First Issue #69: spade, tarocchi e immortali gigantesse verdi

First Issue #69: spade, tarocchi e immortali gigantesse verdi
Inizia il primo crossover mutante dell’era Hickman, continua l’epopea dell’Hulk immortale e arrivano un altro paio di novità interessanti dagli altri editori.

Il martedì e il mercoledì in USA sono i giorni dedicati all’uscita dei nuovi albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #69 ci occupiamo di alcune delle novità uscite nel mese di settembre 2020.

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X of Swords – Creation #1

X Of Swords - CreationA poco più di un anno dal Dawn of X – il rilancio delle testate mutanti – arriva, quasi immancabile anche se con qualche mese di ritardo accumulato per il lockdown, il primo crossover X of Swords, con la X del titolo interpretabile anche – e soprattutto – come il numero romano 10.
Creation, lo speciale che dà il la a questo maxi-evento in 22 parti, vede Jonathan Hickman – demiurgo di questa nuova fase della vita editoriale degli uomini X – unire le forze con Tini Howard, sceneggiatore di Excalibur, e con il team artistico tutto spagnolo della celebrata House of X, Pepe Larraz e Marte Gracia.
Un numero 1 che in realtà può essere visto come un “numero 13 mascherato” dei mensili X-Men ed Excalibur, visto che va a riprendere i fili di quanto narrato su queste due serie, approfittando nel mentre anche per fare il punto della situazione per i nuovi lettori.
È giunta l’ora dello scontro tra il popolo di Krakoa, “guidato” da Apocalisse e i suoi figli, e l’esercito di Arakko, antica isola gemella della attuale patria mutante. Hickman e Howard mettono – letteralmente – le carte in tavola con una storia che sembra prevedere sì tanta azione, ma anche una consistente mole di informazioni e di lore. Se da un lato infatti ci si trova davanti a battaglie campali che riportano alla mente alcuni scenari bellici di Game of Thrones e Il signore degli anelli – riveduti e corretti in salsa fantascientifica – dall’altro tornano pagine di testo e infografiche, oltre che quel desiderio di innovare e stupire il lettore in puro stile Hicks-Men.
Un “prologo” ricchissimo, visto anche il numero di pagine triplo rispetto ad un albo normale, che trae ancor più giovamento grazie al comparto visivo: Pepe Larraz si riconferma uno degli “eredi” di Stuart Immonen più talentuosi e regala delle tavole maestose, sia che l’azione si svolga su un campo di battaglia sia nello spazio profondo, il tutto condito da un design dei personaggi e delle architetture che bilancia alla perfezione l’epico e il fantascientifico senza mai risultare kitsch. Marte Gracia, invece, prosegue sulla scia dei suoi ultimi lavori confermandosi uno dei migliori coloristi sulla piazza, andando ad arricchire ulteriormente le tavole con effetti cromatici che sfruttano a pieno gli strumenti digitali, senza mai apparire artificiali.
Emanuele Emma

