“Building Stories”: il Grande Romanzo Americano a fumetti di Chris Ware

“Building Stories”: il Grande Romanzo Americano a fumetti di Chris Ware
Building Stories è l’opera-monumento sulle infinite possibilità del medium fumetto di Chris Ware, autore che ha rivoluzionato il mondo dei comics.

copertina-buildingstoriesAlla fine Ulisse è approdato a Itaca, così potremmo sintetizzare la travagliata odissea editoriale di Building Stories in Italia. In fondo sempre a un Ulisse, seppur quello di James Joyce, l’opera di  è stata spesso accostata. Sono infatti passati otto anni (era il 2014) da quando  annunciò, a Lucca, che di lì ad un anno avrebbe dato alle stampe l’opera vincitrice di ben quattro Eisner Award nel 2013. Da quel momento si sono susseguiti ripetuti rinvii fino ad arrivare alla sofferta decisione di abbandonare il progetto ritenuto troppo oneroso per il nostro mercato editoriale.
Ed è dunque , nel 2022, a riuscire nell’impresa di portare Building Stories sui nostri scaffali vincendo la scommessa grazie anche a un’intelligente operazione di marketing che ha potuto beneficiare, per il lancio, della presenza dello stesso autore al festival lucchese.

Ma come mai un’opera dal così grande successo di critica spaventa tanto gli editori?
Perché non si può parlare di Building Stories senza partire dalla peculiarità del formato – monumentale – dell’opera di Ware. Inizialmente pubblicato sulla sua rivista Acme Novelty Library, il corpus di storie che la compongono è raccolto in un unico cofanetto al cui interno è possibile trovare opuscoli, volumi brossurati, poster, strisce, pagine in stile quotidiano, spillati e persino un tabellone pieghevole per un totale di ben quattordici inserti.
Ognuno di questi ospita episodi significativi della vita di una donna della middle class di Chicago cui, in gioventù, a seguito di un incidente in barca, è stata amputata una gamba. Una protagonista che aspira a essere un’artista e di cui non conosciamo il nome, ma della cui vita Ware ci rende partecipi nel suo percorso di maturazione da adolescente a donna madre.
La sua storia è anche la storia di un microcosmo di individui che le orbitano intorno, che siano ex fidanzati, familiari, amici o vicini di casa, ogni relazione diventa motivo di risentimento e contrasti. Anche gli incontri all’apparenza più banali, come l’idraulico venuto a sistemarle il bagno, sono occasione per fronteggiare le proprie fragilità e insicurezze responsabili di un mal celato disagio esistenziale.

building-inserto2Ware, come di consueto, disegna figure dai tratti stilizzati preferendo al dettaglio realistico una sintesi geometrica che mira alla perfezione, sia nelle linee morbide che nelle proporzioni, richiamando con il suo stile rigoroso e pulito il belga  e il suo Tin Tin. Ma si farebbe peccato a non menzionare, tra le sue influenze, i grandi maestri del fumetto a strisce americano, basti pensare che già a cinque anni l’autore di Omaha disegnava i  nel seminterrato della nonna.
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n’influenza che si evidenzia tra l’altro nell’uso dei colori pastello dati per campiture uniformi e senza il ricorso a texture. Ciò che manca, dell’opera di Schulz, è la vena ironica e tagliente dei personaggi cui Ware non regala mai sorrisi, e i cui corpi, per i quali non rinuncia al nudo, sono spesso posti al centro della pagina, come ci trovassimo a osservare la plancia di gioco dell’allegro chirurgo.
E proprio come un chirurgo Ware disseziona la psiche dei suoi personaggi utilizzando come tavola operatoria la loro quotidianità. Per farlo fa ampio ricorso a monologhi interiori, invadendone l’intimità e mettendone in luce le perversioni. C’è un che di voyeuristico nell’indugiare di Ware nelle abitazioni dei suoi personaggi e in particolare nelle loro camere da letto. Sarà che è proprio lì che viene dismessa la maschera ritenuta socialmente accettabile per vestire la versione più spontanea, autentica ma anche animalesca di sé stessi.

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Ma nel descrivere lo stile di Ware non si può fare a meno di sottolineare la maniacale cura calligrafica del suo lettering, tale da rendere ogni pagina un compendio di graphic design. Non è un caso che le sue abilità artistiche, quando non impegnate nella realizzazione di graphic novel, siano al servizio di periodici e riviste, tra queste le prestigiose Esquire e The New Yorker: memorabili le copertine realizzate per quest’ultima in epoca pandemica, un esempio della capacità di raccontare i cambiamenti sociali raffigurando la vita ordinaria di gente comune.
Ware in fondo rappresenta, per il fumetto, quello che Philip Roth e William Faulkner sono stati per il Grande Romanzo Americano, ovviamente declinato al gusto contemporaneo che al respiro epico predilige una dimensione più intimistica. Ma se in queste sue collaborazioni lo stile è più diretto e privo di letture e significati nascosti, in Building Stories (così come in Jimmy Corrigan e Rusty Brown) Ware si diverte a coinvolgere il lettore realizzando tavole la cui complessità nasconde molteplici piani di lettura e riferimenti metatestuali. L’autore non ama dare punti di riferimento già a partire dall’orientamento delle sue tavole (talune orizzontali, altre verticali) che diventano mappe nel cui caos il lettore si orienta per mezzo di un lettering che svolge il ruolo di “istruzioni per l’uso”.

