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The Knight, The Jester and King: “La carta vincente” di Tom King

22 Luglio 2025
Il mito di Batman riparte dalle origini con "The Brave and the Bold: The Winning Card" di Tom King e Mitch Gerads.
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Tom King ci riporta alle origini del mito dell’Uomo Pipistrello con The Brave and the Bold: La carta vincente. La storia si ispira fedelmente al Batman #1 del Marzo 1940, numero ormai leggendario nel quale Bill Finger, Jerry Robinson e Bob Kane crearono, ispirandosi al Jolly delle carte e al sorriso di Conrad Veidt nel suo ruolo di Gwynplaine, “L´Uomo che Ride”, la nemesi di Batman: il Joker.

Il “Grim Jester”, come venne chiamato inizialmente per contrapporlo al “Dark Knight”, avrebbe dovuto trovare la sua fine già in quel primo episodio: niente più, quindi, di un “villains of the week”. “Sarebbe dovuto cessare quel giorno. Ma al male fu permesso di perdurare”, commenterebbero i fan di Tolkien. Infatti, bastarono appena 13 pagine per far intuire le potenzialità del personaggio. Così quello scontro tra eroe e villain divenne solo il primo di una lunghissima serie.

Con l’unica eccezione dell’assenza di Robin, King ripercorre puntualmente la vicenda degli anni 40, ampliandola e adattandola al gusto contemporaneo, ma senza snaturarla; al contrario, questa rilettura gli da l’occasione di esplorare l´essenza originaria del rapporto tra Clown e Pipistrello. Ancora una volta – sua cifra distintiva –  il “Re” coglie e ci mostra il quid dei personaggi che compongono l’Olimpo della cultura pop contemporanea. In questo caso non si tratta di un personaggio specifico, ma piuttosto del legame tra i due, di una dinamica profonda e morbosa che da ormai più di 80 anni lega “these two guys in a lunatic asylum.”

Siamo nei primissimi mesi di carriera del Crociato Incappucciato, un detective ancora inesperto che si trova a fronteggiare un nuovo tipo di criminale: una forza che, forse, non riuscirà mai a comprendere a pieno. La vicenda segue per l’appunto passo per passo quella del ’40, ma rileggendo il personaggio e le sue azioni basandosi sullo spaventoso psicopatico che è oggi. Il killer strambo e imperscrutabile di Batman #1, molto simile a un boss della malavita, è riproposto come un cruento pluriomicida, con un modus operandi ispirato a quello degli assassini seriali.

È un Joker spaventoso quello di King, uno psicopatico serial killer da thriller come Seven Il Silenzio degli Innocenti. Le azioni del Pagliaccio sono macabre e disturbanti tanto quanto quelle di Hannibal Lecter, che indossa il volto strappato al suo carceriere per fuggire dalla prigionia. 

Un’atmosfera cupa e opprimente a tinte horror, colte magistralmente dai disegni di Mitch Gerads, che offre un “Evil-Clown” da film dell’orrore. Della resa artistica da brividi – in senso positivo – di Gerads vogliamo sottolineare un dettaglio fondamentale, ovvero lo sguardo dei personaggi: quello del Joker buca la pagina attraverso le sue pupille bianche, due puntini affilati e taglienti che sembrano alludere al vuoto terribile di un animo oscuro; quello di Batman tradisce, anche solo di sfuggita, l’oscurità presente in lui. Non dura più di un battito di ciglia, il tempo di una vignetta, ma capita che un’ombra oscuri improvvisamente il volto di Bruce, come se il mostro dentro di lui rivelasse per un istante la sua vera natura.

Il Batman proposto da King e Gerads è profondamente insano e disturbato, vicinissimo al Joker che, infatti, parla solamente con lui, in un uno scontro finale ad effetto che non vogliamo rovinare. La lettura viene resa più avvincente e immersiva anche dal modo, semplice ma efficace, in cui Gerads organizza le pagine. Una costruzione della pagina che ricorda la pellicola o lo schermo cinematografico, con una griglia serrata a nove vignette (struttura non nuova per Gerads e erede di una nobile tradizione – impossibile non pensare a Dave Gibbons), alternata a pagine composte da vignette lunghe e orizzontali. Il tutto contribuisce a un’atmosfera quasi soffocante, ma conferisce anche un ritmo serrato, frenetico. Anche nei momenti di rallentamento la tensione é palpabile, la minaccia incombente.