Immortal She-Hulk #1

Immortal She-Hulk 1La vita di Jennifer Walters è stata segnata da tante morti e altrettante rinascite. Ma la ragazza è una guerriera e non ha mai provato paura. La prima morte l’ha resa una supereroina, grazie alla trasfusione di sangue del cugino Bruce Banner che l’ha trasformata in She-Hulk. La seconda, durante gli eventi di Civil War 2, l’ha trasformata in un essere con meno controllo, segnato da un trauma che ha dovuto affrontare passo passo e che è riuscita a superare. La terza morte, avvenuta durante gli eventi di Empyre, è però diversa: per la prima volta si ricorda di aver attraversato una porta verde e per la prima volta, dopo il ritorno e un incontro di cui non ricorda nulla, Jennifer Walters ha paura.
Sfruttando gli eventi del maxievento estivo Marvel di cui è uno degli autori, Al Ewing inserisce un altro membro della famiglia dei giganti di giada nel grande mosaico della sua run su Immortal Hulk. Se da una parte la storia serve a portare avanti il filone principale della maxitrama orizzontale, con alcune importanti rivelazioni, lo scrittore non dimentica di esplorare il personaggio, ripercorrendone la storia con cura e rispetto e sfruttandola per affrontare temi filosoficamente rilevanti, come il confronto con l’immortalità e con il trauma della morte.
Pur non arrivando alle vette del discorso impostato da Mariko Tamaki nella gestione delle gigantessa di Giada, Ewing sfrutta al meglio le poche pagine a sua disposizione per tratteggiare un personaggio a tutto tondo.
I disegni di Jon Davis-Hunt non brillano per dinamismo, con alcune sequenze di azione eccessivamente bloccate e legnose e una narrazione che procede a scatti. Ciononostante, il tratto chiaro, corposo e deciso del disegnatore, insieme ai colori piatti e pieni di Marcio Menyz, esaltano sia la forza fisica e che le fragilità di She-Hulk. Inoltre la scelta delle inquadrature permette di dare grande impatto alle emozioni dei personaggi: una narrazione emotiva intensa che bilancia quella non sempre riuscita dedicata alle scene più movimentate.
Immortal She-Hulk conferma non solo l’affinità di Ewing per questi personaggi, ma anche il controllo assoluto di un progetto che si fa numero dopo numero sempre più avvincente e ambizioso.
Emilio Cirri

Di seguito, le copertine delle altre novità della Marvel Comics.

DC Comics

Milestone Returns #0

Milestone Returns 0Annunciato durante il DC Fandome di agosto 2020 – l’evento digitale durato un intero giorno che la casa editrice di Burbank ha regalato ai propri appassionati presentando varie novità in campo fumettistico, cinematografico, televisivo e videoludico legate ai propri personaggi – diventa realtà il ritorno della Milestone Comics con la pubblicazione dell’albo digitale Milestone Returns #0.
Creata come casa editrice vera e propria nel 1993 da un gruppo di autori afro-americani capeggiati da Dwayne McDuffie e Denys Cowan, che si appoggiava alla DC Comics per la stampa e la distribuzione, del ritorno dei fumetti targati Milestone si vociferava fin dal lontano 2008 e se ne era cominciato a parlare più seriamente un paio d’anni, seppur Dan DiDio prima e Jim Lee poi non avessero mai indicato una data precisa.
Gli avvenimenti di questo 2020 negli USA, la morte di George Floyd a maggio e la conseguente ascesa del movimento #BlackLivesMatter a sostegno dei diritti spesso negati alla popolazione statunitense di colore, hanno sicuramente dato un’accelerata alle intenzioni della dirigenza editoriale della DC che, in una mossa da molti inattesa, ha dunque annunciato il ritorno di eroi come Static e Icon, rappresentanti di minoranze razziali spesso poco rappresentate nel fumetto supereroico americano.
Il ritorno dei personaggi Milestone, che si concretizzerà nel febbraio 2021 con la pubblicazione di una inedita miniserie digitale dedicata all’eroe adolescente Static, al momento consiste in due elementi.
Il primo è la pubblicazione in digitale – sulle principali piattaforme di comics come Comixology – delle raccolte delle serie a fumetti degli anni ’90 dell’etichetta. Materiale ormai praticamente introvabile se non nel mercato dell’usato e del collezionismo e mai digitalizzato dalla DC, finalmente i lettori avranno la possibilità di leggere questi fumetti che segnarono un’epoca importante nell’ultimo decennio del XX secolo, a iniziare dalle avventure di Hardware che con il volume The Man in the machine ha debuttato il 29 settembre sugli store digitali.
Il secondo è questo albo digitale, Milestone Returns #0, una sorta di introduzione alle vicende di alcuni dei personaggi più importanti dell’universo Milestone, come Icon e Static, e che si qualifica soprattutto per i nomi coinvolti.
La breve avventura è scritta da Reginald Hudlin (con il supporto di Greg Pack) e si avvale ai disegni di una serie di autori tra cui spiccano nomi del calibro di Denys Cowan, Bill Sienkiewicz e Jim Lee. Proprio quest’ultimo ha l’onore di aprire l’albo con due tavole che ci presentano il “Superman” della Milestone, l’alieno mutaforma che da secoli vive sulla Terra e che ha scelto l’aspetto di un uomo di colore per combattere il crimine come l’eroe Icon.
Al di là della storia in sè di questo numero 0, mera presentazione ai lettori che non ne avevano mai sentito parlare di una serie di eroi di colore, l’aspetto da evidenziare dell’operazione è il ritorno (associato alla messa a disposizione del materiale originario) di una serie di storie e personaggi che hanno sempre avuto l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico del fumetto le privazioni e la negazione dei diritti con cui convivono da secoli le minoranze negli Stati Uniti, a partire dagli afro-americani. La peculiarità era che questi fumetti erano (e saranno) scritti da autori che a quelle minoranze appartengono e che tutti i giorni vivono sulla loro pelle le ingiustizie dovute al razzismo sistemico che pervade la società americana.
Oggi più che mai c’è bisogno della Milestone, in USA come nel resto del mondo.
David Padovani

