“Fai rumore”: nove storie di abusi e riscatto

“Fai rumore”: nove storie di abusi e riscatto
L’Editrice Il Castoro pubblica l’antologico “Fai rumore”, a cura del Collettivo Moleste: nove storie per raccontare di abusi e desiderio di riscatto.

«Nessuna può farlo per te, ma non devi farlo da sola.»

fai rumore_il castoro_coverQuesta frase, contenuta nella storia Due di due di Francesca Torre e , incorpora due principi fondamentali di Fai rumore: l’autodeterminazione e la sorellanza. Lo scrive Jennifer Guerra – giornalista e scrittrice che si occupa di tematiche femministe – nella prefazione all’antologico a fumetti pubblicato dall’ in collaborazione con il Collettivo Moleste.

Nato nel 2020 come uno dei progetti più concreti tra quelli ispirati dall’onda del movimento americano MeToo, il “collettivo per la parità di genere nel fumetto” – nella definizione delle fondatrici nel manifesto programmatico – sta gettando una nuova luce sull’ambiente del fumetto intriso di mascolinità tossica, spingendo le vittime di abusi a rompere il silenzio, scoperchiando un vaso di Pandora in cui le molestie sono solo una parte del problema.

Da un confronto di esperienze nato in chat, Moleste diventa quindi collettivo e inizia ad “analizzare le dinamiche alla base dei piccoli e grandi abusi che rendono la vita difficile alle donne (e soprattutto alle ragazze) che si avvicinano all’ambiente del fumetto, o che ne fanno già parte ma non hanno ancora una visibilità e una stabilità sufficienti a poter prescindere dall’aiuto e dall’appoggio dei suoi membri più noti. E come sempre succede quando le donne cominciano a parlare delle proprie esperienze di abuso, ogni racconto ne genera altri, ogni voce apre la strada ad altre voci”, come spiega Giulia Blasi su l’Espresso nel novembre 2020.

Presto, la strada della denuncia – che Moleste affida piuttosto ai centri antiviolenza – lascia il posto a quella della divulgazione. L’attitudine al racconto delle sue autrici trova la giusta collocazione attraverso la campagna di affissioni artistiche LE articolo autodeterminativo, in collaborazione con CHEAP, che nel 2021 a Bologna ha raccontato attraverso le illustrazioni alcune tappe della storia transfemminista, come la per il divorzio ma anche la storia di Franca Viola – iniziativa alla quale Lo Spazio Bianco ha dato spazio nel corso del festival Nuvole Digitali. Successivamente giunge la proposta dall’Editrice Il Castoro per la realizzazione di un antologico che non riportasse le testimonianze di chi aveva già contattato Moleste raccontando la propria esperienza di abuso, ma che affrontasse il tema in senso pratico e non più solo teorico, mostrando situazioni reali nelle quali riconoscersi.

«Non importa cosa non abbiamo fatto. Mi importa cosa facciamo adesso.»


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In Fai rumore viene così mostrato – anche avvalendosi di un linguaggio in linea con il pubblico di riferimento, quello dei giovani adulti, coincidente con il target della casa editrice – cosa accade in caso di avance indesiderate o di bullismo e quale impatto questi comportamenti abbiano sulla vita delle persone. Si tratta di nove storie, alcune delle quali nate sulla base di esperienze comuni o ispirate a vicende personali.

Le Nove storie per osare – il sottotitolo del volume – sono un atto di ribellione ai soprusi, ma hanno soprattutto il pregio di insegnare e educare in modo discreto. Leggere Fai rumore e riconoscersi fra le sue pagine può aiutare a dare un nome a quella sensazione di disagio che una persona abusata, specie se molto giovane, avverte, e a comprendere se quello che le viene o le è stato fatto sia legittimo o meno.

Il Castoro presenta un’edizione come sempre molto curata, in brossura e copertina lucida, arricchita da una illustrazione di Grazia La Padula dal forte sottotesto inclusivo, evocativa e dinamica nella composizione e carica di messaggi positivi anche nella scelta dei colori.

La prefazione, lo dicevamo, è di Jennifer Guerra, mentre le storie – uniche nel loro stile di scrittura e disegno – sono di , , Maurizia Rubino, Francesca Torre e , , Vega Guerrieri e Caterina Ferrante, , Davide Costa ed Elisa 2B, Carmen Guasco, Marta Macolino e Alessia De Sio.

