Lo steampunk: una distopia a tutto vapore

Flavia Suaria e Ermelinda Granato ci parlano di un genere rievocativo alternativo al cosplay classico e poco conosciuto: lo steampunk.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Steam Studio è una realtà barese nata dal desiderio di diffondere, tramite il diretto coinvolgimento dei partecipanti, la cultura steampunk in tutta la Puglia. Dai raduni ai flash mob, dai mercatini steampunk alle cene con delitto, Steam Studio ha in cantiere più di dieci eventi a tema steampunk con l’intento di creare una forte e numerosa community pugliese. Il progetto, nato a marzo 2016 da un’idea di Flavia Suaria e Ermelinda Granato, vanta di numerose collaborazioni. La più importante è certamente quella con lo Steam Pub & Dreams di Bari, che si presta come luogo di ritrovo per la community. A luglio 2016, Steam Studio ha organizzato la presentazione del fumetto steampunk Blackbox di Giuseppe Grossi, Mario Monno e , e nel futuro sono previste collaborazioni con la fumetteria Games Academy di Bari e un progetto di gioco di ruolo dal vivo steampunk-lovecraftiana.

Per la nostra rubrica C for Cosplay abbiamo intervistato Flavia Suaria e Ermelinda Granato, fondatrici di Steam Studio, per parlare di un genere rievocativo alternativo al cosplay classico e ancora poco conosciuto: lo steampunk.

Lo steampunk: una distopia a tutto vapore

Chi non sa cosa sia lo steampunk può scoprirlo facendo una rapida ricerca su Internet, ma qual è la vostra personale definizione di steampunk?
Flavia Suaria: io definisco lo steampunk come una presentazione del “futuro nel passato”. Una domanda molto ricorrente per definire lo“steampunk” è: “come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima?”. Nel distopico universo dello steampunk, in assenza della Rivoluzione Industriale, si sarebbero trovate soluzioni alternative per la produzione dell’energia e quindi si sarebbe fatto largo uso del vapore e del carbone. Mi piace immaginare i nostri cieli nell’epoca del vapore e chissà come si sarebbero evoluti i trasporti aerei se si fosse continuato con l’utilizzo dell’energia eolica! Sarebbe un mondo alternativo, magari più duro rispetto quello che conosciamo oggi.
Ermelinda Granato: per me, sempre partendo dal concetto del “come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima?”, lo steampunk è un’ostentazione del futuro e delle prime forme di tecnologia dell’Ottocento in epoca Vittoriana, ma inserita in qualsiasi ambito. Ad esempio, se pensiamo al film Wild Wild West, lo steampunk è presente nel contesto del western e proprio il fatto che sia una cultura così duttile me lo fa piacere così tanto.

Come avete conosciuto, e come vi siete approcciate allo steampunk?
E.G.: lo abbiamo conosciuto più o meno nello stesso modo, con il gioco di ruolo dal vivo. Personalmente conoscevo lo steampunk in modo piuttosto vago, fino a quando non ho visto alcune fotografie del gruppo di giocatori di ruolo dal vivo di cui fa parte Flavia e a quel punto me ne sono letteralmente innamorata, tanto che il mio primo personaggio l’ho caratterizzato come un artigiano d’ispirazione steampunk.
F.S.: avevo dodici anni quando ho letto, per caso, Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne, e a partire da allora ho iniziato a immaginare un mondo completamente diverso dal nostro, con una voglia di esplorare molto più marcata. In seguito lessi La Trilogia Steampunk, di Paul De Filippo. Il mio primo costume steampunk è nato grazie al gioco di ruolo dal vivo, dove ho avuto modo di interpretare un ingegnere imperiale esperto in esplosivi. Ho interpretato così una scienziata pazza che anteponeva la scienza e il progresso a qualsiasi altro credo, seguendo una sua personale visione distopica della realtà. Ora ho una vasta gamma di outfit steampunk.

