Un amore di cadavere thumb

La ricetta di leggerezza per graphic novel di Penelope Bagieu

29 Maggio 2012
Dopo le storie brevi di Josephine, il personaggio che l’ha resa nota, Penelope Bagieu si cimenta con il formato del racconto a fumetti di ampio respiro, creando un nuovo, indovinato, personaggio.
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Ti incuriosisce, tra gli scaffali di fumetti delle librerie italiane, questo libro parigino, diverso dai canoni a cui siamo abituati qui in Italia. Con quel suo disegno semplice semplice, che a tratti ti sembra anche un po’ tirato via, ma l’effetto è però di simpatia, cordiale, che non se la mena. «Sono anch’io una graphic novel» sembra che ti dica «ma voglio più che altro essere gradevole, farti passare del buon tempo con leggerezza: vuoi provarci?».
E ci riesce, gradevole lo è davvero, alla fine sei contento di averlo letto e di aver passato del buon tempo con Zoe, tifando e spendendo simpatia per Zoe.

Penelope Bagieu, l’autrice, nuova giovane star del fumetto francese, è un po’ un personaggio anche lei. È esplosa direttamente sui magazine settimanali e sul blog senza passare prima dal fumettomondo. Josephine, il personaggio a tavole autoconclusive che le ha dato notorietà (recentemente uscito in raccolta anche da noi per Hop!edizioni), satireggia società e rapporti interpretando la parte della giovane moderna e colta.
Con questo libro tenta il passo di uscire dallo schema stretto dello humor, di dover aggiungere quel tanto di complessità al disegno perché la graphic novel non si accontenta, e soprattutto di dover pensare dei personaggi altri e vari, quelli che servono alla storia. E qui sta la bravura principale della Bagieu, perché Zoe è davvero azzeccata, ci si riconosce, si sta con lei.

 

Zoe, l’interprete principale di questa originale commedia sentimentale, è una giovane che sembra semplice semplice, quanto il segno della Bagieu. Lavora in un autosalone col compito di far la belloccia a pagamento, convive con un fidanzato rozzo e maschilista che non la ama (no, ben di più di “non la ama”), si rende conto di non essere felice. È un po’ ignorante, ma è vitale. Sembra arresa ma poi attacca d’istinto.
È giovane. Non ha mai letto un libro. E, come da copione, incontra uno scrittore, celebre ma a lei del tutto sconosciuto. Uno scrittore in crisi, in crisi di sé, in crisi di scrittura, chiuso nella sua casa e nei suoi libri da scrivere. Ma lui per Zoe è finalmente un uomo educato e colto, che la tratta con garbo e le offre la convivenza e gli agi di una casa elegante. Zoe per lui è una piacevole novità e soprattutto lo sblocco della sua crisi di scrittura.
Per un po’ tutto bene, ma poi… appare l’editor dello scrittore, che è poi anche la sua ex moglie… E appaiono i misteri… e le bizzarre risposte ai misteri, che non sono soluzioni… e scatenano reazioni… e tutto pian piano ordinatamente fino al finale davvero imprevisto, gradito, e persino graditamente pruriginosamente liberal…
Davvero una lettura piacevole.

Ha anche qualche difetto, perfino evidente. I colori chissà perché così piatti e monotoni. Il segno che s’ingrossa e smagrisce a casaccio e infastidisce. Il disegno che si impegna quel minimo in più di quel che basta per reggere da graphic novel, ma poi non si impegna più di tanto e tira via, qui lasciando vuoti e là incasinando, senza mai pensare di poter aggiungere del suo alla narrazione.
È anche un testo che approccia qualche discorso interessante sull’editoria, o su una certa vita di precariato suburbano nella sua variante femminile (molto bella, quasi una sintesi, pag. 34), per poi lasciarli a mo’ di scenografie, tutto il libro infine concentrato teatralmente in non più di tre personaggi e nel loro menage di flirt/ossessioni/in-felicità/successo.

Ma probabilmente il principale difetto è che all’autrice queste cose poco importano, il suo interesse è l’ottima costruzione dei personaggi, la trama, il ritmo, i misteri e le sorprese, i sorrisi e la simpatia.
Tutto questo c’è, il libro si legge volentieri, degli occhioni di Zoe siamo diventati complici ben felici del lieto fine. Niente di più ma niente di meno di un gradevole, riuscito e leggero buon fumetto.

Abbiamo parlato di:
Un amore di cadavere
Penelope Bagieu
Traduzione di Viola Cagninelli
Rizzoli Lizard, 2012
128 pagine, brossurato, colori – 16,00€
ISBN: 9788817054256

 

Massimo Galletti

Massimo Galletti

(Collaboratore esterno) Nasce a Cremona (dove risiede tuttora) nel 1960. A 8 anni compra il suo primo “Corriere dei Piccoli”, lo segue nel divenire “Corriere dei Ragazzi”: due testate che rimangono a tutt’oggi le più importanti per la sua formazione fumettistica, culturale, politica. In quegli anni ha la fortuna di leggere “Il Puffissimo”, di Peyo: in conseguenza a questa lettura, anni dopo, l’avvento nella società italiana di Silvio Berlusconi non lo troverà impreparato. Vive la sua adolescenza negli anni di Linus, Eureka, Il Mago, Alter Alter, la sua adolescenza prolungata negli anni di Orient Express, Frigidaire, Totem. Dato questo background, ha sempre saputo a quali livelli artistici e con quanta profondità sa esprimersi il linguaggio fumetto. Nel 1983 fa nascere a Cremona un circolo dell’A.R.C.I. locale dedicato al fumetto, circolo dal quale qualche anno dopo nascerà il Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, di cui è tra i principali fondatori. Dal 1990 al 1995 dirige la rivista del Centro Fumetto “Schizzo”. Tra l’ottobre ’92 e la primavera ’95 costruisce 8 numeri e 3 supplementi di questa rivista che ritiene tuttora la cosa più bella che ha prodotto (figlie a parte). In questi 11 numeri pubblica, tra gli altri, i primi fumetti di Maurizio Ribichini, Patrizia Mandanici, Marco Corona, Andrea Bruno, Gianluca Costantini, Matteo Alemanno, fumetti di Ale Staffa, Roberto Grassilli, Sauro Ciantini, Lorenzo Sartori, le prime traduzioni italiane di Lewis Trondheim. Negli anni del Centro Fumetto “Andrea Pazienza” organizza anche decine di mostre ed incontri con autori, editori, critici del fumetto. Nel 1995 smette di collaborare col Centro Fumetto “Andrea Pazienza”. Da allora, sue rubriche e recensioni sono apparse sulle riviste: Blue, Fumo di China, Mucchio Selvaggio, Tank Magazine, Scuola di Fumetto, Touch, Animals. Nel 1998-99 è stato tra gli animatori della cooperativa editoriale “Rasputin libri” (6 libri: Trondheim, Neaud, Ribichini, Sartori, David B, Baudoin). Ha scritto introduzioni a pochi libri, ma di cui è orgoglioso (di Dave Mc Kean, Gianluca Costantini, Miguel Angel Martin, Mauro Ferrari). Quando vuole vantarsi sostiene di essere stato il primo a scivere benissimo di Gipi. Fine delle medaglie. (A Suivre)

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