Venga il regno di Gambadilegno

Venga il regno di Gambadilegno

Il consumismo è il più grande strumento mai inventato per controllare le persone… Per una qualche ragione particolare, lo chiamano shopping. Ma è realmente la più pura forma di politica.
J.G. Ballard da Meme Huffer

Topolino #3284 ha proposto ai lettori il seguito di Tutto questo accadrà ieri, la storia che ha segnato l’esordio disneyano di Massimo Bonfatti su testi di Casty. I due autori ripropongono un nuovo paradosso temporale, questa volta ribaltato portando i personaggi del passato in un presente alternativo di tipo distopico: in Tutto questo accadde domani, infatti, Gambadilegno, meglio noto come l’Ingambissimo, entra comunque in possesso del guanto di Amnezja e lo utilizza per iniziare a controllare gli elettori e guadagnare consensi politici. Il prossimo passo sarà la conquista del consenso globale!
Se da un lato la storia resta comunque gradevole e leggibile anche per il lettore giovane, le atmosfere crepuscolari e il senso di gentile imposizione del volere dell’Ingambissimo permette anche a questo genere di lettore di poter avere una chiave di lettura molto più profonda, per certi versi politica, che si spera risulti evidente per il lettore adulto.
Sin dalla riproposizione della Spia Poeta, ma in qualche modo in buona parte delle sue avventure di ampio respiro realizzate come autore completo, Casty ha posto particolare attenzione sui “nazismi“, intesi come i movimenti politici che, utilizzando una buona dose di disinformazione e costruendo degli obiettivi “necessari” per mantenere il bene comune, hanno un controllo piuttosto forte anche se non necessariamente invasivo sulla popolazione. In quest’ottica il governo dell’Ingambissimo è evidentemente un tipico “nazismo“, fondato su uno degli elementi chiave del nazismo originale: la propaganda, che di fatto è alle origini della maggior parte della scuola pubblicitaria moderna.

Tale osservazione, abbastanza diffusa tra molti studiosi del campo, risulta fondamentale anche in molti romanzi distopici, su tutti Il regno a venire di J.G. Ballard. Ambientato in un centro commerciale, il romanzo, però, mostra non solo quanto sia efficace la propaganda per il controllo dei consumatori, ma anche quanto le loro scelte risultino molto meno libere nonostante l’ampia varietà di opzioni. Queste infatti in qualche modo vengono guidate proprio dalla propaganda, che ne influenza i gusti, mentre i molti prodotti proposti, spesso realizzati dalle stesse fabbriche che producono i prodotti di marca ma con delle etichette differenti, servono per esasperare il consumatore per lo più distratto e spostare le sue decisioni verso i prodotti mediaticamente più esposti. In qualche modo è proprio su questi elementi che gioca l’Ingambissimo: i cittadini, in primis i topolinesi, godono di ampie libertà a patto di utilizzare i prodotti tecnologicamente avanzati di Gambadilegno, che peraltro contengono sistemi di tracciamento, e possono operare in libertà tutte le scelte che desiderano, ma non possono essere “contrariati“. Certo, non ne sentono la necessità, ma come sopra tale assenza risulta artificiosa, indotta non tanto dalla presenza dei droidi di Gambadilegno, il cui compito è solo quello di identificare i “contrariati“, ma proprio dalla propaganda al tempo stesso tranquillizzante e sopra le righe del “despota“.
L’invito della storia è allora quello di svegliarsi, proprio come Topolino durante il primo dei quattro prologhi, dall’eccesso di informazioni per poter distinguere quelle di pura pubblicità/propaganda da quelle realmente utili e costruirsi così una personale barriera contro l’inevitabile controllo consumistico e politico della società moderna.