Armin Barducci è intervenuto a Lo Spazio Audace – Vignette e caffè a Lucca Comics & Games 2025 per parlare della nuova rivista Meandro e di Giochiamo Insieme, fumetto uscito nella collana Gatti sciolti di Eris Edizioni, realizzato insieme alla figlia Zoe, che durante l‘intervista ha realizzato uno sketch con il papà e un gattino.

Benvenuto Armin! Partiamo da Meandro, una nuova rivista da te curata che coinvolge una lunga lista di autori. Come ti è venuta l’idea e di cosa si tratta?
La colpa è delle intelligenze artificiali, sempre e comunque! In estate mi sono ritrovato a non avere un progetto particolare da seguire, per cui mi sono detto, visto il periodo tranquillo, “evito di sovraccaricarmi di lavoro e mi faccio la fanzine!”. In realtà non sono arrivato a realizzare una fanzine vera e propria, inizialmente volevo proprio una roba cartacea un po’ anni Novanta, ma avendo dei partner occulti, che sono Marco Petrucci, ovvero Testi Manifesti, e Davide La Rosa, è uscito fuori un qualcosa che ha anche un progetto editoriale. Così è nato il primo volume di Meandro, che si basa su un progetto molto più ampio. A livello tecnico esce due volte all’anno in questo formato (spillato, A5 circa – ndr), molto adatto e libero a raccogliere questo tipo di lavori. E abbiamo le uscite pianificato fino al 2027, anzi forse di più. Per esempio il prossimo anno un numero sarà dedicato unicamente ai bambini, poi ci sarà una versione solo per adulti. In più uscirà un annuale con una nuova casa editrice di Bolzano, Edgar Libri, per la quale prossimamente usciranno dei miei fumetti e per la quale curerò la rivista, altre edizioni di altri autori e l’annuale di cui sopra, che sarà in forma di graphic novel ma lavorando su una tematica precisa.

Dentro a Meandro ci sono, mischiate, storie di fumettisti adulti e dei loro figli. Ma non solo, giusto?
Sì. Ci sono storie tutte realizzate in autonomia dai bambini, per esempio in questo primo numero abbiamo una storia di Zoe. Ma anche cose strane, come la storia fatta da Davide La Rosa con suo figlio Icaro che ha la particolarità di essere sceneggiata proprio da Icaro per il papà, mentre nel secondo numero disegnano insieme sulla stessa pagina, come ho fatto io con Zoe per Giochiamo insieme. Poi c’è Testi Manifesti che fa un’opera con sua madre, Lucia Tramonte, la quale fra l’altro scrive poesie in brindisino e ha fatto anche un libro, una rivisitazione di Pinocchio in dialetto. E poi ci sono delle specie di metafumetti dove si vede Armin che realizza Meandro assieme a Zoe, ma fatto in fotografia da un mio alter ego… perché sì, in alcuni casi, come in Comodino scomodo, ci sono degli alter ego.
Quanto imparano i fumettisti adulti dal ciò che fanno i più piccoli? In qualche modo si rimette in discussione il processo creativo che si è, per così dire, standardizzato nel corso di una carriera?
I bambini sono ancora gli esseri più liberi di tutti e, io lo so dall’insegnamento, si impara inevitabilmente tantissimo perché sono loro a rompere completamente gli schemi e superare il filtro degli adulti. Ci ho anche fatto un progetto. Ma devo dire che c’è molto da imparare anche dai vecchi. Perché se c’è anche una roba che ho recuperato con le unghie da mio padre è che a volte serve ritornare indietro nel tempo. In Meandro c’è un intervento di un mio zio defunto, cioè lui al liceo artistico che disegna i suoi professori, nello stile più o meno caricaturale che andava in quel periodo, negli anni Sessanta. E nel secondo numero c’è un suo disegno in copertina, perché ogni volta giocheremo cambiando l’impostazione grafica.
È molto interessante la collaborazione, fra gli altri, con Testi Manifesti, perché permette di mischiare il fumetto alla grafica e all’arte in senso lato. Come è nata?
Lui è amico e fan di Davide La Rosa, gli curava già delle copertine. Io conosco Testi Manifesti dall’università ed è stato lui a fare il “grillo parlante” e a suggerirmi di fare qualcosa insieme a Davide. Così creiamo una chat in tre, che dura da quasi cinque anni ormai, dove ci si sente sempre. E così è nato Gli esploratori dell’infinito, il fumetto di Baya Comics che ho presentato lo scorso anno.
Poi lui è sempre molto generoso, regala input grafici su tutte le cose e ci confrontiamo su ogni progetto. È un buon modo per non essere soli, in questo maledetto mestiere!
Al di là delle tante collaborazioni, Meandro parte dall’idea di poter essere liberi?
Parte anche da un ragionamento economico. Avrò partecipato milioni di volte ad antologie e progetti simili e si tratta sempre di tanta forza nel realizzare disegni regalata a quella pubblicazione e, certo, alla visibilità. Stavolta ho pensato di fare un prodotto dove chi partecipa non per forza deve fare un lavoro apposito, ma può usare ad esempio qualcosa che ha nel cassetto. Abbiamo tutti i cassetti pieni di cose abbozzate, non finite, e magari le si possono riprendere. È il caso della storia di Andrea Olivo, finalmente finita su Meandro. Il macro tema è proprio quello delle robe non pubblicate o forse pubblicate da qualche altra parte, oppure fatte anche apposta, ma non per forza. Dipende da chi partecipa.
Quando arriveremo a produrre l’annuale invece, sarà prevista anche la retribuzione per gli autori. Per ora ingraniamo un po’ e vediamo come funziona.
Due domande: parlavi di una fanzine, cosa ti manca di quel periodo e di quell’ambiente? E per Meandro fai tutto tu? Cioè recupero delle storie, impaginazione, eventuale distribuzione?
Sì, faccio tutto io. Ma ci si dà anche una mano, si spedisce, si parla con chi ha una libreria, attraverso conoscenze e dal basso. Perché, come dicevo prima, è colpa delle IA e noi vogliamo ritornare a fare l’analogico, ritrovare gente che ha delle facce, anche del proprio circondario. Meandro lo distribuiamo in loco, ad esempio a Bolzano lo si trova in tot punti. C’è anche un progetto di automatizzazione della distribuzione, ma questa è una cosa ancora più grande, che forse vedrà la luce il prossimo anno.
Hai detto automatizzazione?
Automatizzazione della distribuzione, ma non posso dire niente ufficialmente. Per ora lo si porta a Trento, a Rovereto, in librerie dove facciamo incontri. Un giorno, magari, penseremo a un sistema di abbonamento, che forse si userà anche per altre piccole cosette che facciamo assieme.