Di seguito, le copertine della DC Comics.

Stillwater #1

Stillwater 1Prendete una testa calda, il suo migliore amico cazzone, una lettera che avverte il primo di aver ricevuto una eredità da una lontana bisnonna in una città sconosciuta. Fateli partire alla volta di un viaggio che si fa man mano più strano, più misterioso, più terrificante. Ecco la perfetta ricetta di un horror, ma ammettiamolo: quanti cliché e banalità. Aggiungete però a questo uno degli sceneggiatori più in forma del momento accompagnato da una coppia artistica che fa faville, spuzzateci un finale spiazzante, ed ecco che otterrete un debutto a prova di bomba.
Questo è Stillwater #1 di Chip Zrdasky, Ramon K. Perez e Mike Spencer, un numero uno che inizia nella maniera migliore possibile. Zrdasky e Perez riescono a creare in poche battute personaggi perfettamente inseriti nel genere horror (lo spaccone, la testa calda, un poliziotto pazzo) ma al tempo stesso entrano in contatto con il lettore grazie a una voce unica e uno stile del tutto personale.
Pur impostando questo primo numero su ritmi elevati e condensando molti eventi in poche tavole, il team riesce a creare ambientazioni compiute e affascinanti percorse da una sottile linea di inquietudine (sulla falsa riga di opere cinematografiche come The Wicker Man o Midsommer) che catturano l’attenzione. E se i dialoghi di Zrdasky regalano spontaneità e frizzantezza alla vicenda, a fare la parte da leone in questo primo numero sono le tavole di Ramon K. Perez e Mike Spencer.
Messa alle spalle la prova decisamente sottotono vista in Giant Size X-Men: Magneto, Perez spolvera una prestazione degna dei suoi migliori lavori (Jim Henson: Tales of sand o Hawkeye), con tavole ricche di dinamismo, un tratto sottile, elegante ma ricco di energia, un totale controllo sulla regia delle vignette, che si muovono da primi piani sui volti a campi lunghi su paesaggi resi con pochi tocchi ma non per questo privi di dettagli. Anche il character design, pur trattandosi di un lavoro di tipo realistico, contribuisce alla creazione di un’atmosfera di “inquietante normalità”.  Mike Spencer esalta ogni momento di questa narrazione con una tavolozza cangiante fatta di colori piatti e pop, che passano dal neon dei locali di città ai colori pastello della campagna statunitense, fino al fuoco caldo e pericoloso delle ultime vignette.
Un esordio col botto, un primo numero che salta fuori dallo scaffali, trascina fino in fondo nella lettura e fa restare con la voglia di leggere il prossimo numero (o i prossimi 20).
Emilio Cirri

Di seguito, le copertine delle altre novità della Image Comics.

