
Ci sono voluti venti anni perché Keeping Two venisse completato ed è veramente singolare che un opera che trova le sue radici in un passato lontano si concentri in modo così completo e chirurgico sul presente. Su quell’istante fuggevole che ci passa costantemente sotto gli occhi e che facciamo fatica a vedere, a vivere pienamente. Quel momento reale e fragile che racchiude l’essenza della nostra vita e che assume significato nel rapporto che abbiamo con chi ci sta accanto.
La stratificazione narrativa

Muovendosi senza soluzione di continuità attraverso il tempo e lo spazio e i diversi strati della realtà fino a giungere a catturare il flusso di coscienza, sempre più frenetico e sincopato, del suo protagonista, Crane ne porta alla luce i moti interiori sfruttando sapientemente diversi flashback e una storia parallela contenuta all’interno di un romanzo che Will e Connie stanno leggendo. Un libro incentrato su di una coppia il cui rapporto si distrugge dopo la morte del figlio. Racconto di un evento sconvolgente che riesce a riflettere e amplificare i momenti traumatici che accadono nella linea narrativa principale, nella quale la fiction romanzesca scivola lentamente fino ad intersecarsi con la vita dei nostri protagonisti, invadendone la fantasia, i discorsi, i silenzi. La storia continua così a restare in bilico tra macabre fantasie, ansia e preoccupazione.
Il tocco di Jordan Crane regala alla vicenda un aura triste e misteriosa unitamente ad una trama meticolosa, accompagnata da una narrazione magnificamente strutturata che, attraverso la messa in scena dei rapporti familiari, cattura il lettore rendendolo partecipe dei loro sofferti dilemmi. Il progressivo sbiadire di una linea di confine tra passato e presente così come tra realtà e memoria genera un profondo senso di sospensione, e l’attesa che accada qualcosa si insinua tra le pagine fino alla risoluzione finale.
Sei pannelli

Per rappresentare l’assenza delle persone care, dalla quale scaturisce l’indagine sul sentimento della perdita a cui si ispira l’opera, Crane utilizza sagome dai contorni tratteggiati che accompagnano molte scene dall’alto tasso emotivo. Il personaggio di Connie, così come quello del bambino perduto dalla coppia che vive la linea narrativa parallela, appaiono allora come degli impalpabili fantasmi che costituiscono un vero e proprio fardello emotivo per gli altri personaggi in scena.
La scelta di utilizzare una colorazione quasi monocromatica verde brillante, accompagnata da neri profondi, restituisce poi un senso di malessere e disagio riuscendo, nel contempo, a far balenare nel lettore, nel progredire della narrazione, anche un’idea di rinascita, di cura e guarigione.
Il cambio di prospettiva
Malgrado l’altro livello di complessità, dettato dalla scelta di una struttura narrativa intricata, che allo stesso tempo restituisce un senso di compiuta semplicità che accompagna le grandi opere ideate da grandi autori che fanno apparire semplici i gesti narrativi più difficili, Keeping Two non risulta mai indigesto o poco coinvolgente. Sono i sentimenti a farla da padrona per tutta la durata della lettura che, con le sue trecentosedici pagine, ci conduce attraverso un viaggio che poi è una lunga meditazione sulla vita, sulla la perdita, sul senso di panico e di vuoto che ci restituisce l’esperienza del lutto. Non temete, Jordan Crane non vi lascerà immersi in questi territori del dolore ma saprà, con un sapiente cambio di prospettiva alla fine di questa storia, illuminarvi con una luce che splende meravigliosa in fondo al tunnel. Una luce che si chiama guarigione.
Abbiamo parlato di:
Keeping two
Jordan Crane
Traduzione di Elena Fattoretto
Oblomov, 2022
316 pagine, brossurato, colore – 20,00 €
EAN: 9788831459556








