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Cronache Tedesche: intervista a Lika Nüssli

24 Dicembre 2025
Ospite di A Occhi Aperti 2025, abbiamo intervistato l’artista svizzera, la cui mostra è visitabile a Bologna fino al 7 gennaio 2026.
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Inquadrare l’attività artistica di Lika Nüssli non è semplice: illustratrice, pittrice, performer e molto altro ancora, arriva al fumetto nel 2011 con varie storie brevi ma è solo nel 2018 che arriva il suo primo graphic novel, Vergiss mich nicht, per Vexer Verlag. Il suo stile ruvido, che rompe la struttura classica del fumetto per avvicinarsi all’illustrazione libera, colpisce il pubblico che la scopre soprattutto con Starkes Ding, opera del 2022 che le vale numerosi premi e nomination e che arriva nel 2025 in Italia con il titolo Cosa forte per i tipi di Sigaretten: il racconto della vita del padre, bambino schiavo venduto dalla povera famiglia contadina e costretto a grandi fatiche, si muove tra momenti di tenerezza, convivialità e visioni bucoliche ad altri carichi di violenza (spesso più accennata che mostrata), paura e solitudine. Il tratto che sa essere alternativamente dolce e carezzevole quanto grezzo e frenetico crea immagini di grande impatto, in cui le sensazioni fisiche e psicologiche del ragazzino diventano reali e concrete come gli oggetti e gli animali che definiscono la sua quotidianità.

Al di là dell’espressione scelta, tutto il lavoro di Nüssli è orientato a rapportarsi con il mondo esterno, assorbirne significati ed espressioni, per poi essere trasformato in una nuova forma narrativa che si concretizza nel rapporto con il pubblico: un’esperienza questa che i visitatori di A Occhi Aperti, il festival dell’illustrazione e del fumetto di Bologna che si è svolto dal 18 al 21 novembre 2025, hanno potuto sperimentare con una performance live e con una mostra dedicata all’autrice, aperta fino al 7 gennaio 2026.
Proprio in occasione dell’uscita del suo libro in Italia e di questa mostra ho intervistato per la rubrica Cronache Tedesche Lika Nüssli, per parlare del suo lavoro e del suo percorso.

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Credits Francesca Sara Pauli

Buongiorno, Lika, e grazie mille per il tuo tempo.
Prima di tutto, per presentarti al pubblico italiano, vorrei chiederti quale percorso hai seguito per diventare illustratrice e anche fumettista. Quando hai deciso di intraprendere questa strada e quali sono state le tue prime ispirazioni? So che sei un’artista molto versatile, ma l’illustrazione, il fumetto e il racconto sono una parte importante del tuo lavoro.
Grazie a voi per l’opportunità! Prima ancora di saper scrivere, volevo già diventare una narratrice di storie per immagini. A tre anni ho disegnato la mia prima storia lunga, su un fantasma e un giullare su una barca. Il disegno e tutto ciò che è creativo mi hanno sempre accompagnata durante la crescita; anzi, erano per me uno spazio sicuro e confortevole. Dopo la scuola, però, ho inizialmente seguito una formazione come designer tessile, passo dopo passo, partendo da un ambiente operaio. In quel periodo ho scoperto i miei primi fumetti per adulti. Ho scoperto il festival di fumetto Fumetto di Lucerna e il fatto che nella locale scuola universitaria d’arte si potesse studiare illustrazione. Nel primo anno di studi sono rimasta incinta in modo imprevisto e ho avuto una figlia, Luisa. Dopo l’università ho lavorato per 10–15 anni soprattutto come illustratrice, disegnando solo occasionalmente brevi storie a fumetti. Intorno ai 40 anni ho iniziato a dedicarmi sempre di più anche alle arti visive e solo piuttosto tardi ho disegnato la mia prima graphic novel: nel 2018 Vergiss dich nicht, uscita allora per Vexer; la prossima primavera verrà ripubblicata da Edition Moderne.

Guardando alla tua biografia, si capisce che sei un’artista molto versatile: dipingi, disegni fumetti e illustrazioni, fai performance e molto altro. Dove si incontrano queste diverse forme artistiche e come confluiscono nel tuo modo di raccontare storie? Che cosa guida complessivamente la tua ricerca artistica?
Il nucleo è sicuramente la narrazione. È lì che tutti i fili si intrecciano: che si tratti di un’installazione, di un’azione nello spazio pubblico o di un libro, si tratta sempre di raccogliere storie e riconfezionarle. C’è poi anche l’approccio libero, il disegno emancipato e l’ingresso mentale in uno spazio creativo che va oltre l’intelletto. Mi interessa anche capire come unire storie personali e temi socialmente rilevanti e come riuscire a toccare chi riceve l’opera.