Lo steampunk: una distopia a tutto vaporeCosa vi piace di questo stile?
F.S.: rispondere a questa domanda è molto difficile, perché c’è così tanto che adoro di questo stile! Partirei dal fatto che si fa largo uso dello stile vittoriano che personalmente trovo molto sensuale. Infatti, quando indosso i miei abiti steampunk, mi capita di sentirmi più femminile rispetto alla vita di tutti i giorni. Gonne, merletti, bustini esaltano la femminilità, e cilindro, bretelle, cravattini accentuano la gentilezza e la galanteria degli uomini. Amo i metalli come il rame e l’ottone e il loro uso nello steampunk, adoro i gadgets come i goggles, mascherine, cipollotti e la stessa meccanica degli ingranaggi, sistema in cui è tutto un incastro perfetto.
E.G.: io amo i dettagli. Mi piace l’idea che anche da un costume semplicissimo, con l’aggiunta dei giusti dettagli, come corpetti e collane, si possa ottenere un perfetto outfit steampunk.

Cosa scatena l’immaginazione di uno steamer, a parte le opere letterarie e più in generale l’interesse per il periodo e la moda vittoriani?
F.S.: per me lo steamer è colui il quale non vuole rinunciare al legame con il passato pur restando fedele alla tecnologia di questo futuro alternativo. Quindi trovo molto divertente anche la reinterpretazione dei cosplay in chiave steampunk, senza però esagerare: man mano che diventa una moda, si sta perdendo l’attenzione alla funzionalità dell’oggetto che si va a costruire. Non basta piazzare ingranaggi ovunque per rendere un costume “steampunk”, esso deve essere funzionale, utile per il mondo anacronistico che si va a interpretare.
E.G.: io invece vedo lo steampunk come del tutto slegato dalla funzionalità della tecnologia. Per esempio, posso immaginare un orologiaio steampunk che si crea un accessorio con tutti i pezzi inutilizzati nel suo lavoro, costruendo un oggetto non funzionale ma comunque bello, che ostenti la professione di appartenenza di chi lo indossa. Anche le braccia meccaniche, molto utilizzate, non servono a nulla, ma le trovo meravigliose da vedere.

Qual è l’accessorio che non può mancare in un guardaroba stempunk, e quale quello a cui voi non rinunciate mai?
E.G.: io non riesco a rinunciare a dei ferretti realizzati con degli ingranaggi – sempre per tornare alla questione della non-funzionalità dell’oggetto steampunk – e che metto tra i capelli soprattutto quando li acconcio con una lunga treccia alla Lara Croft. Mi piacciono così tanto che sempre più spesso faccio a meno di indossare il cilindro per questi, che tra l’altro ho realizzato a mano con degli ingranaggi che avevo in casa.
F.S.: nel mio caso si tratta di una mascherina in cuoio, modellata sulla forma del mio viso, che nella nostra immaginazione serve a proteggerci dall’aria inquinata da vapori e ferro del nostro universo distopico. Ma in generale uno steamer che si rispetti non può fare a mano dei goggles, dei cipollotti, di cappelli che servono anche a ostentare l’appartenenza a una certa classe sociale o lavorativa.

Lo steampunk: una distopia a tutto vaporePer la realizzazione degli accessori, specie i più complessi, ricorrete all’handmade o preferite commissionarli o acquistarli già pronti su Internet?
E.G.: io preferisco realizzare tutto a mano, perché questo permette di inserire un tocco personale su qualsiasi accessorio, e renderlo così unico.
F.S.: anche io lo preferisco, ma riconosco può essere difficile lavorare da soli su un accessorio un po’ più particolare.

Quale consiglio dareste a chi ha appena conosciuto questo stile e vorrebbe creare un cosplay steampunk?
E.G.: bisogna partire da una base molto semplice e da qualcosa che ti possa davvero piacere, scegliendo uno stile che non sia necessariamente vittoriano. Dopodiché bisogna porsi una domanda: come potrebbe essere se in quel periodo, in quel preciso momento storico, la tecnologia fosse più avanzata? E se questa tecnologia la si volesse ostentare, come sarebbe?
F.S.: generalmente lo steampunk si rifà all’epoca vittoriana – sebbene esitano anche altre forme di steampunk, come quello medievale – e per questo i personaggi scelti sono spesso la dama o il gentleman vittoriani, l’aviatore, il meccanico, con diversi gadgets o componenti luminose e che erogano vapore. Il mio consiglio è quello di leggere un libro un fumetto o vedere un film di genere steampunk, scegliere cosa fare e interpretarlo come si vuole, sempre prestando attenzione al dettaglio e alla funzionalità del proprio costume.

