Margherita tramutoli

La Tram e il legame tra fumetto e militanza politica

15 Settembre 2026
Al Trapani Comix insieme a La Tram per parlare del legame tra fumetto e militanza politica
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Abbiamo incontrato Margherita Tramutoli, in arte La Tram, durante il Trapani Comix per parlare del rapporto tra fumetto e militanza politica, di graphic journalism e del valore sociale della narrazione disegnata. Dall’esperienza in Afghanistan con EMERGENCY alla nascita del collettivo Moleste, l’autrice racconta come il fumetto possa diventare uno strumento di testimonianza, memoria e impegno civile.

Buon giorno Margherita e grazie per il tuo tempo. Parallelamente al fumetto hai studiato Relazioni Internazionali: quanto quella formazione continua a influenzare il tuo sguardo da autrice?
Parecchio, perché ogni volta che posso cerco di accettare progetti che abbiano un po’ un tema sociale e un po’ anche il tema della militanza politica. Quindi, quando mi capita, cerco sempre di far coincidere le due cose. Pensavo che non mi sarebbe mai servita la laurea in scienze politiche e relazioni, invece ci sono delle realtà che mi chiamano proprio perché ho fatto questo tipo di studi, tipo Emergency o magari anche la Revue. Ci sono tante forme per fare militanza politica,

Come hai capito che il fumetto sarebbe diventato il tuo linguaggio principale?
in realtà non tanto tempo fa; pensavo sarebbero stati sempre due binari paralleli che avrei continuato a coltivare in modo autonomo.
L’ho scoperto quando siamo andati in Afghanistan con Emergency e li ho capito che forse potevo fare le due cose nello stesso momento.

Franco battiato la tram

Guardando ai tuoi primi lavori e a quelli di oggi, qual è l’aspetto del tuo lavoro che senti più cambiato?
Penso la professionalità, cioè riuscire a concepire uno stile per ogni storia in proporzione al tempo che ho a disposizione. Ti faccio un esempio, quando ho realizzato con Marco Rizzo La prima bomba per Feltrinelli avevamo veramente poco tempo, circa sei mesi per fare un libro di 120 pagine e quindi lì forse c’è stato lo switch dalla amatorialità al professionismo, perché ho capito che dovevo usare uno stile più grafico e più veloce senza per questo rinunciare alla qualità.

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E invece, quando non hai queste scadenze immediate, quanto tempo dedichi al disegno?
Diciamo che quando non ho delle scadenze troppo strette mi lascio anche il tempo di sperimentare un po’ di più, quindi di provare delle tecniche nuove e questo vuol dire che magari posso rifare la stessa tavola due o tre volte oppure, magari, provare a fare dei passaggi intermedi, ad esempio usare l’acquaragia sul foglio, lasciarla asciugare una notte poi riprendere il giorno dopo la tavola, pulirla, aggiungere altre tecniche, i pastelli a olio, le matite. Invece, quando hai le scadenze molto serrate, metti la modalità professionalità e non ti diverti così tanto; comunque fare sempre la stessa cosa ti dà sicuramente una gratificazione economica e professionale, però non ti fa sentire di star crescendo.

E qual è la tecnica con la quale ti sei messa alla prova di recente?
Quella su cui vorrei veramente migliorare tantissimo è la gouache, la tempera, ma sento di essere ancora tanto indietro ed è per quello che la uso spesso. Una che invece è nuova, che mi ha dato più soddisfazioni perché la puoi usare in tanti modi diversi, è la tecnica dei pastelli a olio insieme alle matite colorate.

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Quando scegli una storia da raccontare, cosa ti colpisce per primo: il tema, le persone o l’urgenza del messaggio?
Prima il tema, che devo sentire in qualche modo mio, almeno in parte. Non riuscirei a fare una storia, ad esempio, sul Medioevo oppure un fumetto storico alla francese. Non mi deve annoiare l’ambientazione, la storia; l’ideale sarebbe sempre fare graphic journalism. Finché l’ultimo canta nasce ad esempio da un’esperienza diretta in Afghanistan con Emergency.

