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Lo scontro quotidiano vol.2, una quasi biografia di Manu Larcenet

di Manu Larcenet Coconino Press, 2009 - 125 pagg. col. bross. - 17,00 euro
Articolo aggiornato il 22/09/2017

L’avevamo lasciato al termine del primo volume, pieno di dubbi e fragilità, e così lo ritroviamo, a un anno di distanza nel secondo e conclusivo tomo a fumetti de Lo scontro quotidiano (Le Combat Ordinaire), pubblicato da . A continuare la sua lotta quotidiana con la vita è Marco, fotografo free-lance dal temperamento malinconico, diviso fra le sedute d’analisi e l’amore per la dolce veterinaria Emilia. Personaggio sensibile, verrebbe da dire, emblema di un’intera generazione in transito dai trenta ai quarant’anni, in bilico tra una rimpianta gioventù e una preoccupata maturità.

Lo scontro quotidiano vol.2, una quasi biografia di Manu LarcenetLa scommessa del cartoonist francese Manu Larcenet è stata di costruire attorno a un protagonista così “diversamente” eroico un grande racconto autobiografico in divenire. Tanto che spesso, nella critica, ritorna il parallelo con Il grande male (L’ascension du Haut Mal) di ., l’altro capolavoro intimista del fumetto francese contemporaneo.
Nel racconto di Larcenet, il passo biografico viene reso in termini di narrazione a focalizzazione interna: il lettore guarda il mondo con gli occhi del protagonista, “pedinandolo” in tutte le scene. La caratteristica peculiare è l’assoluta labilità fra l’agire, ciò che Marco fa, e il subire, ciò che a Marco accade. La messa in scena oscilla di continuo tra i due poli, ma senza strappi, nel solco di una precarietà fatta di piccole battaglie (stra)ordinarie. La costante oscillazione narrativa permette all’autore di alternare i registri più diversi, dalla comicità al dramma, dall’ironia alla tenerezza. Nel farlo, Larcenet si appoggia ad uno stile grafico personale, che prende le mosse dalla tradizione umoristica francofona (linee contorno e linee oggetto per definire persone e oggetti) contaminandola, per esempio nella mimica dei volti, con soluzioni più vicine ai manga giapponesi. Così ecco le pupille bianche, vacue, tipiche dei suoi personaggi, dilatarsi o sparire per evidenziare i loro turbamenti esistenziali. All’opposto, le crisi di panico di Marco e gli altri punti di svolta psicologici sono marcati con un uso forte del colore, combinando il contrasto cromatico alla dinamica primo piano/sfondo. Puo’ accadere così di ritrovare in primo piano – di quinta – il profilo in silhouette del personaggio, reso in toni intensi quali il nero, il rosso o l’arancio.
Anche nella forma dei balloon Larcenet definisce una sua cifra stilistica particolare, facendo irrompere la realtà nella rappresentazione come una sorta di legge di gravità interna ai balloon stessi. Tanto più i discorsi si fanno pesanti, gravidi di parole, tanto più i fumetti precipitano verso il bordo inferiore della cornice. Tanto più la realtà opprime i personaggi, tanto più visivamente il bianco del balloon invade lo spazio della vignetta, costringendo in un angolo le altre forme e gli altri colori.

Si potrebbe discutere a lungo su quanto le diverse soluzioni grafiche siano funzionali al racconto e quanto, invece, costituiscano un imprinting autoriale fine a se stesso. Certo è che Larcenet, riesce in maniera mirabile a condensare o, all’opposto, a dilatare le sequenze, alternando momenti intimisti, reportage e passaggi di riflessione. Ribadendo quanto scriveva Guglielmo Nigro nella recensione al primo volume apparsa su Lospaziobianco, il cartoonist transalpino vanta “la capacità, nel tratto e nel ritmo delle tavole, di normalizzare le emozioni più complesse e inesprimibili”. In una punteggiatura ritmica così particolare, ancora una volta, la piccola storia quotidiana dei personaggi si incrocia con la grande storia del paese, dai ricordi dolorosi della guerra d’Algeria alla profonda crisi industriale della Francia. Se il primo volume vedeva sullo sfondo la campagna politica presidenziale tra Chirac e Le Pen, l’ultimo si chiude con quella recente vinta da Sarkozy su Ségoléne Royal. Marco, dal canto suo, vive ancora con le sue ansie e i suoi dubbi, ma – con un singolare salto in avanti temporale – l’ultima parte della vicenda lo proietta nel ruolo inedito di papà. Con le nuove gioie regalategli dalla piccola Maude, per Marco si chiude, in qualche misura, il cerchio rispetto al primo volume, terminato con la morte del padre. Un lutto che il fotografo si trova ad elaborare anche civilmente, ritrovandosi accanto ai colleghi operai del padre, nella loro lotta disperata per salvare il posto di lavoro nel cantiere navale ormai in crisi.

Lo scontro quotidiano, insomma, termina senza finire davvero. L’avventura umana di Marco – come quella di tutti i lettori che, attraverso questo fumetto vibrante, si sono emozionati – continua, con la consapevolezza esistenziale che sarà sempre una lotta dura e appassionante. Perché come Larcenet fa dire ad un personaggio: “Non è il cammino che è difficile, è il difficile che è cammino”.

Riferimenti:
La recensione di Lo scontro quotidiano vol.1
Il sito della Coconino Press: www.coconinopress.com
Il sito di Manu Larcenet: www.manularcenet.com/blog/

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