Cosplay e steampunk hanno delle caratteristiche comuni, e in cosa si differenziano? Oppure sono due universi incompatibili?
F.S.: la grossa differenza fra cosplay e steampunk sta nel fatto che, se realizzi un cosplay stai creando il costume e interpretando quel personaggio specifico, non hai molta possibilità di dare spazio alla creatività, anzi, quanto più sei fedele all’originale più il tuo cosplay è riuscito. Nello steampunk le variabili sono pressoché infinite, perché interpreti uno stile e non un personaggio, e puoi tu stesso decidere che personaggio essere, inventandolo dal nulla.
E.G.: sono d’accordo. E aggiungerei che il personaggio steampunk è più vicino al mondo del gioco di ruolo che non al cosplaying come è comunemente inteso.

Lo steampunk, secondo voi, trova abbastanza spazio all’interno di fiere di più ampio respiro (e quindi non mi riferisco a raduni a tema) oppure è ancora un genere di nicchia?
E.G.: attualmente è ancora piuttosto di nicchia. È vero che durante il Lucca Comics, ogni anno, si tiene il raduno della più grande associazione a tema, che è Steampunk Italia; ma a parte questo non ci sono molti eventi steampunk. Ultimamente c’è però una certa diffusione dei pub steampunk in diverse regioni d’Italia. Noi, con Steam Studio, ci stiamo ritagliando uno spazio in Puglia, cercando di radunare persone interessate come noi con eventi a tema. Parallelamente, stiamo organizzando una serie di eventi aperti al pubblico per pubblicizzare lo steampunk.
F.S.: lo steampunk è molto divertente oltre che essere molto bello da vedere, e noi vogliamo far leva sul divertimento per sensibilizzare a questo genere letterario. Stiamo lavorando per far sì che prenda sempre più piede.

Lo steampunk: una distopia a tutto vapore

I ragazzi dello Steam Studio in compagnia di Lorenza Di Sepio, al BGeek 2016

Veniamo al progetto dello Steam Studio. Come nasce, con quali esigenze e quali obiettivi?
E.G.: Steam Studio è partito come un progetto di organizzazione di eventi per poi trasformarsi in una realtà di comunicazione alternativa che si occupa di organizzare eventi a tema steampunk, proprio per attirare l’attenzione grazie alla bellezza stilistica del genere e di sensibilizzare allo steampunk attraverso il diretto coinvolgimento degli interessati e dei curiosi. Abbiamo scelto lo steampunk in primis perché è un genere che entrambe amiamo, e in secundis perché dal punto di vista di marketing, particolare e di nicchia, incuriosisce molto.

Potendo consigliare un libro, un fumetto e un gruppo musicale steampunk, che titoli fareste?
E.G.: parlando di musica io direi The Ballad of Mona Lisa dei Panic! at the Disco, che poi è la canzone che mi ha fatto conoscere lo steampunk, e di cui io consiglio la visione del bellissimo video. Un film che mi piace molto è Franklin, che è diviso in tre parti, e ha un’ambientazione molto cupa con certi connotati steampunk inseriti in un mondo post apocalittico.
F.S.: quanto ai libri io citerei La Trilogia Steampunk di Paul Di Filippo. Un fumetto che consiglierei e è The Steams della Noise Press, oltre a Blackbox della Hyppostyle, e ovviamente La La Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore e Kevin O’Neill. Il film tratto dal fumetto di Moore non è granché, ma la nave del Capitano Nemo è degna di nota, e lo consiglierei anche solo per quella. Un altro film che, per la fotografia, si ispira allo steampunk è Hugo Cabret di Martin Scorsese, che parla della nascita del cinema a colori da parte di Georges Méliès, di cui è impossibile non ricordare e consigliare Viaggio nella Luna. Se parliamo di cinema di animazione c’è molto da vedere, a partire dal Castello errante di Howl e Laputa, entrambi dello Studio Ghibli.

In che modo lo steampunk ha migliorato la vostra vita?
E.G.: sicuramente lo steampunk ha arricchito le nostre vite con la creazione dello Steam Studio, e anche perché ci ha permesso di avvicinarci grazie a una passione comune.
F.S.: oltre all’amicizia con Ermelinda, lo steampunk mi ha dato la possibilità di guardare oltre il conosciuto e ha stimolato la mia creatività e il mio senso pratico nel creare outfit e gadgets.

Intervista realizzata dal vivo il 1° ottobre 2016.

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