nero criminale tenta di correggere il proprio caratteristico difetto di pronuncia, con esiti esilaranti e paradossali. Il segno dell’autore, da sempre a metà tra realistico e umoristico, si presta peraltro molto bene nel raffigurare un personaggio come Cattivik a confronto con esseri umani normali.

Tutto un altro Lupo Alberto è pertanto un ottimo modo di celebrare il personaggio e il suo universo narrativo senza autoincensarsi, ma anzi guardando oltre a quanto fatto sinora: la scelta di raccontarlo in maniera coerente con sé stesso e al contempo in modo così innovativo è un magnifico regalo per il lupastro, per i lettori e per Silver, al quale viene consegnata in questo modo una nuova dimostrazione dell’immortalità della propria creatura.
Abbiamo parlato di:
Tutto un altro Lupo Alberto
Lorenzo La Neve, AA.VV.
Gigaciao, 2024
192 pagine, brossurato, colori – 21,00 €
ISBN: 979-1281502239
