
A dicembre 2025 Edizioni NPE ha portato nelle librerie e fumetterie italiane un volume integrale di grandi dimensioni che raccoglie tutti gli episodi di Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay, pubblicati originariamente sul quotidiano statunitense New York Herald tra il 1905 e il 1911. La raccolta degli episodi è accompagnata da un cospicuo apparato di paratesti a firma di alcune delle più importanti figure tra studiosi e divulgatori sul fumetto, italiani e internazionali.
Per approfondire quale sia stato il lavoro editoriale e di recupero delle fonti e dei documenti dietro la preparazione dell’opera, nonché come sia avvenuto il coordinamento tra i vari studiosi coinvolti, abbiamo fatto qualche domanda a una serie di figure della redazione di Edizioni NPE – a cominciare dall’editore stesso, Nicola Pesce. A seguire troverete le interviste, in ordine di apparazione, a Stefano Romanini, direttore editoriale della casa editrice e coordinatore del “progetto Little Nemo”; a Pier Luigi Gaspa, che si è occupato della traduzione e dell’adattamento dall’inglese dei testi del fumetto; a Paul Gravett – studioso di fumetto di fama internazionale – che ha affiancato Romanini nell’impostazione del volume, contribuendo anche con una postfazione; e infine a Gloria Grieco – redattrice e traduttrice di Edizioni NPE – che ha avuto il compito di rileggere le bozze dei saggi del volume, di supervisionare la traduzione e ha svolto una serie di altre mansioni nel gruppo di lavoro di cui ci parlerà lei stessa.
Intervista a Nicola Pesce
Nicola, ben tornato su Lo Spazio Bianco.
Dopo il recupero di grandi autori del fumetto italiano, le cui opere Edizioni NPE sta continuando a portare in libreria in varie collane monografiche, la pubblicazione dell’integrale del Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay segna un ulteriore passo nel percorso della casa editrice, come dimostrano anche i primi titoli già usciti nel 2026, quali il Pinocchio illustrato da Mike Mignola e La Salomè di Guido Crepax. Da dove nasce la volontà di recuperare e, soprattutto, valorizzare tanto nella veste editoriale quanto negli apparati critici e divulgativi a corredo, opere e autori poco affrontati da altri editori, anche per difficoltà oggettive talvolta?
Iniziai a fare l’editore perché mi sono sempre piaciuti i libri. Molti bei ricordi che mi legano a questa passione sono associati a vecchie biblioteche polverose. Non di rado mi è capitato di sfogliare dei volumi e rendermi conto che nessuno li ripubblicava da tempo, e mi è capitato sia con la letteratura che con il fumetto. Mi ricordo quando vidi alcuni vecchi giornali – forse erano alcuni numeri de Il Corriere dei Piccoli – e mi resi conto che si stavano deteriorando. Mi domandai cosa ne sarebbe stato di quelle storie se la carta si fosse sbriciolata. Avremmo perso per sempre il signor Bonaventura? Così, fondando Edizioni NPE, decisi che mi sarei dedicato al recupero di questi grandi classici. A fare in modo che le nuove generazioni potessero avere una collana integrale dedicata a Sergio Toppi, una a Dino Battaglia e così via. Ovviamente, avendo poco meno di sedici anni, allora non ne avevo i mezzi. Adesso sì, per cui d’ora in avanti intendo muovermi in queste due direzioni: portare ai lettori italiani le opere fondanti del fumetto mondiale e recuperare le opere italiane che rischiavano di andare perdute. Certo, è un grandissimo sforzo economico e umano. Ma se non avessi voluto fare grandissimi sforzi non avrei fatto l’editore.
Le collane dedicate ai maestri del fumetto italiano sono ormai un prodotto consolidato di Edizioni NPE, con continue ristampe dei volumi esauriti. In questi anni avete inquadrato il pubblico di riferimento di questi volumi? È un pubblico trasversale oppure ha connotati ben precisi? E con questi nuovi volumi, come l’integrale di Little Nemo o l’edizioni di pregio come il Pinocchio illustrato da Mike Mignola a che pubblico mirate?
