Ultimate Wolverine 2 Winter Soldier

Alessandro Cappuccio: da Moon Knight a (Ultimate) Wolverine.

16 Dicembre 2025
Alessandro Cappuccio ci racconta del suo lavoro su Ultimate Wolverine e dei suoi esordi nell’autoproduzione con il collettivo Baboon Clan.
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A Lucca Comics & Game 2025 abbiamo avuto il piacere di incontrare Alessandro Cappuccio, giovane disegnatore italiano che è ormai una star affermata dei comics USA. Oltre ad aver contribuito al rilancio di Moon Knight, attualmente possiamo apprezzare il suo lavoro sulle pagine della serie Ultimate dedicata a Wolverine, che ne presenta una versione riveduta e corretta in modo molto interessante. Alessandro ci ha parlato della sua formazione, dei suoi inizi e delle differenze fra lavorare autoprodotti e per grandi editori.

Ciao. Alessandro e benvenuto su Lo Spazio Bianco (di cui sei già stato ospite in live qualche tempo fa e anche su queste pagine). È vero che sei più attivo nel mercato USA, ma hai iniziato in Italia, con il collettivo Baboon Clan (con La Corte Editore e Shockdom).  Com’è stato questo cambio di passo? Com’è vivere questi due diversi mondi nel fumento?
La scelta dell’autoproduzione è nata insieme ai membri della mia classe di fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Roma, il collettivo Baboon Clan, circa dieci anni fa. Avevamo voglia di raccontare e farci notare nel mercato, perché comunque iniziare a fare fumetti in Italia è molto complicato.
All’inizio è andata anche abbastanza bene, abbiamo cominciato con diverse produzioni, ne abbiamo fatte tre. Poi alcuni di noi hanno iniziato a essere contatti per altri lavori, come è normale che accada nell’ambiente dell’autoproduzione, e quando i membri cominciano a lavorare per varie case editrici il tempo non è più abbastanza per lavorare ancora sull’autoproduzione, così ci siamo fermati. Ci siamo messi in pausa e magari un giorno riprenderemo.

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Com’e stato passare dall’idea di autoproduzione, dove devi costruire tutto il progetto in tutte le sue fasi, fare le fiere, pensare alla logistica e produzione, a fumettista che lavora sotto contratto?
Sicuramente ci sono meno pensieri sotto il punto di vista organizzativo: non devo pensare alla qualità della stampa, non devo pensare a contattare il fornitore per la carta, a cercare un buon prezzo per le copie, cercare lo stand. Le cose sono molto più semplici adesso.
Ovviamente adesso mi assegnano uno sceneggiatore, prima invece dovevamo cercare di trovare qualcuno, un esordiente, che aveva una buona idea.
Le scadenze fanno la differenza, perché la cosa più difficile non è tanto entrare in Marvel, ma restarci. Secondo me, con il giusto impegno, la giusta costanza, si entra a lavorare per le major americane o comunque per il mercato americano, non è così complicato. Restare nei tempi produttivi, quindi gestirsi un numero al mese e magari altre cose, per esempio le cover, è qualcosa su cui invece non puoi sbagliare troppo.
La deadline è fondamentale perché ti dà dei tempi precisi e tu devi adattarti, devi adattare il tuo stile, che magari con il modello di autoproduzione gestivi con il tempo che volevi. Adesso invece è tutto più compresso, però questo ti permette di crescere in un certo senso molto più in fretta, perché devi trovare delle soluzioni grafiche, delle sintesi, che in quel determinato tempo che hai a disposizione ti permettono di creare un prodotto di qualità. Quindi devi sforzarti di trovare queste soluzioni  prendendo spunto da vari autori, parlando con vari colleghi, cercando di capire qualche trucchetto.

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È evidente che il tuo stile propenda per una linea fortemente improntata al manga: quali sono gli autori di riferimento? Ci sono anche autori di altre scuole a cui ti riferisci?
Adoro Bleach, quindi Tite Cubo, ovviamente anche Berserk, il bianco e il nero di Kentaro Miura mi ha aiutato tantissimo, ma anche Dragon Ball. Sono cresciuto negli anni 90 quindi sono quelli i miei riferimenti.

E quando hai portato questo tuo stile in America, hai dovuto cambiare o adattarti in qualche modo?
In realtà secondo me il fumetto è universale, è un linguaggio che racconta per immagini, che sia francese, italiano o anche giapponese, che magari sembra il più distante da noi. Adesso ci sono tantissimi autori che lavorano in America che hanno portato uno stile un po’ più manga. Peach Momokoè l’esempio più importante. Quindi è stato naturale, le cose sono piaciute, gli editor mi hanno dato l’ ok e non si sono mai lamentati.

Veniamo al presente: Ultimate Wolverine. Probabilmente, il più amato e famoso degli X-Men. Anche qui, permettici l’ironia, poca responsabilità! Oltre alle ottime sceneggiature di Chris Condon, c’è un grande apporto grafico da parte tua, che definisce i toni del comic e soprattutto il design dei personaggi, non solo del protagonista. Ci racconti un po’ come hai lavorato a questa serie: a cosa ti sei ispirato, qual è stato il contributo dello sceneggiatore e degli editor, quali vincoli eventualmente hai dovuto rispettare?
Con Wolverine sento sicuramente di più la responsabilità. Moon Knight è stato il mio primo lavoro in Marvel, e lì ho provato un’emozione molto forte, perché era il sogno di una vita che si avvera. Il personaggio poi mi è sempre piaciuto tantissimo. Con Wolverine c’è un bagaglio, c’è una responsabilità molto più elevata che ho condiviso con lo scrittore Chris Condon: anche per lui era la prima volta che scriveva un personaggio così importante. Penso lo abbiamo trattato con il rispetto che merita, anche facendo vari riferimenti ai maestri o ai capolavori del passato. Poi chi leggerà saprà dire.

