Ed Gein, la madre di tutti i serial killer: follia a fior di pelle.

Ed Gein, la madre di tutti i serial killer: follia a fior di pelle.
La storia del macellaio di Plainfield, sceneggiata da Jacopo Masini e disegnata da Francesco Paciaroni con un’introduzione illustrata da Rossano Piccioni, è il terzo one shot della collana The Real Cannibal di Edizioni Inkiostro sui più famigerati serial killer della storia.

È il 17 novembre del 1957 quando la polizia di Plainfield arriva alla fattoria di Edward Theodore Gein e scopre il cadavere di Bernice Worden, scomparsa dalla sua bottega il giorno prima. Ed, cinquantenne considerato da tutti mite e solitario, ha sparato alla donna con una calibro 22, l’ha appesa per le caviglie come fosse un manzo, l’ha decapitata e dopo averle inferto una profonda ferita verticale ne ha asportato gli organi interni.

Basterebbe questo a togliere il sonno ma gli agenti rinvengono nella casa di Ed Gein anche una cintura fatta da capezzoli femminili, la testa di Bernice Worden dentro una scatola e il suo cuore in una busta di plastica, diverse ciotole fatte da teschi umani, un corsetto realizzato con un dorso femminile scorticato dalle spalle alla vita, quattro nasi, dei guanti realizzati con pelle umana. Tutto l’arredo per la casa, quadri, sedie e poltrone incluse, è fatto con il raccapricciante tessuto: la pelle dei cadaveri femminili che l’uomo confessa di dissotterrare abitualmente dal cimitero.

La follia di Ed Gein, secondo le indagini e le perizie psichiatriche, fu innescata dai deliri religiosi e misogini di sua madre che fino all’ora della sua morte, avvenuta nel 1945, lo ha sempre tenuto accanto a sé come un bambino.

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Ed Gein – La madre di tutti i serial killer, dopo i primi due volumi della nuova collana di dedicati rispettivamente a Andrej Čikatilo e Charles Manson, si concentra sulle cruente vicende del serial killer che ha sconvolto l’America e che ha ispirato personaggi memorabili nella storia della letteratura e del cinema, fra cui Norman Bates (Psycho), Leatherface (Non aprite quella porta) e Buffalo Bill (Il silenzio degli innocenti).

La scrittura di Jacopo Masini ha un taglio cinematografico e scorre fra passato e presente, ricordi d’infanzia e ossessioni di Ed, portando il lettore sempre più vicino a quella finestra aperta sulla follia. Il punto di vista eletto è quello dello sceriffo della fino a quel momento tranquilla cittadina di Plainfield, Art Schley: forse per questo motivo il peso riservato all’indagine e alle prove di reato in alcune parti del plot risulta pletorico e, soprattutto nella prima parte, le ripetizioni annacquano un po’ i dialoghi.

Parecchio apprezzabile è invece la scelta narrativa da una parte di non entrare nella mente dell’assassino, come spesso capita, e dall’altra della ricerca di una cronologia dei fatti così come sono accaduti e come sono riportati negli articoli dell’epoca. Il racconto parte dalle fonti e dai documenti storici, per questo il volume è più assimilabile al genere del graphic journalism che a quello, ben più scontato per raccontare le gesta di un maniaco, dello splatter e dell’horror.

L’intento cronachistico è evidente anche nelle tavole di Francesco Paciaroni, che riprendono più volte le foto d’archivio scattate dalla polizia durante le indagini pur non soffermandosi morbosamente sui dettagli più rivoltanti. Lo stile di inchiostrazione risulta sbavato per la scelta di un pesante bianco e nero, in cui quest’ultimo è steso in maniera irregolare. Ciò imprime alle tavole un’idea di “sporco” e “non finito”, impressione rafforzata da piccoli segni e linee di china gettati sulle parti bianche dei visi e degli ambienti.

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Il tratto realistico è leggermente acerbo nelle pose e nelle inquadrature; i volti dei personaggi, sia nei primi piani che nei mezzi busti, si distinguono per un funzionale registro grottesco e sono spesso contratti in smorfie: parlano di una famiglia in cui il germe della follia è sempre stato protetto e circoscritto nei confini della grande fattoria, fino al giorno in cui il mite Ed si trasforma per tutti nel macellaio di Plainfield.

La figura inquietante di Augusta Gein si affaccia spesso nelle tavole con le sue minacce e i suoi rosari, con le sue raccomandazioni ai figli e il suo desiderio di mantenerli casti per evitare loro l’Inferno, la prigione che attende tutti gli uomini che cedono alla tentazione delle donne, cattive maestre e “tutte puttane”.

Nella cornice che apre il volume, illustrata dall’editore, si presenta un indaffarato Alfredo Petronio,  mascotte della casa editrice e capo tribù della serie a fumetti The Cannibal Family ideata da  e Stefano Fantelli.

Chi è Ed Gein? “Un uomo timido che andò completamente fuori di testa dopo la morte della madre, una fanatica religiosa che avrebbe fatto andare fuori di testa chiunque”. Alfredo Petronio anticipa al lettore quello che diventa sempre più chiaro pagina dopo pagina, fino alla fine della storia e di Ed. Il suo orrore e le sue ossessioni sono stati cresciuti e nutriti dalla sua stessa madre. Augusta Gein è riuscita, con la Bibbia in mano, a trasformare il suo bambino in una macabra leggenda.

Abbiamo parlato di:
Ed Gein – La madre di tutti i serial killer
Jacopo Masini, Francesco Paciaroni, Rossano Piccioni
Edizioni Inkiostro, marzo 2018
48 pagine, cartonato, bianco e nero – 20,00 €
ISBN: 9788899413835

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