Stefano Casini è stato ospite di Lo Spazio Audace – Vignette e caffè a Lucca Comics & Games 2025, per parlare di Mimbrenos, il suo western portato in Italia da Editoriale Cosmo.
Benvenuto Stefano! Sei a Lucca con Mimbrenos, un western che ha una storia editoriale abbastanza lunga. Come si è arrivati, oggi, a questa forma?
In realtà la sua genesi creativa ed editoriale è stata breve, nel senso che io l’ho realizzato nel 2019 e nello stesso anno è stato pubblicato in Francia e presentato ad Angoulême. È stata lunga la gestazione della pubblicazione in Italia, arrivata dopo l’uscita in altri paesi come Danimarca, Germania, Spagna. Qui, guardate un po’, sono passati sei anni e secondo me già questo la dice abbastanza lunga su un certo modo di valutare e pubblicare un determinato tipo di storie in Italia. Storie che riguardano soprattutto l’aspetto dell’avventura, diventata un pochino più difficile da veicolare per quanto sono convinto ci siano ancora molti lettori – lo dimostra la fila in Bonelli alle mie spalle – appassionati di un modo di fare fumetto abbastanza classico.
Possiamo accennare alla trama di Mimbrenos e al suo protagonista, un ufficiale di cavalleria confederato?
Il protagonista va a riprendersi il fratello che è stato un guerrigliero sudista, quindi un nemico della fazione opposta, alla fine della guerra di secessione. E mentre lo accompagna per poi dargli l’eredità di famiglia cominciano a succedere una serie di cose. Per quanto sia un albo di 46 pagine, praticamente il formato classico alla francese visto che è stato pensato per quel mercato, ci sono dentro tutti gli elementi del genere. Ho sempre adorato il western fin da bambino, ma non mi era mai capitata l’occasione di realizzarlo. Così me lo sono scritto, disegnato e colorato e quando è stato pubblicato è stato come chiudere un ciclo.
Scopri in questo speciale i retroscena nella creazione dell’opera, dall’idea passando allo studio dei personaggi alla tavola: un percorso affascinante all’interno del fumetto.
Hai parlato del fatto che oggi si legge meno avventura. Qual è, a tuo parere, il motivo?
Secondo me è il periodo storico. I giovani della mia generazione si appassionavano all’avventura in tutto il loro immaginario, dai giochi per strada che oggi non si fanno più, ai giochi da tavolo, alla lettura dei fumetti, alla lettura dei classici. Se voi pensate che i classici della mia generazione, che sono stati classici per decenni, sono I tre moschettieri oppure Robinson Crusoe, libri che oggi non legge più nessuno… si intuisce qualcosa. Ma perché? Perché oggi i ragazzi trovano l’avventura altrove, per esempio nei videogiochi, e quindi quelli che sono rimasti a leggere i fumetti leggono altro. Vicende più adolescenziali che raccontano i loro problemi. C’è uno spostamento di interesse, tutto lì. Se voi guardate bene non si fanno neanche più libri d’avventura. E si fa anche poco cinema d’avventura.
L’avventura forse è rimasta un po’ confinata nei generi?
Diciamo che c’è sempre uno zoccolo duro, un interesse che permane, ma poi c’è il discorso numerico, capite? Lasciamo stare Tex che è un personaggio con parametri completamente diversi e a sé stante. Per il resto oggi quell’interesse dipende da nicchie di persone. Io penso che sia una questione generazionale.
Tornando al discorso editoriale è interessante l’accenno che hai fatto alla poca ricettività del mercato italiano. Ti sei dato delle spiegazioni?
La spiegazione pratica è che non ci sono spazi. Ma in realtà, anche quando ci sono, potrebbero non bastare. Ad esempio Mimbrenos, dopo una minima analisi di mercato, l’avevo proposto a un editore che mi sembrava molto adatto, ma che non l’ha preso. Quindi ti direi di chiedere a loro perché io non ho capito il motivo del rifiuto. Editoriale Cosmo invece mi aveva già pubblicato, riassemblati in formato bonelliano, Moonlight Blues e Maschere, altri due volumi pubblicati in Francia. Con Francesco Meo c’è sempre un ottimo rapporto e lui mi mi ha proposto anche la collaborazione per Mimbrenos. Non sapevo fra l’altro che avesse rilevato il marchio Alessandro Editore e, curiosità, mi ha fatto piacere perché il mio primo graphic novel, Il demone nell’anima, uscì proprio con Alessandro. Un altro cerchio che si chiude.
È noto che hai iniziato da Nathan Never per poi evolvere in autore completo, spaziando fra vari generi e stili. C’è qualcosa che ti piacerebbe fare, in futuro?
