L’epicità di Infinity War e le origini dei supereroi

L’epicità di Infinity War e le origini dei supereroi
In questa puntata una analisi del trailer di Avengers: Infinity War, le origini dei supereroi nei film Marvel e DC e news di animazione.

La diffusione, nei giorni scorsi, del trailer di Avengers: Infinity War ha di fatto concentrato le attenzioni del pubblico e degli addetti ai lavori sull’attesa pellicola diretta dai fratelli Russo, e in special modo su una serie di importanti fattori che circondano quello che si può definire come un evento cinematografico, non solo per quanto riguarda la campagna promozionale adottata da Disney e .

Avengers: Infinity War è infatti il tassello conclusivo riguardante l’intera operazione del Marvel Cinematic Universe che chiuderà non solo una sottotrama molto lunga come quella delle Gemme dell’Infinito (anche se non sempre gestita al meglio) ma sancirà l’addio di alcuni dei personaggi centrali che abbiamo avuto modo di conoscere in questi anni.
Da questo punto di vista, il trailer diffuso giorni fa è riuscito certamente nel suo intento di sottolineare quello che sarà un “passaggio della torcia”, ma non solo. Per la prima volta, l’universo cinematografico costruito dalla Marvel è risultato andare oltre i semplici cameo e gli easter egg di questi anni e risultare molto più compatto e coeso di quanto non sia mai stato in precedenza. Vedere agire insieme la totalità degli eroi Marvel è difatti un fattore di impatto emotivo decisamente unico, che ancora una volta evidenzia la capacità di Disney e Marvel di riuscire ad attirare l’attenzione del pubblico.

Questa attenzione ha evidenziato anche come i Marvel Studios siano riusciti, nuovamente, a mettere in ombra il progetto della Warner Bros. la cui , messa in contrasto con il quadro più ampio di Avengers: Infinity War, risulta alla fine un piccolo incontro tra eroi già visto e sorpassato dagli eventi.

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È proprio questo infatti il fattore che determina ancora una volta come i Marvel Studios siano almeno un passo avanti alla concorrenza per quanto concerne più che altro l’evoluzione del genere dei film tratti dai fumetti, anche se con i dovuti distinguo. Da una parte, abbiamo infatti un universo cinematografico arrivato a 17 pellicole, costruito anno dopo anno, che con il film dei fratelli Russo arriva a un suo decisivo climax, e che quindi ha avuto tutto il tempo per consolidarsi. Dall’altra la Warner sta ancora mettendo in piedi le fondamenta del suo progetto, e nonostante successi come Wonder Woman, questi pare ancora circondato da insicurezze tipiche di qualcosa che sta crescendo e maturando.

Bisognerà comunque vedere se Avengers: Infinity War sarà la fine di una Golden Age e l’inizio di una nuova era ancora più radiosa per la Marvel sul grande schermo, o se l’addio di alcuni personaggi storici porterà invece a un ridimensionamento dell’impatto che i supereroi della Casa delle Idee hanno avuto sul mondo del cinema.

Justice League e le origini dei supereroi

Il recente Justice League diretto da ha confermato una tendenza diventata ormai un dato di fatto nel genere dei film sui supereroi, ovvero la realizzazione di pellicole che servono sempre più come trampolino di lancio per altri personaggi e franchise, sancendo quella che si può definire come la “morte delle origini dei supereroi“.

A sottolineare questo singolare aspetto sono stati nei giorni scorsi Variety e The Hollywood Reporter, i quali hanno fatto notare come, da Captain America: Civil War in poi, i film sugli eroi Marvel e DC Comics sono sempre più improntati a presentare nuovi e inediti personaggi in costume senza aspettare una introduzione standalone in un film che li veda esclusivamente nel ruolo di protagonisti.

Una opzione, questa, di cui ha usufruito fortemente proprio la Warner Bros. in Justice League, con l’apparizione di eroi quali Cyborg, Flash e Aquaman, ancora a digiuno per quanto riguarda un film che ne racconti le origini e il background. Ma sono le origini di un eroe ancora necessarie per il pubblico?

