Nulla dura per sempre: “Eternity”di Alessandro Bilotta e Sergio Gerasi

Nulla dura per sempre: “Eternity”di Alessandro Bilotta e Sergio Gerasi

Eternity, la nuova serie di Alessandro Bilotta per Sergio Bonelli Editore, esordisce con un volume disegnato da Sergio Gerasi, raffinato e dalle molteplici chiavi di lettura.

coverAlceste Santacroce è un giornalista che lavora per una rivista di gossip, guadagnandosi da vivere con scoop relativi all’effimero mondo dello spettacolo e ai suoi altrettanto impalpabili protagonisti. In una Roma del prossimo futuro, ma quasi del tutto simile a quella contemporanea, Alessandro Bilotta muove un individuo dalla personalità imperscrutabile, elemento che risalta in particolare nella gestione della sua storia con Lucrezia, fascinosa influencer.

Il protagonista di Eternity, la nuova serie ideata da Bilotta per Sergio Bonelli Editore sotto l’etichetta Audace, riassume in sé i canoni alternativi degli “eroi” creati dallo sceneggiatore nei suoi ultimi progetti, ma in questo caso con qualche goccia di nichilismo in più.

Nel primo volume, La morte è un dandy, Alceste rimane una presenza che è quasi impossibile definire, da parte del lettore: apparentemente indifferente agli altri, al mondo che lo circonda e alla vita stessa, quasi infastidito dall’esistenza in generale, di contro affronta il proprio lavoro con un’ostinata dedizione che sembra contrastare con il suo atteggiamento complessivo. Non è però un workaholic: l’impegno profuso sembra piuttosto un autocompiacimento nello sporcarsi le mani all’interno di una realtà transitoria per eccellenza, che tra l’altro dimostra di trattare con sufficienza.

La nostra attenzione verso il personaggio principale è doverosa, perché Bilotta sembra aver costruito la serie su misura di Alceste, facendo ruotare le tematiche che vuole mettere sul piatto attorno al “gossipparo”, che diventa una sorta di specchio deformato nel quale una certa fetta della società viene interpretata senza troppi sconti o benevolenza. Questo primo numero risulta quindi incentrato sul protagonista non tanto per presentarlo ai futuri lettori, quanto piuttosto perché tale sembra essere la fisionomia della serie, che, stando a quanto ha dichiarato lo sceneggiatore, presenterà ogni sei episodi degli avvenimenti cruciali.
La Roma à la page descritta nell’opera, composta da attorucoli, mecenati che investono in installazioni d’arte moderna fini a sé stesse e gente pronta a passare sopra chiunque per un quarto d’ora di celebrità e/o per salvaguardare la propria immagine, si riflette nello sguardo sfuggente e impenetrabile di Sant’Alceste (come si firma il protagonista nei suoi articoli), che silente giudica quello che vede senza però sottrarsi a tale realtà, della quale è parte attiva e financo motore immobile.

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Qua e là, quasi posati con noncuranza, spiccano alcuni temi che sospettiamo abbiano in realtà particolare rilevanza nell’affresco bilottiano, se non altro per via del titolo dell’intera serie: la fugacità del tempo e il senso ultimo che il suo scorrere assume per le persone e per il cosmo.
L’argomento emerge tramite varie finezze: l’Eternity è un vecchio locale ormai chiuso (alla faccia del nome), la rivista per cui Alceste lavora si chiama L’infinito e in un paio di occasioni Lucrezia illustra al protagonista la sua visione sul passare del tempo e su come l’intero universo abbia avuto origine.
Lo stesso Alceste a un certo punto sentenzia che

noi vogliamo molto più tempo, soprattutto per sprecarlo.

Un concetto che si unisce a doppio filo con le atmosfere frivole della Roma che fa da sfondo alla serie e che, nella loro rilassatezza e assenza di punti di riferimento, portano a quella filosofia da flâneur che è centrale nella poetica dell’autore: per Bilotta è necessario rivendicare ancora una volta il diritto alla perdita di tempo, all’inefficienza, all’ozio inteso alla latina, ribadendo quanto già affermava nel decimo episodio di Mercurio Loi, intitolato L’uomo orizzontale .
La Roma di Eternity è una città agostana, soleggiata e spensierata, priva di smog e turisti. Manca il traffico, le piazze e le strade sono quasi deserte, così come poco affollati sono i tavoli dei ristoranti. Elementi che contribuiscono a costruire uno scenario in cui tutto sembra sospeso e incline ad accogliere le meditazioni esistenziali dei protagonisti impegnati a passeggiare.

Eternity vol. 1 (2022) Page 41 Snapshot 04Altro tema centrale sembra essere il contrasto tra alto e basso, una contrapposizione che sfocia in un‘ironia amara e feroce dal gusto pirandelliano. I vari attori che vediamo in scena, più o meno protagonisti, sono perlopiù impegnati in questioni di poco conto, oppure fondamentali ma trattate con ingenua superficialità. I riferimenti culturali non vanno oltre un attore di fotoromanzi o l’interprete di una serie TV che sembra ricalcare il Don Matteo trasmesso su Rai Uno con protagonista Terence Hill. Bilotta si diverte inoltre a pescare nel mondo della televisione trash quando cita, senza nominarlo, Germano Mosconi, giornalista televisivo divenuto celebre suo malgrado per i numerosi fuori onda in cui bestemmiava.

