Peach Momoko Front

Peach Momoko: supereroi, al di là oriente e occidente

25 Novembre 2025
Ospite al San Diego Comic Con Malaga e al prossimo Milano Games Week and Cartoomics, abbiamo intervistato l’autrice di Ultimate X-Men.
Leggi in 6 minuti

Da quando è diventata una Stormbreaker nel 2020 (gli artisti più promettenti che Marvel definisce ogni anno), Peach Momoko si è affermata come una delle più apprezzate artiste del fumetto mainstream statunitense, rappresentando un nuovo capitolo di quella mescolanza tra stile orientale e stile occidentale che negli ultimi anni è sempre più presente nel fumetto supereroico. Il suo personalissimo Ultimate X-Men, un vero e proprio manga ambientato nell’universo Ultimate, è una delle serie più interessanti, coraggiose e controverse di questo rilancio, capace di reinventare completamente un gruppo supereroico che esiste da più di cinquant’anni. Adesso che questa serie, insieme al suo universo, si avvia alla conclusione, abbiamo intervistato Peach Momoko per parlare del suo percorso, ma anche dei suoi inizi e del suo lavoro come illustratrice.

DemonWars

Tuo nonno era un pittore: questo ha influenzato il tuo rapporto con il disegno e l’arte, e in che modo? Cosa ha significato per te vivere l’arte così da vicino?
Non ho mai incontrato mio nonno. Ho solo sentito parlare di lui e ho visto solo i suoi dipinti a olio a casa di mia nonna. La sua professione era nel giornalismo e io ero più interessata a quella parte del suo lavoro.

In passato hai parlato dell’impatto che Atsushi Kaneko ha avuto sulla tua decisione di iniziare a disegnare. Anche se i vostri stili sono molto diversi, cosa hai interiorizzato dal suo lavoro?
Il Sensei Kaneko ha detto che tratta ogni pagina, ogni vignetta, come un’opera d’arte. Anche se ritagli una pagina da un libro o una vignetta, quel ritaglio può essere incorniciato. Quindi cerco di seguire quella mentalità anche nelle mie pagine. Inoltre, uso la stessa brush pen del maestro Kaneko fin dal liceo, copiando come disegna gli occhi. Sono anche stata ispirata da come unifica poesia e arte.

Quali tecniche usi per le tue illustrazioni e per i fumetti (sono le stesse, o cambia qualcosa)? Sei anche incredibilmente prolifica come illustratrice e cover artist, quindi siamo curiosi — come fai a essere così veloce?
Approccio illustrazioni e fumetti in modo diverso. Per i fumetti do priorità al momentum, all’impulso, in modo che i personaggi sembrino vivi. Uso anche alcuni materiali diversi. Nei fumetti uso principalmente un pennello e inchiostro colorato.
Per le illustrazioni (e le copertine) impiego più tempo e curo ogni linea, e anche in questo caso uso brush pen e acquerelli.
Per quanto riguarda la velocità, non lo so. Questa è semplicemente la mia velocità.

Da quello che abbiamo letto, è stato Adi Granov a introdurti ai fumetti Marvel. Eri già affascinata dal genere supereroistico prima di allora? Come è nato questo incontro apparentemente curioso tra il tuo stile artistico e i fumetti Marvel?
Sì, Adi Granov mi ha introdotta ai fumetti Marvel. Frequentavo già le convention di fumetti in quel periodo, ma non ero particolarmente esperta del genere supereroistico. Non so perché la Marvel si sia interessata alla mia arte, ma credo fosse un mix unico che si è armonizzato molto bene.

Come ti sei approcciata al disegno di personaggi con decenni di storia alle spalle? Anche se il tuo stile appare molto libero e non troppo condizionato dalle interpretazioni più tradizionali di questi personaggi, hai dovuto fare uno sforzo per venire a patti con quel mondo?
Ogni volta che devo iniziare a pensare al design di una copertina o di una pagina interna, faccio ricerche su alcuni riferimenti dei personaggi e su ciò che mi ispira; cerco di individuare una o due ispirazioni e scavare più a fondo in quelle. Quindi a volte non conosco troppa storia o dettagli di certi personaggi e mi baso solo su una o due caratteristiche che mi ispirano e ci costruisco sopra.

Una delle tue caratteristiche più distintive come artista è questa fusione di immaginario occidentale e tradizioni orientali, un punto di incontro non nuovo, ma sempre sorprendente e d’impatto. Quanto è importante per te incorporare la cultura delle tue origini nel tuo lavoro? E che tipo di stimoli genera questo incontro tra due culture — sia per te che per il lettore?
Di solito dipingo solo ciò che mi piace dipingere. Non penso troppo a “est” e “ovest”.
Sono solo consapevole di dipingere ciò che mi piace e di raccontare veramente la mia storia.

7 peach momoko variants coming in november

Sei una degli illustratori per il gioco di carte Marvel Snap: puoi raccontarci come sei stata coinvolta? Il tuo processo di lavoro cambia rispetto al tuo solito approccio?
Hanno iniziato usando le mie cover art e trasferendole in Marvel Snap. Recentemente sono riuscita a trovare il tempo per creare alcune carte per loro, ma il mio processo di lavoro è lo stesso di quando realizzo una copertina.