Tra chi legge e gli autori delle storie si instaura inevitabilmente e immediatamente un forte legame empatico, dato il realismo delle situazioni descritte e l’inevitabile possibilità di immedesimazione anche in uno solo di questi racconti.

fai rumore_il castoro_tav 11In Un viso da bambino di Anna Cercignano la giovanissima protagonista Elisa è vittima si slut-shaming 1 da parte dei suoi compagni di scuola. Il realismo dei disegni, la colorazione a pastello dalle tinte delicate, le forme morbide dei volti e dei corpi e l’impianto regolare della tavola restituiscono il contrasto fra l’innocenza di Elisa, il candore dei suoi dodici anni e la crudeltà celata agli occhi degli adulti di uno stigma riversatole addosso dai suoi coetanei, anch’essi inconsapevoli vittime di una mentalità tossica e maschilista.

Sabrina di , caratterizzato da un tratto più netto e da una colorazione non realistica dalle tinte acide, racconta il fenomeno del grooming 2, e ancora una volta la cecità degli adulti e delle figure genitoriali rispetto al disagio e a un tentativo di denuncia da parte della protagonista questa volta adolescente.

Scrivimi quando arrivi di Maurizia Rubino è forse la storia nella quale è più immediato riconoscersi. La camminata serale della protagonista, di rientro a casa dopo una cena da un’amica, restituisce perfettamente la sensazione di angoscia crescente che pervade chi si trovi a percorrere un tragitto in solitaria dopo il tramonto. L’attenzione ai rumori circostanti, ai passi alle proprie spalle, ai fanali delle auto, il cat-calling 3, le chiavi di casa impugnate come un’arma di difesa, l’incontro con un’altra donna sola e uno sguardo fugace e solidale come a darsi forza a vicenda, la telefonata a qualcuno per avere un po’ di compagnia e dissuadere i malintenzionati… Le vignette di Rubino scorrono sulla pagina quasi sempre mute, con una lentezza estenuante e voluta, fino al raggiungimento della calda e rassicurante luce di una casa dove sentirsi di nuovo al sicuro.

Due di una di Francesca Torre e La Tram (che abbiamo intervistato proprio in occasione dell’uscita dell’antologico) racconta, con una scelta di contrasti cromatici che rievoca l’Impressionismo francese, l’annullamento di sé di Rosa, abusata fisicamente ed emotivamente da un ragazzo narcisista e possessivo che la spinge a comportamenti del tutto opposti ai suoi desideri reali. Anche in questa storia, come nelle precedenti, il finale è pieno di speranza ed esalta la forza di volontà e il desiderio di riscatto della protagonista.

La cosa giusta di Lucia Biagi, che vede sulla scena Isa, Stella e Lara, è permeata da quella paura di perdere, in adolescenza, l’affetto e le attenzioni di un’amica o un amico ai quali si tiene particolarmente, sino a mettere in pericolo una terza persona. In queste pagine si mescolano in modo sottesamente drammatico slut-shaming, non consensual pornographye4 omofobia, pur con la superficiale inconsapevolezza dettata dalla giovane età delle tre ragazze.

fai rumore_il castoro_felpa giallaLa felpa gialla di Vega Guerrieri e Caterina Ferrante mostra quella sensazione, comune a tanti adolescenti, di disagio col proprio corpo. Ancora una volta l’adulto, qui la figura materna, si mostra privo di empatia e sensibilità verso un malessere latente, che si acuisce nella protagonista vignetta dopo vignetta. Vediamo così Laura ripiegarsi quasi su sé stessa sotto il peso non di un corpo morbido e pieno, ma del giudizio non richiesto degli altri, dallo sguardo della madre, dei compagni di scuola, della commessa di un negozio di abbigliamento, dai canoni estetici imposti dai social media e perfino delle parole certamente affettuose ma a quel punto non più gradite della nonna della ragazza. Qui il finale è meno luminoso delle precedenti storie, il tratto curvilineo, i colori sfumati e delicati delle vignette precedenti si frammentano come l’emotività di Laura che si frantuma definitivamente, impotente di fronte ad atti di bullismo e insulti sempre crescenti che le piovono addosso.

In Con cura di Laura Guglielmo torna il tema dell’amicizia salvifica e viene affrontata senza sconti la questione del gaslighting 5. Elena è piegata dalla sua relazione tossica al punto da ricorrere all’autolesionismo. Quando la sua amica Mari le rivela di essersi accorta di ogni cosa, Ele crolla sotto il peso della verità e si lascia andare a uno sfogo liberatorio. Il tratto dal sapore manga di Guglielmo e la scelta di una palette dalle tonalità cupe, insieme al contrasto fra gli sfondi neri e la prevalenza di rossi in molte delle tavole, enfatizzano la drammaticità di un racconto in cui viene ancora una volta sottolineato che chi è vittima di comportamenti abusanti non è e non va lasciatə mai solə nell’affrontare i propri demoni.

