L'opera d'arte - 2

L’opera d’arte – 2

Quarto mashup tra Pinky, il coniglio rosa di Massimo Mattioli, e la scienza, l’astronomia in particolare, ma anche secondo appuntamento con Opera d’arte, storia in sei pagine costituita da una striscia superiore con un dialogo tra Pinky e la fidanzata Petulia, e una quadrupla inferiore, che sostituisco con un’immagine astronomica. Questa volta la biscottina di Pinky si chiede se non ci sia un altro modo per vedere l’universo. E in effetti ce ne sono diversi. Andiamo, però, con ordine.
La luce delle stelle che osserviamo con i nostri occhi o con strumenti come i telescopi è detta luce visibile, poiché appartiene alla banda di frequenze che riusciamo a percepire naturalmente, quella dell’arcobaleno. I fotoni emessi dalle stelle, però, hanno frequenze e dunque energie molto più ampie di quella visibile: ci arrivano infrarossi, ultravioletti, onde radio, raggi X. La foto che ho inserito al posto della quadrupla originale combina i segnali infrarosso e ultravioletto provenienti dalla galassia a spirale M94 nella costellazione dei Cani da caccia e si basa sui dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer, progettato per raccogliere segnali infrarossi, e dal telescopio spaziale Galex, che invece ha raccolto i segnali ultravioletti. Entrambi i telescopi hanno smesso di funzionare, lo Spitzer a gennaio 2020, il Galex nel giugno 2013.

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Nell’immagine in evidenza, alle spalle di Pinky e Petulia, trovate una foto del centro della Via Lattea in infrarosso che combina immagini dei telescopi spaziali Hubble, Spitzer e Chandra.