Bushwackfront

La vita selvaggia di “Vera Bushwack”

20 Agosto 2025
L’esordio di Sig Bushwack si regge su una protagonista forte e su riflessioni sulle relazioni interpersonali affontate con ironia e fantasia.
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Drew ha deciso di realizzare il suo sogno: ritirarsi in un bosco, costruirsi da sola una baita e vivere isolata dagli altri. E non le mancano né il coraggio, né la grinta per farlo: ha le idee chiare, non ha paura di sporcarsi le mani, di tagliare alberi con la motosega o di farsi il bagno nuda in un fiume gelido. Eppure l’apparenza così decisa nasconde anche delle insicurezze, sia personali (la fuga da una relazione complicata con la sua ex-ragazza), sia create da una società che non riesce ad accettare facilmente l’autodeterminazione di una donna.

L’esordio di Sig Burwash nel mondo del fumetto con Vera Buschwack (una distorsione del termine inglese bushwhack, ovvero “farsi strada nella boscaglia a colpi di accetta”) è convincente sotto molteplici punti di vista: pur inserendosi infatti in un genere ormai molto diffuso, in cui i protagonisti sono personaggi non eterosessuali e le tematiche di orientamento sessuale e identità di genere sono centrali, Burwash riesce ad affrontare questi elementi in maniera sfaccettata e laterale, ribaltando in maniera ironica prima di tutto la prospettiva delle aspettative della società su uomini e donne.

Il sogno di Drew è infatti qualcosa che nella nostra cultura è tipico del maschile, un desiderio da cowboy del Far West statunitense, ovvero quello di creare qualcosa da solo, magari con duro lavoro fisico, possibilmente isolandosi nella natura. Ma per la protagonista, donna lesbica e molto schietta, questo sogno è totalmente normale e naturale, così come è piacevole e divertente imbracciare una motosega e trasformarsi (idealmente) in una irrefrenabile cavallerizza nuda e libera, oppure cavalcare la propria moto da cross inseguita dal suo fedele cane Pony.

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Queste immagini, rappresentate con uno stile grottesco ed esagerato, non solo caratterizzano la personalità della protagonista, ma permettono di empatizzare con lei e di riflettere su alcune tematiche in una maniera ironica, divertente e avventurosa, lasciando da parte le parole per dar spazio alla forza liberatrice e inclusiva dell’arte. Nel rappresentare Drew, infatti, Sig Burswash si inserisce in un trend molto diffuso nel fumetto contemporaneo, in particolare nel fumetto di autor queer come Lee Lai, Tommi Parrish, ma anche Moa Romanova e altrƏ autorƏ del fumetto nordeuropeo e dell’indie anglosassone. Abbiamo quindi copri piuttosto massivi, con teste dalle proporzioni ridotte, e attenzione a particolari spesso trascurati, come pelurie e altri elementi considerati come “inestetici”. Su questo Burwash inserisce però un gusto per il caricaturale che potremmo ritrovare nei cartoni animati di Adult Swim, e quindi espressioni cartoonesche che sconfinano nel meme, scollamento da qualsiasi proporzione realistica e ricorso a una cura dei dettagli più grotteschi.

Questo stile, come abbiamo detto minimale nelle definizione di linee e volumi, nell’uso del colore, ma anche volutamente esagerato nei momenti più votati all’azione, alleggerisce il trattamento di riflessioni anche piuttosto complesse, quali quelle sul ruolo della donna nella società, ma anche del superamento del trauma: tutte queste tematiche sono affrontate da Burshaw non attraverso spiegoni o momenti didascalici, bensì attraverso dialoghi (con la migliore amica, con il ragazzo con cui va ad abbattere alberi, a volte anche con completi estranei) scritti con grande spontaneità, naturalezza e delicatezza, ma anche attraverso un attento uso di mimica e prossemica delle scene, bilanciando così momenti densi di parole ad altri silenziosi, ma altrettanto importanti per portare avanti sia i molteplici discorsi esistenziali e sociologici che appaiono nella storia, sia per definire il personaggio di Drew e la sua crescita, nel libro e al di là di esso.

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Vera Bushwack diventa così un racconto delicato e divertente, profondo e liberatorio, sulla ricerca del proprio posto nel mondo, sulla volontà di realizzarsi e di affrontare i propri traumi per ricominciare e ritagliarsi il proprio spazio nella realtà.

Mi permetto di chiudere con un discorso che di solito non faccio molto volentieri, e che potrebbe essere sintetizzato nella frase, ormai abusata, “se ne è parlato troppo poco”. In genere trovo che queste considerazioni, così espresse, lascino il tempo che trovano, e quando anche giustificate sono purtroppo frutto di un sistema produttivo (quello del fumetto come tutto il resto) molto difficile da seguire nella sua interezza, soprattutto quando il tempo per scrivere è limitato e quando non sempre le uscite sono segnalate a dovere, magari nemmeno dalle case editrici stesse.
Nel caso di Vera Bushwack si assiste però a un qualcosa di quantomeno singolare, perché l’opera di Sig Burshaw è stata osannata come uno dei migliori graphic novel del 2024 negli Stati Uniti sia da testate specializzate che generaliste. E se è vero che ogni paese e ogni cultura hanno le proprie sensibilità e non è quindi detto che un’opera possa avere successo ovunque è pubblicata, il fatto che in Italia quasi nessuno ne abbia praticamente parlato è quantomeno sintomatico di quello che ci ripetiamo da tempo: un eccesso di produzione, spesso concentrato in pochi mesi a fine anno, che si accompagna a una scarsità di mezzi, volontà o tempo (a volte tutti e tre) di dare una copertura pubblicitaria adeguata a un’opera che potrebbe trovare un pubblico di riferimento attento e ricettivo.

E allora, anche se per il modo in cui si parla di fumetto (come tutto il resto) ormai sembra esigere tempistiche serrate e ben precise, forse questo articolo fuori tempo massimo può essere utile a raccontare Vera Bishwack come un’opera d’esordio molto valida, ben realizzata e che si inserisce in un discorso ben preciso nel fumetto contemporaneo, potendo quindi sopravvivere, almeno per qualche anno ancora, alla prova del tempo e alla frenesia informativa in cui siamo immersi.

Abbiamo parlato di:
Vera Bushwack
Sig Burwash
Traduzione di Paola Moretti
minimum fax, 2024
240 pagine, brossurato, multicromia – 24,00 €
ISBN: 978-88-3389-591-8

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

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