Kill la Kill: divise e incomunicabilità

Kill la Kill: divise e incomunicabilità
Panini Comics pubblica in un unico volume il manga “Kill la Kill”, adattamento di Ryo Akizuki di una fortunata serie anime visibile su Netflix.

kill la kill cover, la divisione di  che guarda all’Oriente, pubblica Kill la Kill complete edition, ossia la versione omnibus dell’opera realizzata da Ryo Akizuki con la supervisione di Kazuki Nakashima e dell’azienda giapponese Trigger. Non si tratta della prima apparizione italiana della saga, poiché già nel 2015 erano usciti i tre volumi che ricalcavano l’edizione originale nipponica.

DALL’ANIME AL MANGA

Anche se ultimamente le cose stanno cambiando, solitamente, quando un manga ottiene un discreto successo nel Paese del Sol Levante, la storia viene acquistata da una compagnia produttrice e distributrice per essere adattata sotto forma di film d’animazione o di serie animata. Poi, dal fumetto si ricava l’anime, che può ripercorrere pedissequamente la trama originale oppure prendere la propria strada; non manca la via di mezzo: al filone narrativo principale si alternano episodi filler, riempitivi che dilatano lo svolgimento già visto su carta, come ben sanno gli appassionati di  e di  Shippuden, per fare due esempi noti a tutti.

Il caso di Kill la Kill è diverso e fa parte di quel gruppo minoritario ma in espansione, che vede opere nate come cartoni animati (perdonate l’uso dell’espressione retrò) riproposte in volume poco dopo la messa in onda o a distanza di tempo.
Le ventiquattro puntate sviluppate da Aniplex e dallo studio Trigger, per il pubblico italiano disponili su , sono state trasmesse in patria tra il 2013 e il 2014 e nello stesso biennio è stato pubblicato l’adattamento disegnato da Akizuki, che si è concluso nel 2015.

Prendendo in considerazioni le modalità attraverso le quali il manga si relaziona all’anime, si può parlare di sensibile “riduzione”, dal momento che il fumetto è fedele al prodotto originale nello spirito, pur sintetizzando alcune sequenze ed eliminandone moltissime altre. Alcuni gesti e battute di dialogo sono stati ripresi pari pari, però i tagli vanno a diminuire la fluidità del passaggio da una scena all’altra e l’intelligibilità di alcune situazioni.

Come si legge nelle notazioni presenti in appendice all’albo, la casa editrice Kadokawa Corporation ha chiesto ad Akizuki di imitare lo stile del character designer del cartone animato, cosa che effettivamente si riscontra nelle vignette. Il tratto è sottile e alterna rotondità e spigolosità per dare vita a figure slanciate e dinoccolate, sempre pronte a scattare e a lasciarsi andare a smorfie di ogni tipo, talvolta esagerate e ridondanti. Infatti, in alcuni casi la deformazione dei volti appare eccessiva e, se è vero che è dovuta all’obbedienza ai dettami dirigenziali, altrettanto lampante è che su carta l’effetto sia meno divertente e più parodico, forse perché statico, che in video.

Di maggiore impatto sono le tavole dedicate ai colpi decisivi dei tanti combattimenti narrati in questo racconto d’azione: la scansione delle pagine ha l’obiettivo di accompagnare, attraverso una griglia versatile, fino alla mossa decisiva da far risaltare in uno spazio ampio, adatto a un campo largo e a una messa in scena che punta a esaltare l’esplosività del movimento.
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CHE PARLINO LE DIVISE!

La vicenda di Kill la Kill ruota attorno a una ragazza, Ryuko Matoi, che vuole risolvere il mistero dell’assassinio di suo padre e, per farlo, si ritrova a indossare la sua strana eredità: una divisa senziente, definita “divina” e potentissima. Non si tratta di un unicum, ma di un fattore rilevante all’interno di una società classista, dominata da Satsuki Kiryuin, villain e rivale della protagonista. Le due ragazze, da subito destinate a scontrarsi, non riescono mai a dialogare e sembrano incapaci di intavolare un discorso che vada oltre le minacce e le dichiarazioni di sfida.

Da un lato questa opposizione funge da mero escamotage diegetico, necessario per mettere in moto la catena di eventi che porta Ryuko a cimentarsi in una royal rumble senza esclusione di colpi, per riuscire ad affrontare, in ultima battuta, il boss di fine gioco, per mutuare il linguaggio videoludico, ossia Satsuki stessa.
Dall’altro, l’antagonismo esplicita la difficoltà di comunicazione esistente tra il vertice della piramide del potere e tutti gli altri, o ancora tra chi si muove rispondendo in modo meccanico a una necessità e le diverse parti in causa.

Allora, visto che tra persone non si riesce a parlare, è meglio rivolgersi alle divise per cercare protezione – sono degli strumenti di difesa e di attacco – e comprensione. Anche in questo caso, però, il dialogo non è realmente risolutivo, perché a sbloccare lo stallo e a creare un legame forte tra Matoi e la sua uniforme è l’esperienza più che un ragionamento schietto ed elaborato. Il risultato è comunque soddisfacente: l’equipaggiamento divino eleva le proprie prestazioni e accede all’unico linguaggio veramente determinante nello scenario tratteggiato dal manga, ossia la violenza.

UMORISMO… MEH?

Kill-la-kill-mangaTra una fuga e una scazzottata c’è tempo per un bagno caldo, un pasto e un cambio d’abiti, il tutto condito da innumerevoli momenti umoristici, molti dei quali basati sulla stessa gag. “Maniaco” e “pervertito” sono termini ricorrenti e a pronunciarli è la protagonista, accusata a più riprese di essere un’esibizionista, dato che la sua divisa lascia poco all’immaginazione, e continuo bersaglio di tentativi voyeuristici e inviti a denudarsi.
Si tratta di una comicità tipica di molti manga e anime, forse ormai datata e pure fuori luogo, perché poco attenta e rispettosa nei confronti dei tanti tentativi fatti per lasciare dietro le spalle certi atteggiamenti sessisti e più tristi che divertenti.

Più riuscito è l’uso dell’umorismo in un contesto diverso, più “adulto”, nel quale la caricatura diventa mezzo per trattare con leggerezza un tema importante. Pur inserendola con una scarsa contestualizzazione, la trama apre una parentesi sugli effetti negativi della ricerca del lusso a tutti i costi, una ricerca che crea divisioni tra i membri di una famiglia e tra gli amici. L’invito a cogliere il valore degli affetti è positivo ed è costruito con una serie interessante di gag dolci-amare.
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Pur dolendosi del fatto che i passaggi di questo genere siano pochi, è tuttavia necessario sottolineare che pretendere da Kill la Kill un’applicazione costante in questi termini “sottili” e raffinati del registro più spensierato significherebbe non riuscire a mettere a fuoco l’opera, perché l’intento dei creatori è evidente fin dall’inizio: offrire un prodotto di puro intrattenimento, con un ritmo arrembante ottenuto grazie ai combattimenti e alla semplicità alla base del canovaccio. Risultato raggiunto? Sì, pur con qualche sbavatura, come appunto la reiterazione sfiancante delle gag e la presenza di un personaggio in particolare sempre sopra le righe.

Abbiamo parlato di:
Kill la Kill complete edition
Ryo Akizuki, Kazuki Nakashima
Traduzione di Federica Lippi
Planet Manga (Panini Comics), 2021
544 pagine, brossurato, bianco e nero e colori – 14,90 €
ISBN: 9788891296887

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