Dall’Italia all’Image Comics: il cammino di Arancia Studio

Dall’Italia all’Image Comics: il cammino di Arancia Studio
Abbiamo intervistato il gruppo di Arancia Studio, realtà fumettistica italiana, che debutta in USA insieme a Steve Orlando su una nuova serie Image.

Arancia Studio è una realtà fumettistica italiana composta da editor, autori, disegnatori, grafici, coloristi e letteristi, insomma tutte le professionalità che ruotano attorno al mondo delle nuvole parlanti. Punta di diamante dello Studio è sicuramente Mirka Andolfo ma in generale tutti i componenti del gruppo, tanto le nuove leve quanto i “veterani”, stanno facendo sì che quello di Arancia Studio stia diventando un nome sempre più conosciuto anche in ambito internazionale.
Prova ne è la collaborazione con lo sceneggiatore americano Steve Orlando che sfocia in questo mese di ottobre nell’esordio di
Commanders in Crisis, nuova serie supereroistica completamente curata dallo studio italiano per quanto riguarda editing, grafica, disegni e colorazioni.
Lo Spazio Bianco ha incontrato alcuni componenti di Arancia Studio – l’editor Davide Caci, il disegnatore Davide Tinto e la colorista Francesca Carotenuto – proprio per parlare della genesi di questa nuova serie.

Ragazzi, benvenuti su Lo Spazio Bianco.
Innanzitutto, Davide, ci racconti quando e come è nata Arancia Studio?
Arancia Studio è nata come tappa naturale nel percorso di tre amici di scuola (Andrea Meloni, Manuel A. Puppo e Daniel Mammana), che volevano cercare uno sbocco lavorativo dopo gli studi artistici. Inizialmente, si trattava soprattutto di uno studio che lavorava nella colorazione di tavole a fumetti e copertine. Una realtà “artigianale”, che si è a poco a poco evoluta (oggi, dei soci fondatori, è rimasto nell’organigramma solo Andrea Meloni, con il ruolo di Chief Creative Officer). Poi, nel 2014 sono entrato io in società e l’obiettivo è diventato quello di sfruttare appieno le potenzialità inespresse dello studio, sia come talent interni che, soprattutto, collaboratori esterni. Abbiamo iniziato a lavorare molto in diversi ambiti, dal fumetto a 360° (packaging, scrittura, disegno, colore, lettering, ecc.), e ampliato sempre di più il team, sia di talent che di collaboratori. A oggi, l’azienda segna, rispetto al 2013, un +1600% del fatturato, e abbiamo in organico quattordici persone.
Proprio per assecondare questa crescita, abbiamo iniziato ad affiancare al lavoro per conto di terzi (che continua a essere il nostro core business) anche la creazione e sviluppo di contenuti e IP nostre, come nel caso di Commanders in Crisis.

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Le variant cover di Commanders in Crisis #1

Come è nata e si è sviluppata la collaborazione con Steve Orlando per Commanders in Crisis?
Con Steve c’è un rapporto di stima e d’amicizia da un bel po’ di tempo, quindi è stato naturale discutere di come fare qualcosa insieme. Può sembrare “poetico”, ma effettivamente il discorso è nato sorseggiando vino rosso su un rooftop di Manhattan. Era ottobre del 2019, e prima di iniziare il New York Comic Con ci eravamo fissati quell’appuntamento per una chiacchierata. Uno degli sbocchi della collaborazione è stato appunto quello di pensare a una serie figlia delle skills combinate di Arancia e di Steve. Che, per inciso, è un vero e proprio vulcano. Poi tutto è andato in maniera molto lineare: ne abbiamo discusso, abbiamo valutato insieme chi potesse essere, fra i nostri talent, il più adatto per la visione di Steve, e una volta scelta la coppia Davide Tinto e Francesca Carotenuto, abbiamo iniziato a lavorare al progetto.

Rispetto al pitch iniziale dell’autore, come si è sviluppato il progetto e qual è l’apporto che avete dato alle idee messe sul piatto da Orlando?
Il progetto a livello di storia è rimasto pressoché lo stesso, nel senso che l’apporto di Arancia si è focalizzato soprattutto sul mettere a disposizione le nostre competenze di scouting, organizzazione e “packaging” del progetto, lasciando a Steve la parte più meramente creativa, su cui ha lavorato con Davide nella “cesellatura” di personaggi e ambienti, e sui quali ci siamo limitati al normale editing e a qualche consiglio.