Cose Forti

Starkes Ding è uscito quest’anno in Italia (con il titolo Cosa forte per Sigaretten), dopo essere stato pubblicato in Svizzera nel 2022 e aver ricevuto nomination e premi. Come è nata l’idea di raccontare sotto forma di fumetto l’esperienza di tuo padre, venduto da bambino come garzone a una fattoria?
L’idea è nata concretamente a Belgrado nel 2020, durante una borsa di studio di sei mesi. Era la prima ondata di Covid, mi trovavo in una città straniera, chiusa per settimane da sola in un appartamento, e ho sperimentato una solitudine esistenziale. Mi sono confrontata con le mie ombre, con la mia identità, con le mie origini. Ho iniziato a telefonare a mio padre, in parte perché anche lui era solo nella casa di riposo, in parte perché pensavo che forse fosse l’ultimo momento per interrogarlo sulla sua infanzia (spoiler: è ancora vivo (ride)). Allo stesso tempo era stato istituito un nuovo strumento di sostegno nazionale per chi lavora nel fumetto, e volevo candidarmi. È diventato un viaggio comune nel passato di mio padre, ma sempre di più anche verso le radici delle mie stesse influenze.

Una delle cose che mi ha colpito del tuo fumetto è il contrasto tra la rappresentazione della natura – che a volte disegni con grande precisione e fascinazione – e la situazione di vita del protagonista. Mi è sembrato che questo fosse proprio lo sguardo del protagonista stesso. È qualcosa di cui hai parlato con tuo padre durante la realizzazione della storia o è un elemento che hai introdotto tu?
Non ne abbiamo parlato in modo così preciso. Ma lui vive e incarna questa ambiguità con grande naturalezza. Entrambi i miei genitori mi hanno mostrato quanta forza ci sia nel legame con la natura. Così questo aspetto è confluito spesso in modo intuitivo nel libro, e a volte è stato anche messo in scena da me in modo molto consapevole.

Un altro elemento che ho notato è l’uso di brevi testi tra i capitoli, con descrizioni concise e molto ridotte di eventi avvenuti in luoghi e momenti specifici (una gita, un’escursione in bicicletta). Era anche questo un modo per creare un contrasto tra la vita passata di tuo padre e la sua vita attuale, ormai lontana da quelle condizioni?
Queste annotazioni di agenda provengono direttamente da mio padre; le ho trovate quando si è trasferito nella casa di riposo e io ho svuotato il suo appartamento. Mi ha profondamente commossa vedere con quanta disciplina, per più di un decennio, abbia preso appunti ogni giorno, nonostante sappia scrivere solo con difficoltà. L’ho percepito come un legame tra noi. Ne ho parlato con i miei editori e hanno subito pensato che fosse un’ottima idea includerle nel libro. Mostrano ciò che ancora, sessant’anni dopo, lo occupa interiormente. Tracciano un arco che attraversa tutta la sua vita ed è la sua voce diretta che entra così nel libro. Il resto è passato attraverso i miei filtri.

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Sia in questo fumetto sia in lavori precedenti (per esempio Vergiss dich nicht), la struttura della pagina è molto libera e spesso le vignette scompaiono del tutto, creando un flusso continuo. Questo approccio deriva dall’illustrazione e dalla pittura? E quale effetto volevi ottenere con questa struttura?
Si è sviluppato semplicemente così e probabilmente riflette uno dei miei tratti caratteriali: non mi piace essere limitata.

Sia dal punto di vista stilistico sia da quello narrativo (anche per quanto riguarda la struttura della pagina) hai sperimentato molto, in particolare nelle storie brevi pubblicate su Strapazin e in altre riviste e antologie. È uno dei motivi per cui realizzi spesso storie brevi: la possibilità di sperimentare cose nuove in un contesto contenuto?
Sì, penso proprio di sì. Mi annoio anche molto in fretta se devo lavorare troppo a lungo nello stesso schema. Per questo i miei libri, nel complesso, sono molto liberi e stilisticamente diversi. Trovo che anche per chi guarda sia stimolante avere questa varietà, questo ritmo sinuoso. La mia cifra stilistica, però, resta sempre fedele a se stessa: non posso uscire dalla mia pelle.