In Building Stories è inoltre data molta importanza agli edifici (il titolo gioca proprio con il concetto di “costruire storie” e “storie di un edificio”), le abitazioni sono un riflesso di chi le abita, e nel caso della protagonista ne mettono in luce lo status sociale: prima di donna single nel suo umile appartamento e poi di donna sposata con prole nella villetta con giardino. Gli edifici acquisiscono persino una loro coscienza e l’autore racconta gli eventi anche dalla loro prospettiva facendo loro commentare le abitudini degli inquilini presenti e passati.

1021-Wolk02-jumboNello spiare le abitazioni, nel rappresentarle come farebbe un architetto con prospetti, sezioni e spaccati assonometrici, gli edifici sono di fatto tavole di un fumetto, ogni vignetta una stanza (o persino una finestra aperta). Gli spazi bianchi a separarle diventano quindi le mura che cementano la distanza che separa gli individui, condannati all’isolamento sociale. L’umanità che abita le pagine di Building Stories è in fondo quella tormentata e depressa che già avevamo imparato a conoscere in Jimmy Corrigan, incapace di relazionarsi, votata all’egoismo e condannata a fronteggiare lutti e sconfitte. Perché se dovessimo trovare un corrispettivo a fumetti della figura dell’inetto tanto cara a Svevo, allora con Ware pescheremmo benissimo. La protagonista di Building Stories non fa eccezione, incapace di vivere e sempre pronta a incolpare gli altri per i propri insuccessi.

Ciò che più colpisce nel tenere in mano questo cofanetto è proprio lo scarto tra la dimensione “ludica” della confezione, con i suoi colori pastello e la grafica da mattoncini lego e il contenuto drammatico delle storie in essa raccontate. Quando Luigi Serafini nel suo Codex inventò di sana pianta una scrittura incomprensibile così da regalare al lettore l’esperienza che si aveva da piccoli, a sfogliare libri belli, colorati ma incomprensibili, Ware allo stesso modo lusinga la nostra indole infantile offrendoci di fatto un libro travestito da gioco da tavolo. Ma nel momento in cui ci poniamo alla lettura tradisce le nostre aspettative offrendoci uno spaccato duro e impietoso del vivere quotidiano.

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Building Stories è anche un esempio intelligente di come il fumetto consenta di giocare con le ellissi temporali più di quanto permetta ad esempio di fare la letteratura. Ware si serve di un luogo o di un sentimento come filo conduttore per compiere salti temporali all’interno di una medesima sequenza di vignette.
A riguardo è emblematica la striscia in cui la protagonista è a letto e di vignetta in vignetta la vediamo sdraiata sola e ancora single, poi con il marito, quindi con il gatto, quando è incinta, ecc. A ribadire, semmai ce ne fosse bisogno, l’influenza di McGuire e di come e quanto il suo Here abbia lasciato un’impronta sul fumetto d’autore.

chetipaMa l’ordine temporale, oltre a essere stravolto dalle continue ellissi, è in parte affidato al caso: l’opera è, come già accennato, suddivisa in quattordici inserti di diversa natura il cui ordine di lettura è lasciato alla discrezione del lettore. Nel 2012 tutto ciò era una novità in campo fumettistico e, pur richiamando certe sperimentazioni del movimento francese Oubapo, aveva in ambito letterario l’opera concettualmente più vicina.
Era il 1969 quando l’autore inglese Brian Stanley Johnson pubblicò quello che divenne noto al pubblico come il “book in a box” (pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo “In balia di una sorte avversa”),  ventisette sezioni non rilegate per raccontare un’amicizia finita in modo tragico: un libro le cui parti potevano essere lette in ordine arbitrario.
Ware fa lo stesso per il suo Building Stories, sacrificando l’ordine cronologico degli eventi in favore di un percorso guidato da emozioni, sentimenti e dai ricordi da questi suscitati. Di lì a pochi anni anche in Italia , seguendo l’esempio di Ware, realizzerà il suo fumetto-scatola inserendovi quaranta fascicoli a fumetti, scontrini, una mappa, fotografie e persino la fattura di un trasloco (Come svanire completamente, 2016).

Building Stories è la fotografia di un America piena di contraddizioni, puritana sì, ma solo di facciata. Una società ancora afflitta da maschilismo e in cui la donna si vede frustrare le proprie aspirazioni perché valorizzata solamente se ritenuta sessualmente appetibile.
Se  aveva rivoluzionato il mondo dei fumetti raccontando avventure che si svolgevano in una dimensione onirica, le avventure di Ware sembrano muovere proprio da quell’ultima vignetta di Little Nemo: un brusco risveglio, ma dal sogno americano.
Non si può non pensare a Building Stories come un atto d’amore verso il mondo dei fumetti, un’incredibile prova delle infinite possibilità di un medium. Un’opera che non finisce mai di rivelare, a ogni lettura, nuovi significati e che, scommettiamo, resterà attuale nel tempo come poche altre hanno saputo fare.

Lunga vita a Chris Ware.

Abbiamo parlato di:
Building Stories

Traduzione di Francesco Pacifico
Coconino Press, 2022
260 pagine, vari formati, Colori – 90,00 €
ISBN: 9788876186394

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