
In un passaggio significativo, collocato prima della metà dell’episodio, Vanzella svela la natura del racconto: si tratta di una recita, di un dramma in cui i personaggi sono consapevoli di trovarsi in una detective story. E il primo a recitare è Dylan, evidentemente a disagio in veste di anfitrione di una villa in mezzo al nulla. Al di là del fatto che non è vestito come al solito, elemento comunque significativo, per parte della storia le posture e i movimenti del protagonista non sono quelli tipici dell’Indagatore dell’incubo, che si cava d’impaccio a tre quarti della narrazione ritrovando se stesso. A quel punto anche l’atmosfera passa da quella di un discreto giallo a una classicamente dylaniata, a rimarcare la natura ambivalente di questo inedito primaverile.
Pontrelli, alla sua quinta apparizione sulla serie regolare, assegna volti cinematografici ai suoi personaggi e gioca con abilità con il bianco e nero: il segno pulito viene talvolta riempito con chine efficaci e particolarmente riuscite sono le vignette in cui dallo sfondo totalmente scuro emergono le figure delineate con tratto guizzante. L’unica nota stonata, dando per scontato che la recitazione anomala di Dylan sia richiesta dalla trama, è costituita da alcuni sguardi vacui e alcuni sorrisi del protagonista.
Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #440 – E poi non rimase nessuno
Luca Vanzella, Giorgio Pontrelli
Sergio Bonelli Editore, maggio 2023
98 pagine, brossurato, bianco e nero – 4,90 €
ISSN: 97112158000930440

