Bienvenido, Pau: intervista all’autore di Atlas e Axis

Essere bravi non basta. Servono autocritica e perseveranza: lo scrittore spagnolo Pau, autore della saga di Atlas & Axis pubblicata da Tunué, si racconta.

Sul sito del suo editore italiano, , leggiamo: “Classe 1972, (Pau) è un autodidatta che ha iniziato a disegnare nel 1993 sui giornali e fanzine, producendo soprattutto vignette umoristiche e poi racconti brevi. Dal 1999 ha vinto numerosi premi in Spagna e nel 2005 anche uno in Italia: il concorso internazionale del fumetto per bambini Oscarcomix. Atlas e Axis è la sua opera più lunga e ambiziosa.”
Un autodidatta, quindi, che prima di riuscire a vincere diversi premi per la sua saga un’avventura popolata di animali antropomorfi – di strada ne ha fatta molta, come ci tiene a raccontarci bene.

Partiamo dagli inizi: quando e perché hai deciso di dedicarti alla nona arte?
Sin da bambino ho sempre desiderato diventare disegnatore di fumetti o di cartoni animati. Mi piaceva il genere di adulto che dedicava il proprio tempo a far divertire tanto i bambini come me. A 15 anni ho avuto la fortuna che Max tenesse un corso di fumetto nella mia scuola, e così ho scoperto che il linguaggio del fumetto è molto più che un disegno a fianco di un altro. Mi sembrava più interessante essere il capo dei miei fumetti che far parte di uno studio di animazione e così mi sono deciso.

Per Atlas e Axis, com’è nata l’idea di una saga? E quanto tempo ha richiesto la costruzione dello scenario, dell’ambientazione?
Mi ha ispirato molto la Saga di Egil Skallagrimsson, di Snorri Sturlusson, che ho letto mentre mi documentavo sui vichinghi. Dal 1995 non ho smesso di assimilare da ogni dove tutto quello che poteva servirmi per la Saga di Atlas & Axis: documentazione, gag, scenari, tecniche di disegno, di sceneggiatura, ecc.

Bienvenido, Pau: intervista all’autore di Atlas e Axis

Nelle tue intenzioni quale era esattamente il target di riferimento? Leggendo, mi è sembrato a volte che alcune scene potessero risultare troppo crude o poco chiare per i più giovani – mi riferisco ai kamikaze, per esempio.
Ho tentato di realizzare un’opera per tutti i tipi di pubblico. Ad alcune persone interessa per un motivo, ad altre per altri. Il disegno, i colori, la tematica, l’umorismo, l’avventura, l’apprendistato, la narrazione… Credo che la Saga offra diverse cose e che tutti possano trovarvi qualcosa di loro gradimento, indipendentemente dall’età e dal sesso. Ho tentato di utilizzare le scene crude in modo umoristico, ma anche brutale. I protagonisti per alcuni sono brutali. Però i bambini vedono in televisione documentari con i leoni che cacciano le zebre e non credo che si traumatizzino. È qualcosa di naturale.
In quanto ai terroristi suicidi, è qualcosa di cui si sente parlare, e forse trovano nel fumetto le spiegazioni che non ricevono dagli adulti.

La storia verte intorno al tema della vendetta – lo stesso con cui Inarritu ha appena vinto un Oscar. Come viene declinato secondo te oggi questo termine?
È stato uno dei grandi temi di tutta la Storia e continuerà a esserlo. È un tema universale, non importa l’epoca, si declina allo stesso modo.
La vendetta e il perdono sono i due pesi della bilancia, e sono le circostanze a far sì che si penda da un lato o dall’altro, con tutte le conseguenze. La vendetta prolunga i conflitti e il perdono li arresta.
La vendetta può essere molto spettacolare per una storia, ma il perdono è ugualmente potente, se non di più.

