
Il seguito affronta l’età moderna del fumetto Marvel, dalla nascita dei Fantastici Quattro in poi, con altro tono: i supereroi perdono il ruolo di icone per diventare figure in chiaro scuro, capaci di incutere paura invece di rassicurare. Messi da parti i sentimenti legati al dopoguerra e al boom economico pervasi di incanto e ottimismo, questo seguito sembra più figlio degli anni della guerra fredda. Curiosamente, la critica che traspare sembra rivolta, più che al fumetto degli anni ottanta, alle guerre civili e ai regni oscuri al centro delle saghe più recenti della Casa delle idee. Ma il gioco così ben calibrato nel primo Marvels qui non funziona: l’impressione è quella di un’opera costruita e forzata, come certi remake cinematografici senz’anima.
Chiamato a sostituire Alex Ross, Jay Anacleto cerca di rimanere fedele allo stile fotorealistico del predecessore, con un segno meno pulito e colori meno patinati, seppur con meno abilità nell’integrare i riferimenti fotografici, creando un effetto posticcio e rigido.
Un seguito che non sembrava necessario prima di essere scritto, e che una volta letto conferma l’impressione.
Abbiamo parlato di:
Marvels: l’occhio della fotocamera
Kurt Busiek, Jay Anacleto
Traduzione: Luigi Mutti
Panini Comics, 2010, 100% Marvel
144 pagine, brossurato, colori – 13,00€
ISBN: 9788863464191