Gli unici personaggi che sembrano essere dotati di consapevolezza di sé sono Alceste e il suo direttore Quinto Serafini, proprio coloro che tutto fanno piuttosto che prendersi sul serio, giocando a fare i provocatori con i propri comportamenti.
Il personaggio di Lucrezia, giovane influencer che Bilotta descrive in maniera non stereotipata, costituisce invece un efficace contraltare al protagonista: la sua voglia di arrivare e la sua ingenuità contrastano col rassegnato e cinico nichilismo di Alceste, che non resta però (del tutto) indifferente alla ragazza. La quale, in una sequenza particolarmente riuscita, trova il coraggio di dire quello che teme veramente circa l’abisso esistenziale che circonda lei – e tutti noi, sembra forse dirci Bilotta – restando annichilita e, ovviamente, priva di qualsiasi forma di conforto da parte di Alceste.

Eternity vol. 1 (2022) Page 59 Snapshot 01Anche il linguaggio fumettistico è centrale in Eternity.
Alessandro Bilotta gioca col medium stesso, in primis attraverso inside jokes ben precisi: dall’autocitazione al suo Mercurio Loi ai riferimenti a V for Vendetta di Alan Moore e David Lloyd, fino alla passione del protagonista per una fittizia serie da edicola. Si diverte persino ad anticipare per ben due volte il finale della storia, costruita con una raffinata struttura a chiasmo ricca di significato.

Il formato “alla francese” e la foliazione di 72 pagine, costituiscono una novità all’interno della produzione bonelliana ed è interessante vedere come gli autori si sono rapportati ad esso: lo sceneggiatore imposta una serie di sequenze brevi, della durata variabile, caratterizzate attraverso un colore dominante.
Il disegnatore Sergio Gerasi, da parte sua, per interpretare al meglio la struttura delle pagine ricorre spesso a vignette strette e alte, con inquadrature che partono dal basso o dall’alto. Questo espediente è quasi una costante nella raffigurazione del protagonista, ne mette in risalto la fisionomia segaligna e conferisce, se possibile, ancora maggiore alterità alla sua figura.

Il tratto nervoso di Gerasi è inoltre ricco di dettagli, specialmente per quanto riguarda i volti e i corpi dei personaggi: in certi primi piani si possono osservare le rughe solcare le guance e le vene emergere sui dorsi delle mani, mentre alcune caratteristiche estetiche vengono volutamente esagerate, come il naso di Serafini. Sono particolarmente apprezzabili anche gli sfondi di Roma che si intravedono in più passaggi: la capitale viene rappresentata con una visione eterea che rende quasi irreale e sospeso il contesto stesso in cui si muove il cast, osservazione valevole tanto per i monumenti del centro quanto per le zone fuori città, nelle quali elementi naturalistici come gli alberi sono raffigurati in maniera più stilizzata e modernista che realistica. Ad ogni modo restano sempre i personaggi al centro delle vignette, occupando quasi tutto lo spazio salvo rare eccezioni, a sottolineare la loro assoluta importanza e voglia di protagonismo.

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La colorazione è invece affidata ad Adele Matera, con la supervisione di Emiliano Mammucari. Il contributo di Matera è essenziale per quanto riguarda la messa in scena, non solo perché come anticipato il colore viene utilizzato per connotare le varie sequenze, ma perché per il loro progetto gli autori hanno cercato una colorazione che replica la tecnica xerografica, in grado quindi di essere allo stesso tempo moderna e retrò, e dunque in totale sintonia con lo spirito della serie. I colori sono accesi e contrastanti, privi di sfumature e distribuiti attraverso forme squadrate (notare ad esempio la brace sulla punta delle sigarette e la luce in generale), che non di rado escono dai contorni, ricordando la colorazione fuori registro utilizzata (per motivi economici) in tanti fumetti “popolari”, e anche in certa animazione Disney. Una scelta che ha qualche affinità con quanto fatto da Greg Smallwood sulla miniserie Human Target scritta da Tom King, per citare un titolo contemporaneo all’albo di Bilotta e Gerasi, ma che caratterizza anche opere che strizzano l’occhio al passato come L’estate diabolika o Souvenir dell’impero dell’atomo .   

Eternity si presenta fin da questo primo volume come una serie ricca di elementi interessanti, sia dal punto di vista tematico che narrativo che formale, anche tenendo conto dell’idea – molto stimolante – di darle uno scossone ogni sei numeri.
Ci consegna inoltre un nuovo personaggio, incisivo e sfuggente allo stesso tempo, capace di una presenza scenica fortissima e di una costruzione caratteriale assolutamente peculiare, e una cura estetica complessiva decisamente raffinata.
Ottimi biglietti da visita per un progetto che rappresenta una nuova sfida per lo sceneggiatore romano, della quale siamo curiosi di vedere il prosieguo e l’esito.

Abbiamo parlato di:
Eternity #1 – La morte è un dandy
Alessandro Bilotta, Sergio Gerasi, Adele Matera
Sergio Bonelli Editore, 2022
72 pagine, cartonato, colori – 17,00 €
ISBN: 9788869617300

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