Se dovessi agire come un automa registrerei l’informazione che il pubblico che acquista i volumi delle nostre collane di fumetto classico italiano è principalmente maschile, ha più di 35 anni e risiede nel Nord Italia. Tuttavia i nostri sforzi pubblicitari si dirigono in tutt’altra direzione. Se volessimo mietere un raccolto nel breve termine ci concentreremmo soltanto sul target che si è dimostrato interessato fin dall’inizio. Invece Edizioni NPE punta al lunghissimo termine: dobbiamo educare al fumetto classico le nuove generazioni. La soddisfazione più grande, infatti, è quando in fiera vengono dei ragazzi che non hanno ancora vent’anni e dicono: «Uh, è uscito il nuovo volume della collana Toppi!». Stiamo facendo scoprire questi autori a un pubblico diverso e insisteremo su questa strada!
L’edizione integrale di Little Nemo è stata una scommessa folle. Non ho voluto nemmeno fare il calcolo di quanto mi sia costato l’investimento. Semplicemente, io lettore, io Nicola che leggevo i fumetti mangiando crackers da piccolo sul divano a fiori… volevo leggere Little Nemo in italiano! Il mio pubblico di riferimento, dunque, ero io stesso. Non potevo immaginare che sarebbe interessato a tante persone. Credo proprio che qui ci sia stato un interesse trasversale.
Per l’edizioni di pregio del Pinocchio illustrato di Mike Mignola miravamo invece a un pubblico un po’ diverso. Ossia non solo gli appassionati del fumetto classico d’autore ma anche un pubblico più eterogeneo che desiderava avere una edizione meravigliosa e un po’ alternativa del testo di Collodi. Vedrete tanti altri bei titoli in questo tipo di edizione da parte nostra nel corso del 2026.
Forse è un po’ presto per avere dati ufficiali, ma avete già qualche riscontro di vendite sul volume di Little Nemo?
Sarebbe stato troppo presto per qualunque altro libro, ma questa volta abbiamo già i dati: abbiamo venduto tutto. Sold-out, come dice chi non ama l’italiano. Non avrei mai creduto di esaurire la prima tiratura di 1500 copie a venti giorni dall’uscita. Forse il merito è stato anche della mia lotta sui prezzi. Ho fatto davvero di tutto per mantenere basso il prezzo. Una edizione in italiano, con una tiratura solo per il mercato italiano, ci stava costringendo a fissare il prezzo del volume a 90,00 euro. Ma alcuni aggiustamenti sul formato e sulla carta hanno consentito di abbassarlo a 65,00 euro. Per me era troppo importante che potessero averlo tutti, e quindi era fondamentale contenerne il prezzo di copertina. Presto andremo in ristampa di altrettante copie. Intanto stiamo già lavorando alla seconda parte della produzione di McCay su Little Nemo, che contiamo di far uscire alla fine del prossimo anno. Sono sicuro che la collana Origini, inaugurata da Little Nemo in Slumberland, porterà sugli scaffali dei lettori italiani un po’ di storia del fumetto che nessuno si era peritato di tradurre e pubblicare in alta qualità prima d’ora. Mi riempie di orgoglio pubblicare volumi come questi. Me li rigiro fra le mani e mi dico: ma veramente l’ho fatto io questo? E così continueremo su questa linea.

Intervista a Stefano Romanini
Ciao Stefano, benvenuto anche a te.
Come e quando nasce l’idea di pubblicare un integrale di Little Nemoin Slumberland e quanti mesi di lavoro ci sono voluti perché l’idea diventasse il volume che Edizioni NPE ha pubblicato a dicembre 2025?