A prima vista, potrebbe sembrare che l’universo DC della Warner stia prendendo delle scorciatoie per cercare di raggiungere il Marvel Cinematic Universe, ma c’è qualcos’altro di importante da considerare – ha scritto Ciara Wadlow su The Hollywood Reporter – vale a dire che la strategia vista nella fase uno del MCU per costruire The Avengers non è più una opzione. Era troppo dipendente dalle storie che narravano le origini dei personaggi. Anche all’interno della Fase 1, il pubblico si mostrava tiepido rispetto a questa formula, per esempio quando vedevano uscire in sala Captain America: The First Avenger solo due mesi dopo Thor.
Le storie di origine che ruotano attorno a un grande eroe finiranno per avere sempre lo stesso impianto narrativo e di trama. Il passaggio di certi elementi può mantenere le cose interessanti per un po’, ma ci sono dei limiti che il genere dei supereroi si sta avvicinando a superare, un confine gradevolmente o almeno tollerabilmente familiare che potrebbe diventare noiosamente ripetitivo.

Ma le origini dei supereroi hanno ancora un potenziale narrativo? Per Spider-Man: Homecoming Sony e Marvel Studios hanno optato per non raccontare nuovamente come Peter Parker ha ottenuto i suoi poteri, mentre per la Warner ha ritenuto necessario svelare l’affascinante pantheon mitologico che circondava il personaggio. Una decisione questa che si è rivelata vincente, anche per le scelte narrative operate dalla regista . Per il personaggio di Pantera Nera, l’introduzione in Captain America: Civil War ha di fatto sostituito una possibile narrazione delle origini nel film standalone che vedremo a febbraio del 2018, anche se bisognerà vedere se nella pellicola con Chadwick Boseman il regista Ryan Coogler abbia optato o meno il volere presentare al pubblico le tradizioni che nel Wakanda portano a diventare Pantera Nera. Discorso diverso per Captain Marvel, di cui vedremo le origini nel film in uscita nel 2019, e il cui contesto narrativo è differente da altri progetti precedenti, essendo un prequel ambientato negli anni ’90.

Aldilà di questo, sia per la Warner che per i Marvel Studios è da sottolineare come si sia aperta una nuova strada narrativa da utilizzare ed esplorare il più possibile, che permetterebbe una minore pesantezza e ripetitività all’interno delle pellicole standalone.

Grimalkin

Lo studio messicano Huevocartoon Producciones ha annunciato una collaborazione con lo storyboard artist Sant Arellano per la realizzazione del film di animazione in CGI Grimalkin.
Con un budget stimato di 6 milioni di dollari, Grimalkin è stato sviluppato presso gli Huevocartoon Studios come una produzione indipendente che, tuttavia, è sostenuta dalle risorse tecniche dello studio.
Destinato ai bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni e al pubblico delle famiglie, il film è una commedia horror che narra come l’amore di un gatto domestico per la sua famiglia venga messo alla prova quando delle creature malvagie invadono la loro casa.
Essendo l’unico che ha la capacità di vederli, il gatto deve affrontare le creature prima che prendano possesso della casa e dei suoi abitanti.

La storia è stata ispirata da una domanda che mi sono posto quando sono tornato dalle vacanze: se avessi portato con me un fantasma o uno spirito malvagio e l’unico a vederlo fosse stato il mio gatto, cosa dovrebbe accadere perché il gatto faccia qualcosa? Nel film ci sono riferimenti di film classici come “Gremlins” di Joe Dante, “Labyrinth” di Jim Henson, “Coraline” di Henry Selick e “The Spirit of the Beehive” di Víctor Erice, oltre ai libri di Michael Ende – ha dichiarato Arellano.

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Cinebrevi

Diffuso nei giorni scorsi un nuovo, breve teaser di Sgt. Stubby: An American Hero, il film di animazione sul cane eroe della prima guerra mondiale.

 

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