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Le due storie che concludono l’antologia offrono un cambio di prospettiva: sia in Sotto pressione di Davide Costa ed Elisa 2B che in Ascoltami di Carmen Guasco, Marta Macolino e Alessia De Sio a essere al centro della narrazione sono due ragazzi.

Sotto pressione gode del punto di vista maschile di Costa e dei disegni affilati e parlanti nella loro consueta ricchezza di dettagli di Elisa 2B. Attraverso un gioco di specchi assistiamo alla costante pressione operata da una società permeata di valori machisti che condizionano la visione di sé e della proiezione del sé sull’altro sia nei ragazzi che nelle ragazze. L’ossessiva ripetizione di voci, imposizioni, regole non scritte si fa inquietante e insopportabile per Marco, che non si sente all’altezza della virilità ostentata dai suoi amici, che lo deridono costantemente per la sua mancanza di esperienza con le ragazze, creando attorno a lui una soffocante bolla di nonnismo. Di riflesso, in Mara, approcciata dal ragazzo, scatta un sentimento di autodifesa immediato, di paura e di colpevolizzazione per aver attratto le sue attenzioni. Come quella di Marco, anche la personalità di Mara è frammentata, complessa, strattonata dai sentimenti negativi più disparati, e la parola si fa elemento compositivo della tavola incombendo sulle due piccole figure umane.

Chiude il libro Ascoltami, che esamina con delicatezza ma altrettanta limpidezza la questione del consenso, mostrando come ogni problematica affrontata nelle nove storie del volume sia solo la punta dell’iceberg di tematiche più complesse e fra loro intersecanti, che dovrebbero trovare maggior rilievo all’interno di agenzie educative quali famiglia e scuola.

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Scrive Benedetta Lo Zito nel saggio No significa no (), “L’idea che altrɜ portino quello stesso peso addolora, ma un po’ alleggerisce. Lo condivide. E trasforma il lutto in rabbia, […] Per cui, se hai una storia da raccontare, se puoi, se ce la fai, raccontala. Parla. Sii forte, rumorosa, dai fastidio. Non nasconderti più”. Fai rumore, insieme all’Editrice Il Castoro, fa suo questo messaggio, lo amplifica, lo porta a un pubblico di adolescenti, si prefigge di sensibilizzare e divulgare. Perché dare voce a ciò che sentiamo è importante e farlo insieme lo è ancora di più: siamo solo all’inizio di una nuova, inarrestabile rivoluzione culturale.

Abbiamo parlato di:
Fai rumore. Nove storie per osare
Anna Cercignano, Eleonora Antonioni, Maurizia Rubino, Francesca Torre, La Tram, Lucia Biagi, Vega Guerrieri, Caterina Ferrante, Laura Guglielmo, Davide Costa ed Elisa 2B, Carmen Guasco, Marta Macolino, Alessia De Sio
Editrice Il Castoro, maggio 2022
178 pagine, brossurato, colori – 16,50€
ISBN 9788869669217


  1. Il termine slut-shaming (in italiano, “umiliazione da sgualdrina” o anche “stigma della puttana”) è un neologismo nato in ambito filosofico femminista per definire l’atto di far sentire una donna colpevole o inferiore per determinati comportamenti o desideri sessuali che si discostino dalle aspettative di genere tradizionali o ortodosse, o che possano essere considerati contrari alla regola naturale o soprannaturale/religiosa. 

  2. L’adescamento di un minore tramite tecniche di manipolazione psicologica volte a superarne le resistenze e a ottenerne la fiducia per abusarne sessualmente. 

  3. La molestia maschile consistente nell’espressione verbale e gestuale di apprezzamento di natura sessuale rivolto in modo esplicito, volgare e talvolta minaccioso, a una donna incontrata per strada o in un luogo pubblico 

  4. La pornografia non consensuale 

  5. Il gaslighting, o “manipolazione psicologica maligna” in italiano, è una forma di manipolazione psicologica violenta e subdola nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione. Può anche essere semplicemente il negare da parte di chi ha commesso qualcosa che gli episodi siano mai accaduti, o potrebbe essere la messa in scena di eventi bizzarri con l’intento di disorientare la vittima 

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