L’idea di pubblicare Little Nemo in Slumberland nasce molti anni fa da un’intuizione di Nicola Pesce, un progetto rimasto a lungo nel cassetto e concretizzatosi solo negli ultimi anni perché preliminarmente dovevamo valutare con lui varie proiezioni di costi e budget, capire il formato giusto per valorizzare le tavole di McCay e soprattutto approfondire il tema dei diritti d’autore e delle opere di dominio pubblico, come questa. La sua realizzazione ha richiesto un impegno straordinario, con oltre un anno e mezzo di intensa lavorazione editoriale da parte di tutti, preceduto da una fase di selezione di tutti i nomi che avrebbero collaborato alla realizzazione dei testi interni. Per me è stato fondamentale l’aiuto di Paul Gravett, tra i più grandi comic journalist attualmente in circolazione: insieme abbiamo scelto chi avrebbe fatto parte di questa incredibile avventura editoriale.
Come avete scelto e con che criterio chi sarebbero stati gli autori dell’apparato critico del volume?
Con Paul Gravett abbiamo deciso di usare tre criteri diversi: una parte dei contenuti avrebbe avuto un focus più internazionale: da qui la scelta dell’introduzione di Peeters e Schuiten, che approfondisce nel dettaglio l’opera e le tavole. Un’altra parte avrebbe dovuto esaminare il Little Nemo “italiano”, ovvero la storia delle precedenti (e poco fortunate) edizioni italiane del passato, che non avevano mai presentato l’opera nella sua pienezza e in forma integrale. Non poteva esserci scelta migliore di Luca Raffaelli per raccontare questa avventura italiana. Una terza e ultima parte sarebbe stata dedicata alle curiosità, sia su McCay sia su Little Nemo, con le sue incursioni in altre opere importanti, l’influenza avuta su altri autori e addirittura le sue apparizioni in opere teatrali e musicali! A completamento di questo excursus di curiosità, la postfazione di Paul Gravett ha permesso per la prima volta di scoprire aneddoti (anche tragici!) sulla vita personale di McCay, finora mai raccontati in Italia.
Un aspetto importante del volume è il ricco apparato iconografico che accompagna la sezione dei paratesti: come siete riusciti a recuperare le immagini, alcune molto rare, di tavole a fumetti e pagine di giornale?
Il recupero delle immagini è avvenuto gradualmente grazie all’aiuto di vari collezionisti ed editori, sia francesi che americani. Paul Gravett, poi, mi ha aiutato a recuperare i materiali esclusivi presenti nella postfazione e le locandine dello show teatrale e degli album musicali della Sheet Music mettendomi in contatto con Warren Bernard e con il Tri-cities Museum, che ci ha permesso di pubblicare per la prima volta in Italia le stampe di prima generazione ricavate dal negativo dell’illustrazione The Sinking of The Alpena di Winsor McCay.
Restando sull’apparato grafico, come avete lavorato per la resa a stampa delle tavole del fumetto? Da che tipo di fonti le avete recuperate e quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato per potere ottenere un risultato qualitativamente all’altezza degli originali?
Anche in questo caso, le tavole sono state recuperate da vari collezionisti ed esperti dell’opera. Le difficoltà maggiori per la resa le ha affrontate il nostro grafico, Sebastiano Barcaroli, che ha lavorato in maniera impeccabile su ogni singola vignetta, pulendo ed eliminando i danni alle pagine dovuti all’usura del tempo ma sempre con un processo grafico non invasivo, perché l’obiettivo era soprattutto quello di mantenere la visione, i colori e la magia delle tavole di McCay, così antiche ma così incredibilmente moderne anche oggi. Inoltre, abbiamo mantenuto quanto più possibile i testi in inglese presenti nelle insegne e nei cartelli delle vignette, aggiungendo semplicemente le note di traduzione a piè di pagina: sarebbe stato un delitto alterare con la traduzione le scritte originali di McCay!
Questo volume è solo il primo passo di un percorso visto che – come esplicitato anche al suo interno – Edizioni NPE ha intenzione di pubblicare altre opere di Winsor McCay, a iniziare dalle incarnazioni successive di Little Nemo dopo la serie originaria contenuta nel volume. Puoi anticiparci qualcosa su questo programma?