Per questa nuova serie Image, voi vi siete dunque occupati di buona parte del fumetto, dall’editing fino alla grafica. Tecnicamente, come avete lavorato con l’autore?
Sì, in realtà, come dicevamo prima, è proprio una serie “al 100% nostra” (insieme agli autori, s’intende). Image è un partner straordinario, che permette di sviluppare al meglio ciò che si ha in mente. Tecnicamente, gli strumenti digitali sono fortunatamente nostri amici, quindi ci sentiamo giornalmente (tra di noi, con gli autori e con l’editore) per rimbalzarci idee, valutazioni, consigli e desiderata. In questo senso, tenere tutto in piedi riguardo a un progetto del genere è una bella impresa, ma finora non possiamo che essere soddisfatti del gran lavoro e della professionalità di tutte le persone impegnate nel progetto. La cosa bella è che come noi ci fidiamo di Steve, lui si fida di noi e questo porta tutti a dare il massimo in un’atmosfera di scambio molto stimolante.

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Copertina ufficiale di Davide Tinto per Commander in Crisis #1

Commanders in Crisis avrà una durata di dodici numeri, ma sin dal numero di esordio, l’idea che un lettore si fa è quella di un palcoscenico narrativo in cui si potrebbero raccontare decine di storie. È questo l’obiettivo vostro e di Steve Orlando, arrivare ad avere un universo di storie raccontate magari non solo da te ma anche da altri autori?
L’idea di coinvolgere altri autori è un aspetto che è presente sin dalle origini del progetto. La cosa molto interessante di questo progetto è che “parla come mangia”. Nel senso che è un fumetto molto inclusivo, e quando si parla di minoranze, la cosa viene fatta coinvolgendo dei rappresentanti di quelle minoranze. Non vogliamo dire di più per non rovinare troppo la sorpresa, ma a un certo punto Commanders in Crisis presenterà anche delle storie di appendice che espandono appunto quel palcoscenico narrativo di cui parlavi tu. Sempre a proposito di inclusività, ci teniamo a sottolineare che anche la scelta dei copertinisti per le variant risponde alle stesse logiche, fra celebrazioni della diversity (grafica, ma non solo) e un tributo ai classici del supereroismo.

Quali altri progetti avete in ballo al momento e nel futuro prossimo su cui potete darci qualche anticipazione?
Sui progetti in ballo, ovviamente dobbiamo mantenere un bel po’ di riserbo. Possiamo dire che ci stiamo muovendo sui fronti consueti (Italia, USA e Francia) sia come “produzione per conto di terzi”, sia come produttori attivi di fumetti (esattamente come per Commanders). Siamo coinvolti su progetti di livello alto e la fine del 2020 e il prossimo anno penso che ci daranno una bella serie di soddisfazioni. Sui progetti “nostri”, possiamo dire che abbiamo almeno cinque dossier in fase avanzata di discussione, sul tavolo, in questo momento, e due già in fase di produzione. Insomma, ne vedremo delle belle!

Davide, nei crediti di Commanders in Crisis tu vieni citato come creatore al pari di Steve Orlando. Come si è svolto il lavoro con lo sceneggiatore e quale è stato il tuo apporto alla creazione di questo nuovo multiverso supereroistico?
In questo progetto, come co-autore, mi sono e mi sto tutt’ora occupando di tutto il comparto estetico confacente ai character design, al layout delle pagine, alle matite e alle chine, escluso ovviamente il colore di cui si occupa Francesca. Tutto questo sempre in coppia con Steve, cercando di arrivare a delle soluzioni che possano essere quanto meno la versione più simile all’idea che lui ha in mente. Non sempre il primo tentativo è quello definitivo; le versioni iniziali dei personaggi avevano caratteristiche che andavano oltre la descrizione iniziale di Steve. Cercavo di aggiungere caratteristiche che avrebbero potuto interessargli, partendo di base da ogni singola descrizione fornitami da lui. Alcune sono risultate funzionali alla causa, altre scartate. Alla fine abbiamo ottenuto un equilibrio perfetto tra la mia visione illustrativa e la sua descrizione concettuale. siamo entrambi molto soddisfatti e ne sono felicissimo.