Personalmente mi risulta difficile affezionarmi a personaggi così violenti: quale pensi possa essere la loro forza?
Da una parte, il fatto che siano cani. Le persone amano i cani, è naturale. Dall’altra, la loro solitudine e la loro vulnerabilità di fronte a situazioni tanto grandi. La loro forte amicizia e i nobili sentimenti che li animano. E anche il loro aspetto da “cartoon”.

Bienvenido, Pau: intervista all’autore di Atlas e AxisCom’è nata l’idea di utilizzare due cani: quali potenzialità in più ti dava? E come mai non sono antropomorfizzati fino in fondo?
Sono animali molto simili a noi. Paradossalmente, credo che sia più facile per un lettore identificarsi con un animale, uguale a noi stessi, che con una persona diversa da noi per le sue particolarità.
Parlano e sono bipedi semplicemente, per il resto sono completamente animali. Uguali a noi! Perché non pensiamo che un cane innamorato non senta e agisca allo stesso modo di una persona innamorata, per esempio? Abbiamo sempre avuto cani in casa e se sapessero parlare, non sarebbero diversi da noi.
Credo che raccontare storie di persone attraverso degli animali permetta di raggiungere con più forza la nostra parte più primitiva.

Hai un metodo di lavoro particolare? Da dove parti?
Comincio da idee sparse, visive o scritte, che di solito appunto in taccuini, a partire dai quali costruisco un racconto con la sua impostazione/progetto, nocciolo e conclusione, e alcune sotto-trame e gag che lo arricchiscano. Queste idee con gli anni possono maturare, mentre ne disegno altre più antiche. Quando tutto coincide (trovare uno stile di disegno adeguato, un editore interessato, ecc.) disegno ogni pagina a matita, la inchiostro, la scannerizzo, e la coloro digitalmente.

Immagino che ci sia voluto del tempo per portare a termine il progetto. Hai fatto dei cambiamenti durante il percorso?
Sí, ho iniziato a disegnare la storia e i personaggi nel 1995, e in tutti gli anni che ho impiegato a trovare un editore interessato (nel 2009!) ho migliorato il progetto in tutti i suoi aspetti. Il vantaggio di non avere un editore è che non c’è fretta e si può lavorare al progetto solo quando se ne ha davvero voglia, quando vengono molte buone idee, quando si è molto ispirati.
Se si è presentato un progetto a tutto il mondo (letteralmente) e nessuno lo ha accettato, è evidente che bisogna cambiarlo per migliorarlo. Non ero disposto a rinunciare a Atlas & Axis, perché, a differenza degli editori, io sì che ne vedevo il potenziale. Ci sono voluti tutti questi anni per convertire questo potenziale in realtà.

Quali sono le tue principali influenze, sia a livello letterario che grafico?
In realtà le influenze nel mio lavoro sono tutto quello che sento dire, tutto quello che mi porta a riflettere. Possono essere quadri, foto, piste ciclabili, film, strade di montagna… Come fumetti, i miei autori preferiti, quelli dai quali credo di aver appreso maggiormente, sono Will Eisner, Tezuka, Goscinny, Uderzo, Franquin, Max, Corben, Segar, Moebius, Mordillo, Quino, Sakai, Hergé, Toriyama, Otomo, Rosinski, Van Hamme, Blain, Bryan Talbot, Crumb, Munuera…

E nel cassetto cosa c’è? Ora a cosa stai lavorando?
Sto lavorando all’ultimo volume della saga di Atlas & Axis. Ho in progetto di continuare a disegnare fumetti che abbiano storie forti che hanno per protagonisti dei simpatici animali. Uno sarà basato sulle memorie di mio nonno sulla Guerra Civile spagnola e la II Guerra Mondiale. Uno di quei casi in cui la realtà supera di molto la fantasia, un’autentica avventura.

Grazie mille a Pau per aver risposto alle nostre domande!

Intervista realizzata in spagnolo via e-mail nell’aprile 2016

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