Al momento non posso anticipare nulla se non che in futuro completeremo Little Nemo in Slumberland con la seconda parte. Ma posso confermare che McCay è in cima ai nostri pensieri e sarà protagonista assoluto della nostra collana Origini.

Intervista a Pier Luigi Gaspa
Pier Luigi, ben trovato su Lo Spazio Bianco.
Quali sono stati i “punti fissi” che ti hanno guidato nell’adattamento e nella traduzione del Little Nemoin Slumberland? Hai sentito la necessità di un aggiornamento più contemporaneo della lingua o hai mantenuto, traducendole, espressioni e parole coeve alla pubblicazione originaria dell’epoca?
Ogni traduzione pone davanti a un problema duplice: rispettare quanto ha scritto l’autore originale e allo stesso tempo fornire al lettore, in questo caso italiano, un testo della massima leggibilità. A maggior ragione il problema si pone dinanzi a opere di così antica data, nonché di importanza fondamentale per la storia del medium fumetto. Con Little Nemo, Winsor McCay ne sta costruendo nel primo decennio del ventesimo secolo la grammatica stessa, dal punto di vista grafico, del montaggio ma anche linguistico, e lo si vede chiaramente leggendo il testo originale, con la sua punteggiatura (o mancanza della stessa!) e nella cesura del testo che prosegue nella didascalia successiva, che si è scelto di mantenere pur con qualche inevitabile adattamento. A tutto ciò si unisce anche il testo dell’epoca, “arcaico” e spesso ripetitivo, soprattutto per noi che lo leggiamo a distanza di oltre un secolo. Per i lettori del tempo aveva una funzione precisa e necessaria, per quelli di oggi meno. Dunque la vera sfida è stata proprio questa: da una parte garantire la completezza del testo originale, dall’altra cercare di fare in modo che riproporre certe sue caratteristiche tipiche dell’epoca non risultassero troppo ostiche per il lettore moderno, al quale – per beneficiare appieno di queste magnifiche tavole – è comunque richiesto un minimo di atteggiamento mentale “storico”, avvicinandosi a pagine calate nella realtà di allora. Ovviamente a tutto ciò si aggiunge l’atavico problema della maggiore sintesi della lingua inglese rispetto a quella italiana e la trasposizione di giochi di parole tipicamente anglosassoni che nella nostra lingua avrebbero poco senso (che richiedono didascalie esplicative per garantirne la comprensione). Nonché una serie di riferimenti storici e geografici che all’epoca, negli Stati Uniti, erano certamente più facilmente riconoscibili ma che poco dicono al lettore italiano comune di oggi. A tutto ciò si è lavorato insieme alla redazione, riprendendo più volte il testo per arrivare a quello che il lettore può leggere nel volume. A volte, anche una singola definizione, infatti, può cambiare il sapore stesso di una tavola. A tutto ciò si aggiunge la scelta dei nomi dei personaggi, attuata in maniera tale da non stravolgere la tradizione editoriale italiana della saga e al contempo rispettando quella dei personaggi di contorno. Per farla breve, tradurre opere come Little Nemo è un’alchimia che si è andata componendo nel tempo (parecchio!) e ha richiesto un lavoro di dosaggio sempre più minuzioso per far sì che risultasse gradevole ma che mantenesse anche il sapore di quegli anni eroici del fumetto.
Come viene anche scritto in uno dei saggi critici contenuti nel volume, il lettering è uno degli elementi grafici più importanti nelle tavole di Winsor McCay, anche per alcuni andamenti e posizionamenti sia dei balloon che delle frasi al loro interno che ricalcano certe scelte grafiche delle tavole. Questo aspetto ha influito in qualche modo nell’adattamento in italiano dei dialoghi?