Quanta libertà hai avuto e com’è stata la creazione dell’estetica del tuo Ultimate Wolverine?
Gli editor della Marvel avevano un’idea molto chiara su quello che volevano, mi hanno detto: dobbiamo avere una stella rossa sul costume, una maschera che ricordi quella di Bucky Barnes come Winter Soldier, e dobbiamo dargli quell’impronta un po’ più cattiva, un po’ più aggressiva. Lui parte come un anti-eroe, un villain, quindi deve dare quell’impressione lì, deve essere minaccioso, deve essere animalesco. Mi ricordo che mi hanno detto anche di ispirarmi un po’ alla maschera di Hannibal Lecter per dare quell’impressione di pericolosità. E quindi dopo varie prove, che comunque si possono trovare sull’artist edition di Panini dove ci sono quasi tutti i varie passaggi, abbiamo scelto quello che forse è un po’ più d’impatto, facile da ricordare: ha la maschera, c’è una stella sul petto. Insomma, quella che funziona.

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Hai già avuto qualche riscontro sul personaggio dal pubblico americano?
Sono stato a Dallas a giugno ed erano veramente entusiasti. La maschera va fortissimo: a me e Chris alcuni fan hanno addirittura portato l’elmo stampato in 3D o i pupazzetti fatti in casa da loro. È bellissimo quando vedi che c’è tutta questa passione. Ho ricevuto tantissime fan art di ragazzi e ragazze che mi hanno fatto molto piacere. È la prova che hai lasciato un po’ il segno con quello che fai, che non è soltanto la pubblicazione e l’uscita, ma è qualcosa di più.

Su cosa stai lavorando al momento?
Per ora sono ancora su Ultimate Wolverine. Da poco hanno annunciato che chiuderà l’Ultimate UniverseWolverine chiuderà al numero 16, dopo non lo so in realtà. Come Stormbreaker (ogni tre anni sono otto autori considerati le nuove promesse) ho un contratto con Marvel ancora per altri anni.

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Prima, mentre parlavamo dell’autoproduzione, ti ho visto un po’ trasognante mentre dicevi “magari un giorno riprenderemo”. Ci sono progetti che prima o poi un giorno ti piacerebbe riprendere?
Baboon Clan è formato da otto persone e tre di queste, incluso me, lavorano in Marvel. A noi piacerebbe moltissimo rifare qualcosa insieme, magari un volume antologico, ma il problema è che il tempo è quel che è. Stare dietro a Marvel ovviamente è un impegno. Avrei voglia di ritornare a fare qualcosa con loro, come dieci anni fa, mi piacerebbe perché sarebbe ritornare un po’ a quello che siamo stati all’inizio. Sarebbe divertente.

Intervista realizzata il 31 ottobre al Lucca Comics & Games 2025 presso lo stand Panini. Si ringrazia Panini e Goigest per il supporto.

ALESSANDRO CAPPUCCIO

Alessandrocappuccio

Nato a Roma nel 1991, si è diplomato presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma. È stato uno dei membri fondatori del collettivo Baboon Clan, con il quale ha pubblicato i volumi Naraka 0 e Glitch. Ha collaborato con La Corte Editore (Naraka 1 e 2) e con Shockdom (per Timed Zero). Ha iniziato a lavorare per il mercato statunitense nel 2018, inizialmente come assistente di Simone di Meo sui fumetti di Mighty Morphin Power Rangers per BOOM! Studios. Ha inoltre inchiostrato la serie Shades of Magic per Titan Comics.
La consacrazione a livello internazionale è avvenuta come disegnatore titolare per la Marvel Comics: nel 2021 ha realizzato la serie che ha segnato il rilancio di Moon Knight, su testi di Jed MacKay.
Nel 2025, sempre per Marvel Comics, ha disegnato la quarta testata del nuovo universo Ultimate: Ultimate Wolverine, su testi di Chris Condon. Tra i suoi lavori per Marvel figurano anche Moon Knight: Fist of Khonshu e la partecipazione a Ultimate Universe: One Year In.
Il suo canale Instagram è https://www.instagram.com/alessandro__cappuccio/

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

Paolo Garrone

Paolo Garrone

Nativo di Cuneo (10 settembre 1967), ma torinese d’adozione. Vive a Settimo Torinese. Ama, anzi si nutre di fumetti (ovviamente), cinema e serie TV. Qui ci vuole un punto se no sembra che si nutra anche di loro: adora i gatti (non che abbia qualcosa contro i cani, eh). Esordisce “criticamente” sul defunto – ma mai dimenticato – Infofumetti per poi approdare sui lidi dello Spazio Bianco. Qui, con molta fortuna ma anche grande gratificazione del suo ipertrofico ego, fa una carriera rapidissima, arrivando a diventare uno degli editor più attivi; finché un bel giorno subisce un grave distacco di retina (a cui ne seguirà un altro, circa 2 anni dopo), che lo costringe a ridurre drasticamente il suo apporto. L’amore per i fumetti e il legame d'amicizia con la redazione lo inducono comunque a non desistere e, ogni tanto, cerca di scribacchiare ancora qualcosa, principalmente sull'argomento che predilige, i supereroi. Si è anche dedicato a "LSB Live", dove (s)parla sempre di comics e dintorni.
Da queste parti, in qualche modo e maniera, lo troverete sempre.

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