Che tipo di esperienza è stata umanamente e artisticamente?
Umanamente forse è la più forte della mia vita finora. Ho scoperto una cosa che non pensavo che avrei scoperto, e cioè che l’essere umano si adatta molto rapidamente anche a delle condizioni di vita terrificanti. Ad esempio mi sono abituata in pochissimo tempo a indossare il velo e a sentirmi insicura senza velo per strada; mi sono abituata rapidamente a camminare con lo sguardo basso, senza incrociare quello di uomini per strada, nonostante mi ritenga femminista e piuttosto combattiva. E questo mi ha fatto molto riflettere perché è un adattamento molto pericoloso – voglio dire che rischi di fare la fine della rana nell’acqua calda, che si cuoce piano piano – con piccoli cambiamenti in negativo che non percepisci immediatamente come pericolosi. Dal punto di vista professionale è stato, invece, il connubio perfetto: è come se avessi avuto la sensazione di essere finalmente nel posto giusto, a parlare di quelle cose col mio linguaggio. Quindi è stata proprio un’esperienza perfetta in assoluto.

Sei tra le fondatrici di Moleste: quanto è stato importante per te trasformare un’esperienza personale e collettiva in un progetto pubblico?
Penso che ciascuna delle ragazze e dei ragazzi del collettivo sia entrata a farne parte perché è un gruppo intersezionale. Credo che ciascuno di noi avesse un motivo diverso per essere lì; qualcuna di noi è entrata nel collettivo soltanto per solidarietà con le altre persone a cui era successa un’esperienza negativa, di abuso psicologico, fisico, di ogni tipo. Altre invece avevano proprio bisogno di parlare insieme alle altre; abbiamo capito che questa cosa poteva essere non solo una catarsi collettiva, ma anche trasformarsi in qualcosa di positivo a livello di comunicazione verso l’esterno e magari di prevenzione, di comprensione di alcuni comportamenti che se non verbalizzi. Moleste è stato anche un modo virtuoso di continuare a parlare di questi temi e a far sentire meno solo le persone a cui succedono queste cose.

In un evento come Trapani Comix, cosa ti aspetti di portare e cosa speri di ricevere da questo incontro?
A me piace sempre quando si organizzano festival culturali in generale, ma in particolare di fumetto, in aree geografiche comunemente percepite come periferiche.

Sono sempre felice quando queste realtà iniziano a prendere piede anche al meridione, perché mi sembra un po’ un sintomo di vivacità culturale e un po’ anche un modo per far conoscere sia geograficamente sia culturalmente delle zone che sono sempre state viste un po’ come le Cenerentola d’Italia. Quindi sono anche contenta che susciti tanta attenzione nel sottolineare anche aspetti sociali e non lasciare soltanto all’intrattenimento il palco.

Intervista condotta dal vivo al Trapani Comix Games il 24 maggio 2026.

MARGHERITA TRAMUTOLI

Laurea in Relazioni Internazionali, diploma in Fumetto, esperienza come cooperante per ONG… e poi la scelta di dedicarsi completamente alla nona arte. Ma l’impegno sociale non è mai rimasto fuori dalle tavole. Anzi.
Da
Bandierine – Tutta una storia di Resistenze a Post Pink, da La prima bomba a Fuoco Blasfemo, il suo tratto è potente, diretto, necessario.
Con EMERGENCY ha realizzato
Finché l’ultimo canta ancora, nato dopo un viaggio in Afghanistan per raccontare la condizione delle donne sotto il regime talebano. Perché il fumetto può essere intrattenimento, certo… ma può anche essere inchiesta, memoria, denuncia.
Ha collaborato con testate come Jacobin, Linus, L’Espresso, Corriere della Sera e con case editrici come DeA e Salani. Tra le ultime uscite
I fantasmi di Rosarno e Nasi Rossi. E ora è al lavoro sull’adattamento a fumetti de Le notti bianche per Futuropolis.

Maria Concetta Amato

Maria Concetta Amato

Nata nel 2000 a Palermo, ha sempre coltivato una grande passione per la letteratura e la scrittura. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Classiche nel 2022, ha deciso di spingermi oltre i confini della tradizione, trasferendosi a Genova per immergersi nel mondo dell’editoria moderna. È lì che ha completato il suo percorso magistrale in Informazione ed Editoria, presentando una tesi intitolata Il Mercato del Fumetto Italiano: Analisi e Prospettive, una riflessione su un settore in continua evoluzione che non smette mai di affascinarla. Ama leggere, scrivere e perdersi nelle storie delle serie TV, ma ciò che più la appassiona è condividere queste riflessioni online. Il suo sogno è lavorare in una casa editrice, idealmente specializzata in fumetti, dove poter contribuire alla nascita e alla diffusione di nuove storie capaci di emozionare e sorprendere. Il suo obiettivo è trasformare la passione in un mestiere e contribuire a rendere il mondo dell’editoria un po’ più magico.

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