Ice Cream Man Presents - Quarantine Comix Special 1

Altri editori

Miles to go #1

Miles to Go 1Miles to go è una nuova serie thriller pubblicata da AfterShock Comics che si avvale della sceneggiatura di B. Clay Moore, dei disegni e dei colori di Stephen Molnar e infine del lettering di Thomas Mauer.
Amara Bishop è una mamma separata e fatica a tenere insieme i pezzi della propria vita, soprattutto quando il suo passato di assassina riaffiora nella sua mente. Purtroppo, però, non è l’unica a guardare indietro nel tempo.
Il capitolo d’esordio non solo è molto introduttivo, ma è anche appesantito dall’abbondanza di testi, una tendenza alla prolissità confermata dalle schede in prosa poste nell’appendice dell’albo. Ne consegue una lettura lenta e per certi versi frustrante, dal momento che i personaggi parlano parecchio, ma offrono pochissime risposte, con il risultato di allontanare il pubblico, se non fosse per la chiusura a effetto.
Il secondo (e ultimo?) motivo per dare fiducia alla serie risiede nella prova artistica offerta da Molnar, che abbina una colorazione versatile, attenta ai giochi di luci e ombre, a un tratto pulito ed espressivo. Le tavole appaiono sempre chiare, probabilmente anche perché l’azione è presente solo nelle ultime tre vignette, tuttavia la recitazione della protagonista e dei comprimari è dinamica anche nelle sequenze dialogiche. Essi si muovono all’interno di ambienti dall’estetica assai curata, mentre nell’ambito del character design a colpire è il fisico scolpito e imponente di Amara: una scelta improntata al realismo, visto che si tratta di una donna abituata a svolgere missioni violente.
Federico Beghin

An Unkindness of Ravens #1

An Unkindness of Ravens 1Sembra tutto molto chiaro e molto netto, in questo primo numero della serie creata da Dan Panosian – che firma i testi e i disegni del prologo – e che è affiancato da Marianna Ignazzi (disegni) e Fabiana Mascolo (colori) e pubbilcata da BOOM! Studios. L’albo inizia con un prologo illustrato (Excerpts from The Abigail House), che racconta il contesto remoto della vicenda: qui, le linee marcate dei contorni e il fitto tratteggio creano volti segnati e dagli sguardi ricchi di emozioni, i toni bluastri e il rosso sangue danno alle immagini un tono cupo e di violenza, mentre il testo, scritto con carattere da macchina da scrivere che un quotidiano anni ’30, riflette sulla paura della magia e sugli eccessi a cui può portare. Quindi, dalla quinta tavola, da questa atmosfera da horror pulp passiamo ai giorni nostri: le immagini sono costruite con linea chiara, che definisce con segno leggero corpi, visi, espressioni, ambienti, edifici e oggetti: un mondo immerso in una calda luce arancione, che sembra senza tempo tanto quanto il prologo sembra perfettamente situato. In questo mondo dove tutto è nettamente identificato, prende vita una vicenda studentesca, che propone da subito la netta distinzione fra il gruppo dei buoni e dei cattivi. Il primo è costituito da quattro ragazze, dette “Ravens”, di etnie diverse, dall’aspetto vagamente irriverente e che non hanno gerarchie interne (lo si capisce da come occupano lo spazio); i cattivi sono guidati da Scarlet Dansforth, la figlia della figura più importante della cittadina, esplicitamente dominatrice.
L’intreccio segue l’arrivo della protagonista, Wilma Farrington, al College di Dansfort High d i Crab’s Eye, dove scopre di essere praticamente identica a una ragazza da poco misteriosamente scomparsa (Waverly Good, che era membro delle Ravens) e deve subito fare la sua scelta di campo fra i due gruppi rivali. Il debutto di An Unkindness of Ravens scorre veloce e la tipicità delle situazioni consente di orientarsi in tutti i passaggi del racconto: tutto è ben raccontato e messo sulla tavola ma manca appunto lo spunto sorprendente, che disorienti. L’elemento con maggior aurea di mistero è al momento la copertina, dove le Ravens, disposte intorno ad una spaventata Wilma, guardano i lettori con aria di sfida; questo primo numero, però, non dà tracce per capire la natura della sfida.
Simone Rastelli

Di seguito, le copertine delle altre novità.

Per questa puntata è tutto. Ci ritroviamo il 14 ottobre con First Issue #70.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover sulla pagina Facebook de Lo Spazio Bianco per ogni puntata di First Issue.]

 

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