Sai, la verità è che vado in giro dicendo che sto… appendendo la penna al chiodo. Perché non mi sembra ne valga più tanto la pena. E anche perché, diciamo, ho fatto più o meno tutte quelle cose che mi divertivo a fare. Poi non nego di avere due o tre soggetti lì, nel cassetto, ma mi manca un pochino l’energia. Invece mi sarebbe piaciuto dare molto più spazio a Nero Maccanti, il protagonista Hasta la victoria!. Era un personaggio che aveva ancora cose da dire e in effetti avrei già un’altra storia… Ma poi mi chiedo sempre “Per chi lo faccio?”. È un po’ come per Nathan, dove ho fatto un passo indietro. Mi sono detto “Basta”. Perché? Perché non frega più niente a nessuno, capite? Una volta quando si usciva si aveva un minimo di rispondenza nel pubblico. Ora, lasciando perdere Lucca che è un po’ come Tex, non c’è più interesse, non c’è più quella ridondanza… Voi mi direte che ero abituato male e sì, è vero, ho attraversato il periodo in cui quando facevi qualcosa nel settore succedevano cose. E poi, forse, sarò un po’ stanco per via dell’età.
Sul tuo sito, qualche anno fa, hai scritto su Lucca Comics “Mi aspetto per il futuro anche padiglioni sulla moda, sul cibo con chef internazionali, vedette dei reality, contest di cucina, talents di settore, attori di fiction tv e…”: cosa ti manca di quella Lucca che ruotava tutta intorno al fumetto? Ed è davvero un mondo, una magia, un’atmosfera che non c’è più e non tornerà più?
Come diceva Hugo Pratt, anche a me piace sempre vestire i panni del vecchio fumettaro. È poco ma sicuro, quel tipo di Lucca lì non tornerà più. Nonostante ciò non è detto che scompaia il fumetto. Almeno, non nel breve e qui mi fermo. E accenno anche un’altra cosa per fermarmi subito, perché c’è sempre la questione Intelligenza Artificiale e non posso continuare altrimenti si apre una voragine e non se ne esce più. Sta di fatto che quel tipo di fumetto è morto. Definitivamente. Purtroppo mi capita anche con la scuola (Accademia Nemo NT fondata da Stefano Casini nel 2000 insieme ad altri e professionisti -ndr.) di incontrare degli studenti e spiegare che il medium non muore perché ha una sua vitalità, un suo modo di essere creato che è semplice e non ha bisogno di grandissimi investimenti, ma che il problema è un altro. È che sta morendo la professione perché non c’è più nessuno che ti paga professionalmente. Quindi sarà un lavoro da fare come un hobby, nel senso che chi lo farà si dovrà mantenere con altre cose. Molti colleghi lo fanno già, per esempio insegnano o fanno commissioni. Già prima erano poche le case editrici che ti potevano pagare per darti una vita almeno dignitosa, ma oggi non ce la si fa più a fronte del lavoro e del tempo che devi dedicare al fumetto. Altro discorso è quello sull’atmosfera che non c’è più, sugli autori. Oggi ci sono tanti ragazzini che escono dalle scuole, che fanno un graphic novel e gli sembra di toccare il cielo con un dito. E io lo capisco, ma sono di un’altra generazione. Quando venivo a Lucca c’era la famosa cena di Bonelli del sabato sera, alla quale si andava tutti insieme e io incontravo, che so, Di Gennaro e altri maestri che sono stati la mia ispirazione. Questo non c’è più. Né quel tipo di riconoscimento, né la convivialità. È morto tutto, mi dispiace ma credo proprio che non tornerà più. Lo sento anche dalle cose che mi dicono i colleghi quando ci incontriamo. E si sta navigando nella nostalgia che è una cosa deludente, avvilente, purtroppo.
Abbiamo parlato di passato e sarebbe bello chiudere con un accenno al futuro. Stai lavorando a nuove opere?
Sì, un graphic novel che mi sto approcciando a pubblicare con la stessa fatica con cui ho pubblicato Mimbrenos. Esce quest’anno in Spagna ed è un lavoro un po’ particolare. Bello, tosto, difficile, me lo hanno detto tutti gli editori che lo hanno letto. Spero di essere qui a promuoverlo l’anno prossimo. E poi ci sono i soggetti nel cassetto, anche se dubito che ne usciranno mai. Ma non voglio essere definitivo, magari poi mi prende la voglia e mi ci metto. Per finire ho già accennato a Nathan Never, non so quando uscirà ma ho già terminato di disegnare una storia, e credo sia l’ultima. Ho fatto un passo indietro, ho evitato che mi anticipassero in Bonelli per schivare l’onta che ne sarebbe derivata, perché ho l’impressione che siano su quel binario.
Grazie per la disponibilità, Stefano!
Intervista realizzata il 29 ottobre 2025 a Lucca Comics & Games.
Stefano Casini
Stefano Casini è diplomato alla Scuola Superiore di Industrial Design e ha lavorato come grafico prima di approdare alla Sergio Bonelli Editore come disegnatore del primo Nathan Never, sulle cui pagine si distingue per il suo tratto dinamico, spigoloso e personalissimo. Negli anni si dedica anche ad altre storie, fuori dal circuito popolare, come la serie Digitus Dei con Michele Medda o la saga in formato francese dedicata a Cuba, Hasta la victoria! A Lucca Comics 2025 presenta l’edizione italiana di un western dal titolo Mimbrenos.













