
La storia
La trama di L’alba dei morti viventi, di Tiziano Sclavi e Angelo Stano, è nota ai più. Recchioni, nella presentazione stampa svoltasi il 21 luglio alla Sergio Bonelli Editore, ha ben chiarito che trova la sceneggiatura di quella storia vincente e godibile anche dai lettori di oggi, senza particolari aggiustamenti. Effettivamente, leggendo la nuova versione della storia, si può notare come non ci siano grandi differenze rispetto all’originale del 1986, giusto alcuni accorgimenti in certi dialoghi e ovviamente alcune scene compresse per rientrare nella nuova e più ristretta foliazione imposta dalla collana. Ma la trama di Sclavi era così pulita e diretta che non soffre di questa operazione, permettendo a Roberto Recchioni di renderla chiara e apprezzabile anche in questa nuova veste.
D’altronde, è bene ricordare che pochi mesi fa un’operazione di riscrittura analoga – anche se con sensibili differenze da questo caso – era stata operata da Tito Faraci nella parodia disneyana Dylan Top in: l’alba dei topi invadenti, in cui la trama era riuscita a conservare i suoi snodi narrativi essenziali pur con una foliazione inferiore all’opera di partenza e con le variazioni del caso dovute all’ambito Disney in cui ci si trovava.

Emiliano Mammucari affronta la prova grafica con grande consapevolezza: anche se questo approccio non fosse stato esternato durante la presentazione milanese, sarebbe comunque emerso chiaramente dalle tavole dell’artista. Il suo tipico gusto cinematografico nell’illustrare la scena, evidenziabile da alcune inquadrature interessanti, si sposa molto bene con le vignette in cui il suo tratto si attiene maggiormente a quello di Angelo Stano: ne risulta però, soprattutto per quanto riguarda il volto del protagonista, un esito altalenante nella resa finale, che non stona ma resta percepibile.
La scansione delle vignette si presenta molto classica, senza costruzioni particolari nella tavola che effettivamente non avrebbero rappresentato un valore aggiunto al lavoro.
Nel complesso comunque le tavole si presentano pulite e curate, esaltate dai colori di Annalisa Leoni: la colorista ha già lavorato con Recchioni e Mammucari su Orfani, e in questo albo riversa la stessa abilità nell’accompagnare i disegni. Efficace la scelta di una gradevole tonalità marroncina per i flashback che aprono e chiudono il racconto, che vira verso un azzurro inquietante quando il passato è costituito dai ricordi di Sybil, la cliente di Dylan. Un verde malato rappresenta invece l’ambientazione cromatica per il laboratorio di Xarabas e per il cupo villaggio di Undead, mentre il rosso acceso la fa da padrone sul finale, liberatorio ed esplosivo. Annalisa Leoni sceglie quindi con cura dalla propria tavolozza le sfumature di colore necessarie per comunicare al lettore determinate sensazioni.
L’edizione

L’aspetto degli articoli interni è essenziale e apprezzabile: abbonda il rosso, e una goccia di sangue cala dal’alto verso il basso per dividere le due colonne di testo. I pallini in trasparenza sullo sfondo delle scritte aiuta a spezzare il total white della pagina, con un effetto non sempre piacevole alla lettura ma significativo.
Per quanto riguarda i contenuti, lodevole la presenza della biografia di sceneggiatore e disegnatore. Deludente l’assenza di tale attenzione verso la colorista, in considerazione dell’importanza che il colore ricopre in questa collezione.
L’editoriale di Fabio Licari riesce in poche righe a dire tutto quello che è necessario sapere per introdurre il lettore contemporaneamente alla collana e alla storia di turno, mentre l’articolo che chiude il volume offre un buon approfondimento su Emiliano Mammucari, tra carriera e segnali di stile, scritto con perizia da Luca Barbieri.
Il disegno di copertina, di Carmine Di Giandomenico, è infine la ciliegina sulla torta: un approccio dinamico, moderno e accattivante al personaggio e alla scena che può davvero calamitare l’occhio del lettore.
Conclusioni
Il primo numero di Dylan Dog: I colori della paura è un biglietto da visita più che soddisfacente per la collana. Formato e grafica sono funzionali per attirare anche i lettori più distratti o che non hanno mai seguito Dylan Dog, pur essendo magari appassionati di un altro tipo di fumetti, ma la pur breve presenta di contenuti speciali permette di offrire un minimo di approfondimento interessante anche per i più esperti.

Si può vedere come un esercizio di stile, interessante nel suo essere inusuale e nel permettere di vedere un classico approcciato dagli autori della generazione odierna, così come da anni fanno le band che suonano cover di brani celeberrimi della storia della musica.
Abbiamo parlato di:
Dylan Dog: I colori della paura #1 – La nuova alba dei morti viventi
Roberto Recchioni, Emiliano Mammucari, Annalisa Leoni
Sergio Bonelli Editore-RCS, 22 luglio 2014
36 pagine, brossurato, colori – 1,99 €
ISSN: 9 772039 596229 50001