Eh, bella domanda. In effetti, sì, il lettering di Little Nemo è uno degli elementi caratterizzanti della saga. Alla luce di quanto detto in precedenza, se ne è dovuto tenere conto in sede di traduzione, anche se certe “arditezze” dell’epoca difficilmente possono trovare corrispondenza oggi per le predette questioni di spazio e di leggibilità. In questo caso, tuttavia, il vero problema è più di carattere grafico, e si scontra in ogni caso con quanto detto prima. Per parafrasare un vecchio slogan pubblicitario di Renzo Arbore: mediate, gente, mediate! Per trovare un giusto equilibrio fra ogni elemento in gioco è l’unica soluzione. Quella di Little Nemo è stata ponderata a lungo e condivisa. Per quanto riguarda la sua efficacia, ai lettori l’ardua sentenza!

Intervista a Paul Gravett
Paul, hai avuto un ruolo centrale nel progetto dell’integrale italiano del Little Nemo in Slumberland di McCay, in special modo nel coordinamento dei contributi critici internazionali e nel contatto con alcuni studiosi, collezionisti ed enti di riferimento. Come sei stato coinvolto nel progetto di Edizioni NPE e come è stato il lavoro che avete svolto in team assieme a Stefano Romanini?
È stato un piacere e un onore assistere Stefano ed Edizioni NPE in questo ambizioso progetto. Ho potuto collaborare con Schuiten e Peeters, i cui commenti rivelatori sui capolavori di McCay sono stati pubblicati nello straordinario volume per Editions Toth in Francia, che raccoglie scansioni quasi identiche di molte delle pochissime tavole originali complete sopravvissute di Little Nemo in Slumberland. Queste sono state anche esposte al Musée Thomas Henry di Cherbourg, in Francia. Inoltre, ho contribuito a presentarli a Spiegelman per produrre una nuova versione del suo approfondimento in formato fumetto della serie, e allo straordinario esperto e collezionista americano Warren Bernard, direttore del Festival SPX di Washington, la cui collezione è piena di meraviglie. Questo libro segna la prima ripubblicazione in assoluto del reportage fotografico della rivista Success sull’adattamento teatrale di Little Nemo, e credo anche del necrologio di McCay sulla rivista Editor and Publisher.
Il volume si chiude con la tua postfazione, ricca di curiosità inedite su Winsor McCay. Che cosa significa oggi pubblicare un integrale di un fumetto fondamentale per la storia del medium quale è stato Little Nemo e, più nel particolare, qual è il valore di una sua pubblicazione in Italia, che è una delle nazioni europee con una tradizione a fumetti ben riconoscibile e originale?
Sono rimasto colpito dall’approfondito saggio storico di Luca Raffaelli sulla traduzione irregolare e solo parziale del capolavoro di McCay in Italia. I testi di questa serie possono essere secondari rispetto alle bellezze visive, ma solo leggendone sia le immagini che le parole è possibile percepire appieno la sua voce e il suo genio.
Quanto è importante a tuo avviso che i giovani e futuri autori che oggi studiano nelle scuole di fumetto o che comunque hanno l’obiettivo di diventare fumettisti conoscano opere come Little Nemo?
I fumetti visionari di McCay risuonano ancora oggi, a oltre un secolo di distanza, e rappresentano una delle pietre miliari nella storia del fumetto mondiale, ricchi di innovazioni e ispirazioni sempre rilevanti per i giovani e aspiranti fumettisti. Credo quindi sia fondamentale che siano ora disponibili nella loro forma originale e completamente tradotti per i lettori italiani. Ad esempio, come saprete, nel 2014 Locust Moon Press ha pubblicato Little Nemo: Dream Another Dream, una spettacolare antologia di grandi dimensioni in cui molti dei più grandi fumettisti contemporanei hanno reso omaggio al personaggio di McCay nelle loro inedite fantasie. Un’ottima selezione di questi fumetti è stata pubblicata anche da Toon Books di François Mouley nel 2015 con il titolo Little Nemo’s Big New Dreams. C’è sempre bisogno di “sognare un altro sogno”. È un sogno che non muore mai.