Passiamo a Giochiamo insieme. Ci spieghi la struttura molto particolare dell’albo? E anche la collocazione all’interno della collana Gatti Sciolti, che ha un formato tascabile a prezzo popolare, anomala per il mercato librario.
Credo che lo scopo sia proprio di arrivare a una cosa piccola, più vicina possibile al prezzo del manga. Giochiamo insieme è nato al TCBF dell’anno scorso. Io avevo pubblicato un altro fumetto, per grandi, nella collana Gatti Sciolti. E ogni bambino che passava si avvicinava perché questo è proprio il formato bimbo, per loro è il più riconoscibile. E ogni volta io, Officina Infernale, oppure Persi, eravamo lì a dire che non era per bambini. Così ci siamo resi conto che se ci fossero stati libri di quella grandezza per bambini avrebbero funzionato e Matilde di Eris mi ha proposto di farne uno. Io le ho detto che lo avrei fatto fare a Zoe, lei mi ha risposto di farlo assieme ed è nato Giochiamo Insieme. A livello di concetto e di contenuto è un gioco della genitorialità. Lei si disegna e si inchiostra da una parte, io intervengo altrove disegnando il contorno eccetera. Il libro è colorato da me e ogni tanto prendo un po’ alla sprovvista perché sembra che io simuli il suo disegno. Il concept è molto semplice: Giochiamo insieme? La storia l’ha inventata lei quando aveva tre anni (oggi ne ha sette – ndr). Zoe l’ha raccontata, io me la sono scritta e quindi l’abbiamo storybordizzata insieme e poi lei ha disegnato la sua versione e io dall’altra parte ho pensato alla mia.
Altri progetti in cantiere?
Continuare con Meandro, che è una roba da tre volume all’anno quindi è abbastanza impegnativo. Per Edgar Libri farò un fumetto sulla migrazione e sulle carceri, dove io ho anche lavorato come insegnante. È un mio vecchio progetto, inerente all’Alto Adige e finalmente lo finisco. Curerò anche un altro libro e poi ho da fare L’isola di Bacon, ma nel 2027, altro progetto molto nonsense. Tanta roba, ce la faremo!
Grazie per la disponibilità, Arimin e Zoe!

Intervista realizzata il 29 ottobre 2025 a Lucca Comics & Games.
Armin Barducci
Armin Barducci, classe 1976, nato a Bolzano dove ancora oggi lavora e risiede. Cofondatore di Monipodio! (2003-2008), ha pubblicato per svariate case editrici italiane e dal 2012 continua a produrre storie e diari a fumetti tramite Underkraut. Tra i suoi molteplici lavori si occupa anche di formazione creativa tramite l’insegnamento e i laboratori di fumetto per qualunque fascia d’età e di estrazione sociale. Inoltre realizza grafiche, illustrazioni e si occupa di Visual-Storytelling a livello internazionale.