Il tuo stile è certamente unico  e anche piuttosto diverso da quello di altri artisti asiatici o di origine asiatica che hanno lavorato, o lavorano ancora, per Marvel. In un contesto in cui i fan sono spesso polarizzati, il tuo lavoro in Marvel ha attirato anche reazioni accese: come hai affrontato la cosa?
Non ci ho mai davvero pensato o fatto i conti.
Ma una cosa che posso dire è che, in particolare su Ultimate X-Men, quando uscirono i primi numeri ho sentito persone dire “questo non è X-Men.” oppure “Questo non è un fumetto di supereroi.” Ma col passare del tempo, alcuni di loro hanno continuato a seguirlo, hanno cambiato opinione e ora sono fan. Sento di aver cambiato l’opinione di qualcuno e ne sono molto felice e orgogliosa. Ovviamente amo tutti quelli che hanno creduto nella mia arte. Ma c’è qualcosa di soddisfacente nel cambiare le opinioni.
Credo di avere una mentalità molto da “benvenuto a chi arriva, ma non inseguirò chi se ne va”.

81ZaCgPitQL. UF1000,1000 QL80

La testata X-Men nel nuovo Ultimate Universe è probabilmente la più distintiva e anticonvenzionale rispetto ai fumetti supereroistici tradizionali: come sei stato coinvolta nel progetto di Jonathan Hickman e come è stato sviluppato il concept della serie? E in particolare, come hai scelto i personaggi — una squadra di supereroine completamente al femminile?
Non so come sono stata scelta. Avevo appena finito Demon Wars, e C.B. Cebulski mi ha chiesto se potessi raccontare una nuova storia degli X-Men ma ambientata in Giappone. Un cast tutto giapponese. Poi ho avuto un incontro con i creatori e gli editor per capire esattamente il concept dell’Ultimate Universe.  Infine ho semplicemente ricercato alcuni personaggi Marvel già giapponesi, che ho ampliato creando creando nuovi personaggi e/o nuove versioni dei personaggi. La squadra tutta femminile è venuta fuori naturalmente. Non ho una ragione specifica. Voglio però introdurre anche personaggi maschili prima o poi!

Dietro la scelta di un tono più teen-fantasy piuttosto che puramente supereroistico, è stata principalmente una tua decisione creativa, o era anche legata al concept più ampio di questo “nuovo” Ultimate Universe? In che modo UXM si inserisce nell’impianto generale di questo universo?
È stata principalmente una mia decisione creativa. Mi è stato solo detto di raccontare una storia moderna ambientata in Giappone. Il resto dipendeva da me.

Ultimate x men peach momoko 7 jpeg

Sappiamo che l’Ultimate Universe, almeno nella sua forma attuale, terminerà con Ultimate Endgame, e UXM con il numero 24. Innanzitutto, come valuti questa esperienza ora che sta per concludersi? Cosa pensi di aver lasciato a questi personaggi — e cosa hanno lasciato loro a te?
In questa esperienza, il mio amore per gli X-Men è cresciuto enormemente. E sono molto orgogliosa di essere riuscita a lasciare anche un piccolo segno nella storia della Marvel.
Ma onestamente, sebbene UXM stia finendo, so che questi personaggi non hanno finito le loro vite e hanno altre avventure che li aspettano.

E infine, cosa puoi dirci del tuo futuro — nuove serie? Nuovi progetti?
Ho molte storie che voglio raccontare. Ma dipende dal tempo se potrò raccontarle o meno. O se prenderò una direzione diversa.

Grazie Peach e alla prossima.

Intervista realizzata via mail a novembre 2025.
Si ringrazia Paul Ockelford per il supporto.

1m1e6ZCvhmF5wLzlrEYu0bC8MQiNguAhekNIUp0R

Peach Momoko
pseudonimo di un’artista nata a Kumagaya, nella prefettura di Saitama, in Giappone. Il suo vero nome è avvolto dal mistero, e l’artista preferisce farsi conoscere con il nome che usa dai tempi della scuola d’arte. Ispirata da mangaka come Atsushi Kaneko e da numerose altre influenze, è attiva dalla fine degli anni 2000 come illustratrice, specializzatasi in immagini erotiche, dark e talvolta splatter. Dopo una permanenza a Portland, entra nel circuito americano. Nel 2013 inizia a realizzare illustrazioni e brevi storie per la rivista statunitense Girls and Corpses e due anni dopo inizia la collaborazione con la storica Heavy Metal. Negli anni seguenti ha preso parte a diverse mostre in festival e gallerie in giro per il mondo, finché nel 2019 il fumettista Adi Granov nota il suo talento e la presenta agli editor della Marvel Comics. Inizialmente impegnata soprattutto su delle card dedicate agli eroi della casa editrice, in breve tempo Peach Momoko diventa l’autrice di numerosissime copertine per alcune delle testate più vendute: X-Men, Avengers, Amazing Spider-Man, Hulk, Venom, Dr. Strange e molte altre ancora. Nello stesso periodo firma copertine per editori indipendenti come BOOM! Studios (Something Is Killing the Children, Wynd), Image Comics (Crossover, Twig), Dynamite (Vampirella). Non mancano le copertine per DC Comics, su titoli come Batman Black & White, Batman: The Adventure Continues, DCeased e altri ancora. Nel 2020 firma un contratto di esclusiva con Marvel, che la inserisce tra i suoi “Stormbreakers”, selezione di artisti della casa editrice da tenere d’occhio. Scrive e disegna alcune storie brevi per antologie come Women of Marvel ed Elektra: Black, White and Blood. Nel 2021 vince il prestigioso premio Eisner come miglior copertinista. A inizio 2024 Peach Momoko tiene a battesimo per Marvel la collana Ultimate X-Men, che rinarra in chiave nipponica le origini del celeberrimo gruppo di eroi.

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

Commenta:

Your email address will not be published.

Social Network