Intervista a Gloria Grieco
Ben ritrovata, Gloria.
Ti sei occupata del controllo della traduzione, della resa complessiva del volume, della pulizia delle tavole e di alcune scelte editoriali, come quella di mantenere il titolo originale Little Nemo in Slumberland senza italianizzarlo. Cominciamo da quest’ultima scelta: da che motivazioni nasce?
Tutto è nato durante una fase di confronto preliminare. Avendo curato diverse traduzioni per la casa editrice nel corso degli anni, sono stata coinvolta per un parere sull’impostazione generale del testo. In quella occasione ho notato che il nome del protagonista era stato tradotto come Piccolo Nemo. Sebbene non esista una regola assoluta al riguardo, ho pensato che per un’opera che ha fatto la storia del fumetto mondiale fosse doveroso preservarne l’identità, mantenendo il nome originale tanto per il protagonista quanto per il titolo stesso del volume. Condivise questa e altre osservazioni, la redazione ha portato avanti insieme a Pier Luigi Gaspa un lungo e minuzioso lavoro sulla traduzione, che era già di altissimo livello.
Il mio coinvolgimento è tornato poi a ridosso della chiusura, per una revisione generale del volume. Qui è entrata in gioco la mia proverbiale meticolosità: pare che io abbia una sorta di radar per le imperfezioni invisibili! I colleghi lavoravano a quelle tavole da molto tempo e il loro occhio rischiava l’assuefazione; così il mio compito era quello di portare uno sguardo fresco e distaccato per un ultimo, rigoroso controllo prima della stampa. Dedichiamo la stessa cura a tutte le pubblicazioni, ma essere i primi in Italia a proporre quest’opera integralmente comportava una responsabilità enorme. Aspiravamo alla perfezione e, pur non avendola certamente raggiunta, intendevamo essere sicuri di aver fatto tutto il possibile per realizzare un’edizione degna di un’opera così immensa.
Qual è stato il lavoro “tecnico” sul volume, in particolare riguardo la pulizia delle tavole e le scelte per la miglior resa possibile in stampa?
Uno degli aspetti tecnicamente più complessi è stato la pulizia dei balloon. Sebastiano Barcaroli ha svolto un lavoro di fino: nel rimuovere i testi originali, spesso debordanti, ha evitato l’uso del bianco che avrebbe creato un contrasto stridente con il fondo anticato della tavola, scegliendo invece di campionare la texture puntinata originale. Una soluzione che gli ha permesso di reintegrare in modo armonico sia l’interno delle nuvolette sia le aree in precedenza occupate dal lettering. Anche sulla resa cromatica l’intervento è stato chirurgico, bilanciando le scansioni in modo da ravvivare le tinte e restituire quella vividezza che è la vera cifra stilistica di McCay.
Un aspetto delicato penso sia stato quello di amalgamare e uniformare il nuovo lettering italiano allo stile di McCay e, più in generale, al tono grafico delle sue tavole. Come avete lavorato in tal senso?
I balloon di McCay sono saturi e irregolari, e questo ha richiesto sin dall’inizio un notevole lavoro di sintesi e riformulazione della traduzione per calibrare le frasi negli spazi originali. Parallelamente, per il lettering si è optato per un carattere morbido e pulito, capace di richiamare la grafia dell’autore e di assecondare le frequenti variazioni di dimensione del testo originale. Un rispetto per l’opera che ci ha portati a lasciare intatti i testi integrati nel disegno, così da non alterare l’armonia della tavola, con la traduzione affidata alle note a piè di pagina. Tutte queste attenzioni convergevano in un unico scopo: provare a restituire intatto l’incanto di Little Nemo in Slumberland, permettendo al lettore di godere appieno della genialità e dell’incredibile bellezza di un capolavoro assoluto.
Nicola, Stefano, Pier Luigi, Paul e Gloria, grazie.
Intervista realizzata via mail nel mese di gennaio 2026