Cinematografico e legato alla divisione della pagina è anche il modo in cui è stata resa la voce del Joker, uno dei punti più intriganti dell’opera. Come se si trattasse di un film muto, le sue parole, le risate e i pensieri sono riportati sempre in una vignetta separata, nera e con una semplice cornice. Questo contribuisce a farne una creatura distaccata, quasi sovrannaturale, con una voce che viene “da fuori”, separata dalla sua corporeità e a tratti demoniaca, che parla senza parlare.

Infine, ultimo aspetto da menzionare (e anche qui King coglie perfettamente uno degli elementi che definiscono l’essenza del Joker), è lo strettissimo legame che intercorre tra horror e humor, tra morte e risate. Potrebbe essere inizialmente controintuitivo collegare lo scherzo alla violenza e alla morte, ma se osservata più da vicino la risata nasconde un potere distruttivo ed è profondamente legata a una dimensione dell’essere umano temibile e spaventosa. C’è un motivo se Jorge da Burgos ne Il Nome della Rosa di Umberto Eco ne aveva tanto timore: la risata può distruggere e fare a pezzi il potere, il sacro, tutto ciò che è “serio.” La celebre maschera “Guy Fawkes” indossata da V per fare a pezzi il regime fascista dei Norsefire è eternamente ghignante e assolve allo stesso scopo delle bombe: destabilizza il potere. Ritroviamo questo lato oscuro e violento della risata nell’etimologia e nelle parole a essa associate: ironia, dal greco eironeia, sinonimo di menzogna; sarcasmo, saarkasmos, letteralmente “strappare la carne”. Perché credete che si chiami “battuta” o “punch-line”? Senza contare il ridicolizzare, il prendere in giro, il ridere di qualcuno.

Con un black humor estremo, il Joker di King continua a raccontare barzellette mentre massacra le sue vittime, con battute tutte legate alla morte e al dolore.

I’m sorry and I apologize mean the same thing.
Except at a funeral.

Secca, caustica, la risata del Joker fa paura proprio perché scherza su ciò che invece noi riteniamo serio, come la morte e la sofferenza. “It´s all a joke! It´s all a monstrous, demented gag!”, cercava di convincerci in uno dei suoi più famosi monologhi, scritto da Alan Moore. Non importa quanto doloroso o orribile lo scherzo sia, anzi è proprio quello il punto. Lo scherzo, così come il dolore e la morte, svela l’assurdo dell’esistenza umana, il suo essere insensata. La vita non é una tragedia, ma “a fucking comedy“. Possiamo riderne o piangere.

Do you get it?

Abbiamo parlato di:
Batman The Brave and the Bold: La carta vincente
Tom King, Mitch Gerads
Traduzione di Andrea Lisi
Panini Comics, 2024
112 pagine, cartonato, colori – 18,00 €
ISBN: 9788828782896

Marco Favaro

Marco Favaro

Classe 1990, ha studiato filosofia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata conseguendo poi la magistrale presso la Freie Universität di Berlino. Nel 2021 ha ottenuto il suo dottorato in studi culturali e scienze umane alla Otto-Friedrich-Universität Bamberg.
È l’autore di “La Maschera dell’Antieroe”, pubblicato da Mimesis Edizioni per la serie “Filosofie.” Il libro definisce le strutture proprie del genere supereroico contemporaneo e i concetti filosofici che gli sono propri. Altri suoi saggi di pop-culture sono pubblicati per Routledge, McFarland o reperibili gratuitamente online. Con la scusa di studiarli, Marco legge e colleziona centinaia di fumetti, spaziando da Batman a Zerocalcare, da Dylan Dog fino a Zio Paperone.

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