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Il giorno del Giudizio

Ricardo Barreiro, Francisco Solano Lopez 001 Edizioni, 2007 - 176 pagg. bross. b/n - 15,00euro
Articolo aggiornato il 11/10/2017

Il giorno del GiudizioSenza la sua forte carica anticipatrice, un fumetto come Watchmen sarebbe, semplicemente, un bel fumetto di supereroi. La lucidità di Moore nel descrivere un futuro possibile e che per molti versi si sta oggi avverando resta unica, almeno nel panorama fumettistico supereroistico: attacchi terroristici sempre più violenti, un aumento della criminalità di strada, il controllo della popolazione attraverso la televisione e la pubblicità. Ttutto ciò lo stiamo vivendo ora come un costante divenire. Se poi ci spostiamo di poco, in Argentina per esempio, e sostituiamo agli alieni invasori la dittatura militare ed economica, L’eternauta di Oestereld e Lopez diventa non solo un’opera di denuncia contro il nascente regime argentino di quegli anni, ma anche una lucida visione di molti degli eventi futuri mondiali, come il controllo sulla popolazione attraverso la paura e la guerra, o le sempre più diffuse operazioni di schedatura e controllo dei cittadini: il tutto in nome della sicurezza.

Le opere fin qui citate, oltre a poterle considerare entrambe di fantascienza, hanno un punto di fondo in comune che le lega ad uno dei romanzi più spietati nei confronti della razza umana, ossia Il signore delle mosche di William Golding. Lo scrittore britannico, infatti, mostra una scarsa stima nei confronti del genere umano preso nel suo complesso: certo alcune persone possono ergersi rispetto alle altre, ma il risultato finale non equivale ad una visione ottimistica del futuro, ma ad una discesa verso il caos degli esseri umani, trascinati dagli istinti primordiali. Qualcosa del genere avviene anche con Il giorno del giudizio di e e pubblicato in Italia da 001 edizioni.

Lanciata in copertina come la storia a fumetti che ha anticipato l’11 settembre, con una copertina che richiama proprio L’eternauta, Il giorno del giudizio è un’opera semplice e complessa al tempo stesso.
Semplice per la trama: la DEA ha ucciso in un’operazione più militare che di polizia il narcotrafficante Pablo Escobar; il figlio segreto di Escobar, un fisico nucleare laureato ad Oxford, dopo aver visto la morte della madre in un agguato da gangster americani o mafiosi italiani, decide di prendere il posto del padre e vendicarsi degli Stati Uniti d’America. Prima di tutto rinforza i suoi traffici con la droga e, come hanno già fatto camorra e ‘ndrangheta, stringe accordi con mafia russa e generali deviati: da questi accordi otterrà il materiale necessario per mettere sotto scacco gli USA.

La complessità dell’opera è invece rappresentata dai temi trattati, che certo avrebbero meritato più spazio: la violenza degli organi di polizia statunitensi, che sembrano più un piccolo esercito che un gruppo a difesa della legalità, pronto a sfidare i criminali con le loro stesse armi; la morsa della criminalità organizzata, che assedia la società occidentale; la crescente violenza del terrorismo internazionale, qui rappresentato da un narcotrafficante reso folle dal dolore che sfrutta la propria organizzazione per ottenere appoggi politici ed economici per portare a termine il suo piano di terrore, distruzione e vendetta.
Proprio qui sta uno dei punti deboli della storia: molti i temi trattati, ma, come detto, poco approfonditi, al di là dello stretto necessario legato allo sviluppo della storia e del personaggio principale, il figlio di Escobar. Come esempio di questo scarso approfondimento si può prendere la ricerca degli assassini dell’amante di Escobar: le uniche informazioni in possesso del figlio e del lettore sono quelle forniteci dallo stesso ambiente criminale, che certo avrebbe avuto tutti gli interessi per spingere il ragazzo ad accettare l’eredità paterna con l’omicidio di una persona a lui cara. Alla fine Barreiro non fornisce prove certe sui mandanti e sugli esecutori neanche al lettore. Tutto ciò è anche comprensibile alla luce dell’obiettivo finale dell’autore: arrivare alla distruzione di New York.

Tecnicamente, infine, il racconto viene narrato ora in prima persona, con la voce del giornalista Dick Master dell’Herald of Manhattan, ora in terza persona, facendo sì che, in alcuni casi, sia difficile seguire la narrazione, soprattutto all’inizio. Con lo svilupparsi della vicenda e dell’azione, invece, l’alternanza tra i due tipi di narrazione risulta invece ben gestita da Barreiro. Infine, bello il tocco finale: l’ultima immagine e l’ultima frase di Dick Master, Lo hanno fatto…, sembrano entambi chiudere il cerchio con le lacrime dell’ufficiale che ne Il signore delle mosche va incontro ai giovani naufraghi, ormai imbarbariti dal loro soggiorno in un’isola sperduta.

Riferimenti
Il sito della : www.001edizioni.com

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