Oltre al tuo lavoro di artista e fumettista, sei anche co-curatrice di Strapazin, una delle riviste di fumetto più importanti e longeve d’Europa. Come sei arrivata a questo progetto e dove risiede, secondo te, la forza e il fascino particolare di questa rivista?
Ho scoperto Strapazin molto presto, già durante la mia prima formazione all’inizio degli anni Novanta. All’epoca ho iniziato a disegnare inserzioni, cioè adesivi, per la rivista. Per molto tempo non è stata pubblicata nessuna mia storia. Solo nel 2011 sono riuscita a entrarvi anche come autrice e dal 2017 come co-curatrice. Per me è magnifico, accanto al mio lavoro spesso solitario, poter essere attiva anche in un collettivo. Sentirmi parte di questa community e conoscere continuamente nuovi artisti e artiste del fumetto.

Nel tuo lavoro – diversamente da quanto accade per molti illustratori e fumettisti – il contatto con il pubblico è molto forte e importante: nelle mostre, nelle installazioni e nelle performance. Come si collega questa ricerca di contatto diretto con il tuo lavoro narrativo?
Per me l’arte significa incontro con altre persone. Mettermi in relazione con me stessa e con il mondo. Creare qualcosa insieme, rendere visibile il processo e lasciarmi influenzare.

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Credits Francesca Sara Pauli

Com’è stata la tua esperienza a Bologna durante A Occhi Aperti, sia nel contatto con il pubblico sia per quanto riguarda il risultato della tua mostra?
È stato il momento clou del mio ultimo anno! Un ritorno a casa, in un certo senso. Ho ricevuto tantissima simpatia verso il mio essere e il mio lavoro. Ho sperimentato un’enorme stima e riconoscimento per la mia arte. Inoltre c’è stata una quantità incredibile di collaborazioni arricchenti: con gli studenti e le studentesse, con i curatori, con i musicisti, gli editori, gli interlocutori e il pubblico. È stato magico!

Per concludere, vorrei farti ancora una domanda sul fumetto di area germanofona, di cui parlo in questa rubrica. Dal momento che fai parte di questa scena da molti anni – sia come autrice sia come editrice – vorrei sapere quali cambiamenti sono stati più significativi negli ultimi anni e quali prospettive vedi per il fumetto in Germania, Svizzera e Austria.
Quello che osservo è che il fumetto di area germanofona si distingue per una grande varietà grafica e una forte propensione alla sperimentazione. Si è anche completamente emancipato dalla tradizione francese e belga e ha intrapreso nuove strade, soprattutto negli ultimi vent’anni. Ciò che si può augurare al fumetto è che riesca a ottenere una maggiore valorizzazione anche dal punto di vista economico e che gli artisti e le artiste possano lavorare in condizioni meno precarie.

Intervista realizzata via mail nel dicembre 2025

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Credits Ladina Bischof

Lika Nüssli
Nata nel 1973, è cresciuta a Gossau nel ristorante Schäfli. Dopo il corso propedeutico a Romanshorn, un soggiorno in Inghilterra e una formazione come designer tessile a Herisau, ha studiato illustrazione presso la Hochschule für Design + Kunst di Lucerna. Nel 1998 è nata sua figlia Luisa. Dal 2003 lavora come artista indipendente a San Gallo.
Dal 2017 invita regolarmente il pubblico a disegnare con lei al Kunstmuseum di San Gallo. Insegna illustrazione nel corso propedeutico della Scuola di Design di San Gallo. Partecipa regolarmente a tournée di letture in diversi cantoni e tiene workshop in Svizzera e all’estero. È co-curatrice della rivista di fumetti
STRAPAZIN.
È membro di Visarte Svizzera, PANCH (Performance Art Netzwerk CH), Réseau BD (rete svizzera del fumetto), SCAA (Swiss Comics Artists Association), KUNST + POLITIK, ProLitteris, Archivio dell’arte della Svizzera orientale, Autillus (associazione svizzera degli autori e delle autrici di libri per bambini e ragazzi) e della GdSL (Società per la lingua e la letteratura tedesca).
Tra le principali opere a fumetti da lei realizzate ricordiamo
Vergess mich nicht (2018, Vexer Verlag) e Starkes Ding (Edition Moderne, 2021, in Italia tradotto da Sigaretten, 2025).

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

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