Topolino #3383: Labirinto invisibile

Topolino #3383: Labirinto invisibile

La storia di chiusura di Topolino #3383, Il dedalo invisibile, scritta da Roberto Moscato per i disegni di Roberto Vian è una classica caccia al tesoro con alcuni aspetti in qualche modo ciminiani.

Alla ricerca di un tesoro che non si vede

Paperone, Paperino e nipotini stanno sorvolando in elicottero i canyon della Diafanovia dopo un mese di lavoro gratuito (o di esercizio fisico gratuito: si spera, prima o poi, che questa situazione venga “americanizzata” un po’, facendo ottenere a Paperino il giusto compenso).
All’improvviso l’elicottero fracassa contro una parete invisibile, mentre i paperi restano così imprigionati all’interno di quello che molto probabilmente è il castello-che-non-si-vede di Re Ottico VIII, al cui interno è custodito il suo tesoro.
Questo castello, però, si rivela un labirinto difficilmente risolvibile, a causa del fatto che non solo non si vedono, ma non si riescono neanche a intuirne le pareti. In più la situazione è complicata dalla presenza di un popolo di rapinatori dal sembiante gufesco, dalla parlata in rima e soprattutto dalla vista acutissima.
Visto che di labirinti ho già scritto, vale la pena, però, spendere due parole sul castello invisibile di Ottico VIII.

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Vetro invisibile

Come suggerisce il nome del suo antico possessore, per ottenere un castello invisibile alla vista, quanto meno quella della media degli abitanti della Terra, un buon modo, e anche economico, è quello di utilizzare l’ottica.
Il problema è che qualunque gioco di specchi possiamo immaginare per costruire una struttura di questo genere, avrebbe tutta una serie di problemi che renderebbe l’invisibilità sufficientemente non perfetta da farne intuire le pareti. Questo vuol dire che per costruire una struttura come il castello-che-non-si-vede dovremmo sviluppare un nuovo tipo di vetro in grado di ridurre così tanto i riflessi(1) da essere praticamente impercettibili, rendendo il vetro completamente invisibile.
Un modo per realizzare questo genere di vetri venne esaminato nel 1972 e la conclusione fu che un obietivo di tal genere era possibile utilizzando una struttura costruita da più strati, che alla fine sarebbe anche risultata più resistente del vetro usuale(2).
Un altro elemento che incide sulla visibilità delle nostre pareti invisibili è la sporcizia e l’interazione con l’umidità, come ad esempio soffiarci sopra il nostro alito. Questi due problemi, uniti con la proprietà di anti-riflessione, sono stati risolti da un vetro sviluppato dal MIT, una struttura idrofobice che sfrutta la nanotecnologia(3).

Per quel che riguarda la parte relativa alla resistenza (vi ricordo che il castello-che-non-si-vede è stato in grado di mettere fuori uso un elicottero), vi rimando all’articolo sullo scudo di Capitan America, dove viene affrontato proprio il tema della durezza.

La recensione del numero in edicola verrà pubblicata a breve su DropSea


  1. L’equazione che descrive il processo i riflessione della luce, e più in generale della radiazione elettromagnetica, tra due mezzi venne sviluppata nella sua forma attuale dal fisico francese Augustin-Jean Fresnel
  2. Ward, J. (1972). Towards invisible glass. Vacuum, 22(9), 369-375. doi:10.1016/0042-207X(72)91655-7 
  3. Park, K. C., Choi, H. J., Chang, C. H., Cohen, R. E., McKinley, G. H., & Barbastathis, G. (2012). Nanotextured silica surfaces with robust superhydrophobicity and omnidirectional broadband supertransmissivity. ACS nano, 6(5), 3789-3799. doi:10.1021/nn301112t