CiC#1_01Questa nuova serie Image non è il tuo primo lavoro su un fumetto statunitense, però ti chiedo: come ti sei trovato a lavorare sulle sceneggiature di Orlando e, soprattutto, che tipo di sceneggiature sono, libere o dettagliate?
Questo, per l’appunto, non è il mio primo lavoro statunitense. Anzi, direi che il mio background è fatto TOTALMENTE di fumetti statunitensi a eccezione di sporadiche pubblicazioni italiane realizzate più che altro nei ritagli di tempo. Ho lavorato per oltre nove anni con case editrici piccole cercando un’opportunità per entrare nel giro delle major. L’occasione è arrivata nel 2018, durante il primo viaggio negli States alla volta di alcune delle convention più importanti del globo, dove ho potuto avere diversi faccia a faccia con importanti case editrici. È stato così che, in seguito, Marvel/IDW mi hanno contattato per disegnare una run di tre volumi su Marvel Action Spider-Man. Direi che la mia prima vera pubblicazione sia stata quella.
Riguardo quella mente geniale di Steve e le sue sceneggiature, direi che sono un Ibrido tra quello che potrebbe essere una sceneggiatura cinematografica e una fumettistica: tanto dettagliata quanto aperta. Un’esperienza tutta nuova per me che vengo dalla classica sceneggiatura del fumetto, mentre quella di Steve mi lascia piacevolmente all’interpretazione di uno script senza forzature di angolazioni o espressioni o posizioni di personaggi.

Come sono nati i costumi e le fattezze dei vari eroi? Ho trovato nel character design tanto elementi derivativi da altri universi supereroistici ormai iconici quanto elementi originali volti soprattutto a evidenziare i poteri molto particolari che questi personaggi hanno, che si allontanano dalla mera forza fisica per esaltare altri aspetti.
La mia ricerca per l’estetica dei vari personaggi è stata, per così dire, multipiattaforma: l’ispirazione non è stata solo fumettistica, il design è frutto di una ricerca anche negli ambiti cinematografico e videoludico. In alcuni commenti mi sono già imbattuto in persone che hanno raffrontato i personaggi Di Commanders in Crisis con alcune icone videoludiche, come Frontier e Sawbones. Direi che era quello che speravo. L’aspetto piu complicato è stato piegare un particolare aspetto estetico ai loro singoli poteri. Il più complicato è stato sicuramente Originator. Il suo potere verbale era alquanto complicato da rappresentare a livello estetico nel suo costume. Fortunatamente la sua etnia e la sua cultura mi hanno fornito elementi dominanti per creare una forma definitiva. Per capire meglio cosa intendo, basterà leggere il primo numero della serie.
Vorrei aggiungere che, su Commanders in Crisis, sto lavorando con un tipo di stile di disegno molto “a linea chiara” con poche campiture o sfumature di nero. La mia idea è quella di lasciare ogni interpretazione atmosferica e di direzione della luce al colorista. Un lavoro un po’ in controtendenza con l’attuale trend di disegnare aggiungendo già in toni di grigio le varie direzioni della luce. Faccio questo perché, in quanto disegnatore e non colorista, la mia visione del colore potrebbe essere errata o non funzionale rispetto a chi fa colorazione nello specifico.

CiC#1_02Francesca, il tuo sodalizio artistico con Davide va avanti già da qualche anno. La sua linea chiara e i contorni chiusi del suo stile di disegno a mio parere agevolano il lavoro di un colorista e allo stesso tempo lo stimolano alla ricerca di una tridimensionalità da dare a ambienti e personaggi. Come lavori sulle tavole di Davide e in particolare come hai lavorato su quelle di Commanders in Crisis?
Il disegno di Davide lascia sicuramente molto margine di movimento e creatività per delineare atmosfere e giochi di colore. Solitamente cerco di adattare il mio modo di colorare al disegno dell’artista e nel caso di Commanders in Crisis mi ritrovo di volta in volta a cercare sempre più soluzioni che non solo valorizzino il disegno di Davide ma che creino un racconto, che aiutino il lettore ad immergersi nella narrazione.

Un altro aspetto della colorazione che mi ha colpito nel primo numero della serie è come essa serva a sottolineare in modo preciso la manifestazione dei poteri dei vari eroi: questa scelta com’è nata, da un confronto con Steve Orlando oppure è un apporto tutto tuo alla storia?
La scelta di evidenziare i poteri dei personaggi con colori diversi è stata una mia iniziativa, che però si è concretizzata solo dopo l’approvazione di Steve. Banalmente l’idea è saltata fuori pensando a come rendere da subito riconoscibili i vari personaggi: solitamente un tipo di colore predominante nel vestiario o nei poteri aiuta a far risaltare e riconoscere i protagonisti (così come gli antagonisti) anche nel bel mezzo di una baraonda!

Grazie a tutti voi per la bella intervista!

 Intervista realizzata via mail nei mesi di agosto e settembre 2020

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